Differenze tra le versioni di "Karlheinz Deschner"

*Anche se intere generazioni di teologi hanno demonizzato certe teorie di [[Copernico]], [[Galileo Galilei|Galileo]], [[Charles Darwin|Darwin]], quando una conoscenza vale per tutti, la avalla anche il clero; allora ognuno ha il permesso di credere ciò che un tempo era eresia, e diventare comunque beato.<br />''Quello che conta non è infatti ciò che viene annunciato, ma chi lo annuncia.'' Ogni «nuova» teologia è un nuovo tentativo teologico di sopravvivenza. (da ''Perché sono un agnostico'', p. 68)
*Se il [[prete]] non è un attore per natura, lo diviene ''ex professo''. Ama la ''mise en scène'', il ruolo e il travestimento, il ''camouflage'': il suo carisma. «L'ho sentito vantare più volte, un commediante potrebbe insegnare a un prete». Non solo durante la «funzione religiosa» egli, a seconda dell'anno liturgico, si infila in paramenti sempre nuovi, si adorna e cangia colore durante feste e digiuni. Non solo ''in politicis'' la sua natura proteica ottiene con l'inganno trionfi su trionfi, attraversando le epoche come un camaleonte; anche teologicamente vuole, come Paolo, l'Astuto, essere tutto per tutti, e così facendo la tattica (non magari la vergogna!) lo costringe a nascondigli sempre più meschini, a una sempre più sottile capacità di simulazione, a scaltrezze sempre più virtuosistiche, a un'ottica la cui deformazione non è così lesta a tradirsi, a prassi terminologiche che si prendono spesso gioco di ogni chiarezza e solidità, il suo armamentario resta intenzionalmente impreciso, ambiguo, e fluttua come qua e là nella nebbia, in modo che anche lui, fluttuando, cianciando, tacendo, sopravviva, l'autentica divina commedia. (da ''Perché sono un agnostico'', pp. 70-71)
*Il [[fanatismo]] è l'energia degli stupidi, di coloro che sono capaci di tutto, ma a parte questo di niente. (da ''Io non ho bisogno di immagini di Dio'', p. 84)
 
==Bibliografia==
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