Differenze tra le versioni di "Luigi Tansillo"

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*''Mio Padre a [[Nola]], io a [[Venosa]] nacqui, | L'una origin mi diè, l'altra la cuna, | E che ne' versi miei talor non tacqui. | È nobil patria l'una e l'altra; e l'una | E l'altra un tempo fu possente e grande; | Ma così regge il mondo la fortuna''. (citato in [[Carlo Antonio de Rosa]]), ''Ritratti poetici di uomini di lettere del regno di Napoli'', stamperia e cartiera del Fibreno, Napoli 1834)
 
==''Al Signor VicerèViceré di Napoli''==
===[[Incipit]]===
*''Chi lascia il sentier vecchio, e il novo piglia, | (Dice il proverbio) se talor ritrova | Quel ch'ei non cerca non è maraviglia. | L'altrier vols'io, Signor, far cosa nova, | E l'usanza cangiar degli anni a dietro, | E questa novità poco mi giova. | Chiedeavi io grazia, ed otteneala in metro; | Or che v'ho scritto in prosa, io pur aspetto, | E quel che chiesi ancora non impetro''.
==''A Paolo Manuzio''==
*''A [[Roma]] alla fontana di Trevi al giardino dell'Aragona, dove si stampan libri''.<br />Oltre l'esser io di natura inclinatissimo ad amar generalmente tutte le persone virtuose et di fama, et a stimar in altri quel che non è in me, questi nomi Aldo et Manutio sempre sono stati così cari et onorati appo me; onde in quanto la S. V. richiederà per suo comodo, non pur non mi sarà, sicome scrive, noja, ma molta satisfattione. Et essendo io in [[Napoli]] ne' giorni adietro per alcune mie bisogne, ho ringratiato il nostro [[Marco Antonio Passero|Passero]], che egli m' habbia procurato sì bel guadagno, come è l'amicitia vostra in atto, chè in animo già era, sì che commandi securamente, che sarà amorevolmente ubbidita. (Di Gaeta, a' 23 di febraio del 62)
*Sig. Mio. La bontà della S. V. è pur troppo grande, poichèpoiché sotto titolo di gratitudine usa meco tanti officii et segni d'amorevolezza, li quali non sono altro, hanno altra fonte d'onde derivare, che sua pura et mera cortesia. Sia quel che si voglia, io mi glorio et mi rallegro di questa nova amicitia (nova in quanto alle dimostrationi esteriori, chè nell'animo sempre l'hebbi), più che di cosa prospera, che di molti anni m'avenisse, et ne ringratierò sempre il Passero, et più nel ringratierei, s'egli mi desse altre occasioni di far servitio a V. S., poichèpoiché da me stesso non le ho. (Di Gajeta, a' 27 di aprile del 62.)
*Quel ch' io vorei hora si è che V. S. impetrasse da Sua Santità la spedition d'un breve, del quale io mando la sostantia, o d'un tale simile, tal che ad un tempo stesso io venissi ad esser assoluto et honorato. Et questo si vorebbe trattar senza metter la cosa in riputatione. Ho tanta fede nella bontà vostra, et nella volontà che '1 papa vi tiene meritamente, che tengo certo che se V. S. medesma cerca questa gratia senza tante cerimonie, l'ottenerà, et tanto più impiegandosi in persona d'un homo da bene... (Di Gaieta, a' 23 di settembre del 62)
 
''[[Donna|Donne]] ben nate, i cui bei colli preme | Quel santissimo giogo d'Imeneo, | Onde buon frutto spera ogni uman seme; | Se già mai vede io desiai d'Orfeo,(Com'uom che in cor di fera pietà, brami) Mentre prigion di donna Amor mi feo ; Oggi, bench'io sia fuor di quei legami, Più che mai desiarla mi bisogna: Ch'esser, Donne, non può, ch'io pur non ami | Amo, ma d'uno amor, che non agogna | Cosa di reo; ne m'arde di desìo | Che porti pentimento, né vergogna''.<br />''The Nurse'' | ''Accomplish'd Dames, whose soft consenting minds | The rosy chain of willing Hymen binds! | If e'er one prouder wish my bosom felt | By magic strains the list'ning soul to melt, | (Mov'd by such strains the woodlands Orpheus drew) | That wish inspires me whilst I sing to you. | —What tho' the pleasing bonds no more I prove, | I own your charms, nor e'er shall cease to love ; | Not with such love as feeds a wanton flame, | —Attended close by penitence and shame!''
===Citazioni===
*''Che porti Donna nove mesi, o diece | In ventre il parto; e poichèpoiché a luce è tratto, | Lo schifi, ed altra prendalo in sua vece. | Quando io penso a sì crudo, orribil atto; E che dai più miglior più s' abbia in uso, | Ne son per divenir rabbioso, o matto''.<br /> (p. 8)
*''Che al proprio figlio il petto altrui procacci | E'l suo gli chiuda e mandilo in disparte, | Par, che'n pensarvi il sangue mi si agghiacci''. (p. 10)
*''Non fan pianeti prosperi, od avversi, | Ma il latte, l'alimento lor primiero, | Che può far buoni gli animi, e perversi''. (p. 48)
*Luigi Tansillo, ''Le lagrime di s. Pietro'', con note di [[Lucrezia Marinella]], [[Tommaso Costo]] e [[Barezzo Barezzi]], Francesco Piacentini, Venezia 1738.
*Luigi Tansillo, in ''Lettere inedite di dotti italiani del secolo XVI: tratte dagli autografi della Biblioteca Ambrosiana'' a cura di [[Antonio Ceruti]], Boinardi-Pogliani di Ermenegildo Besozzi, Milano 1856.
*Luigi Tansillo, ''Al Signor VicerèViceré di Napoli'', in [[Francesco Fiorentino]], ''Poesie edite ed inedite di Luigi Tansillo'', Editore Domenico Morano, Napoli)
*Luigi Tansillo, ''I due pellegrini'', Lazzaro Scoriggio, Napoli 1631.
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