Differenze tra le versioni di "Schizofrenia"

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*Come si è potuto rappresentare lo schizo come uno straccio [[autismo|autistico]], separato dal [[reale]] e tagliato fuori dalla [[vita]]? Peggio: come ha potuto la [[psichiatria]] farne praticamente uno straccio, ridurlo allo stato d'un corpo senza organi divenuto morto – lui che s'installava nel punto insopportabile ove lo [[spirito]] tocca la [[materia]] e ne vive ogni intensità, la consuma? E non bisognerebbe porre questo interrogativoin rapporto con un altro, in apparenza assai differente: come fa la [[psicanalisi]] per ridurre, il [[nevrosi|nevrotico]] questa volta, ad una povera creatura che consuma eternamente papà-mamma, e nient'altro? Come si è potuta ridurre la sintesi congiuntiva dell'«Era dunque questo!» del «Sono dunque io», all'eterna tetra scoperta dell'Edipo «È dunque mio padre, è dunque mia madre...» Non possiamo ancora rispondere a tali questioni. Vediamo solo a qual punto il consumo d'intensità pure sia estraneo alle figure famigliari, e quanto il tessuto congiuntivo dell'«È dunque...» sia estraneo al tessuto edipico.
*[[Ronald Laing|Laing]] ha del tutto ragione di definire il processo schizo come un viaggio iniziatico, un'esperienza trascendentale della perdita dell'[[Io]] che fa dire a un [[soggetto]]: «Ero in qualche modo giunto al presente a partire dalla forma piú primitiva della vita» (il [[corpo senza organi]]) «guardavo, no, piuttosto ''sentivo'' davanti a me un viaggio spaventoso».
*Cogliere un [[reale]] cosi com'è prodotto nella coestensione della natura e della [[storia]], frugare nell'impero [[roma|romano]], nelle città [[messico|messicane]], negli dei [[grecia|greci]] e nei continenti scoperti per estrarne questo sempre-piú di realtà, e formare il tesoro delle torture paranoiche e delle glorie celibi – tutti i pogrom della storia sono io, ed anche tutti i trionfi, come se alcuni avvenimenti semplici, univoci, si districassero da quest'estrema polivocità: tale è l'«istrionismo» dello schizofrenico, secondo la formula di [[Pierre klossowskiKlossowski|Klossowski]], il vero programma d'un [[teatro della crudeltà]], la messa in scena di una macchina per produrre il reale. Lungi dall'aver non si sa quale contatto con la vita, lo schizofrenico è piú di tutti vicino al cuore pulsante della realtà, a un punto intenso che si confonde con la produzione del reale, e che fa dire a [[Wilhelm Reich|Reich]]: «Ciò che caratterizza la schizofrenia, è l'esperienza di questo elemento vitale;... per quanto riguarda il loro sentimento della vita, il nevrotico e il perverso stanno allo schizofrenico come il bottegaio sordido al grande avventuriero». Allora ritorna la questione: cosa riduce lo schizofrenico alla sua figura autistica, ospitalizzata, dissociata dalla realtà? È il processo, o al contrario l'interruzione del processo, la sua esasperazione, la sua continuazione nel vuoto? Cosa costringe lo schizofrenico a ripiegarsi su un corpo senza organi ridiventato sordo, cieco e muto?
 
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