Differenze tra le versioni di "Luigi Tansillo"

citazioni
(refuso)
(citazioni)
*''Quante ceneri e polvi giaccion, forse, | per queste glebe seminate e sparse, | ch'eran donne leggiadre; ed, al fin corse, | fûr da la terra sfatte e dal foco arse; | e la lor fama qualche tempo corse | e in molte ragion vaga sì sparse; | ch'or, da le zappe vòlte e da aratri, | da figlie d'uom son fatte d'erbe matri!'' (da ''Quante ceneri e polvi...''; citato in ''I capolavori della poesia italiana'', a cura di Guido Davico Bonino, CDE, 1972)
*Quanto io ami [[Venosa]]; e quanto mentono coloro, che hanno detto talvolta, ch'io neghi lei patria mia, ed altre cose più maligne, e massimamente ora di fresco, per rubare e diminuire il premio e la lode, che merito ed attendo di questo servizio. (da una lettera al Magistrato di [[Venosa]], citato in [[Francesco Fiorentino]], ''Poesie edite ed inedite di Luigi Tansillo'', Editore Domenico Morano, Napoli )
*''Mio Padre a [[Nola]], io a [[Venosa]] nacqui, | L'una origin mi diè, l'altra la cuna, | E che ne' versi miei talor non tacqui. | È nobil patria l'una e l'altra; e l'una | E l'altra un tempo fu possente e grande; | Ma così regge il mondo la fortuna''. (citato in [[Carlo Antonio de Rosa]]), ''Ritratti poetici di uomini di lettere del regno di Napoli'', stamperia e cartiera del Fibreno, Napoli 1834)
 
==Citazioni su Luigi Tansillo==
*Il Tansillo, vissuto da fanciullo a corte, aveva conservato il pudore; cosa difficile sempre, difficilissima e quasi impossibile in quell'età di poeti cortigiani e scrocconi. Ed è bello il vedere il nostro poeta resistere alle tentazioni, ed ai suggerimenti di quello [[Pietro Aretino|Pietro Bacci]], che i contemporanei non si vergognarono di chiamare il divino; e di scusarsi quasi del non sapersi acconciare alla turpe usanza della scrocconeria. ([[Francesco Fiorentino]])
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