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*[[Masaniello|Maso Aniello]] il pescatore di [[Amalfi]], il forte popolano di mercato, sorge a personificare l'onnipotenza della rivoluzione.<br />Sorge, combatte, trionfa.<br />L'albagia dello straniero si piega dinanzi al capitano vincitore della libertà.<br />La fierezza castigliana si umiglia dinnanzi al pescatore fatto padrone di un regno. (p. 6-7)
*{{NDR|[[Caprera]]}} Qual regno della terra sarà maggiore di te o perduta isoletta? (p. 8)
*Ora da [[Caprera]] sull'ala degli itali venti due grandi sventure ti mandano ricordanza di :<br />[[Roma]] e [[Venezia]].<br />[[Roma]], la eterna Solima delle genti latine: la madre di quel [[Publio Cornelio Scipione|Scipione]] e di quel [[Cincinnato]] che il tuo genio ti fece parenti: Roma che dettò all'universo la ragione della civiltà: Roma che piange l'onta secolare di una corrotta teocrazia: Roma che ti ricorda sulle sue mura, più grande nella disfatta di quello che fosse mai capitano nella vittoria. (p. 8)
*Molti uomini hanno colla potente individualità rifatto un regno e risuscitata una nazione, ma da [[Cristo]] in poi, o [[Giuseppe Garibaldi]], tu sei l'unico che abbia impugnata la gran causa di tutta quanta l'umanità. (p. 9)
*Un uomo insigne per ingegno e per devozione alla patria vive ancora bandito dalla sua terra. Calunniato e levato a cielo ad un tempo, [[Giuseppe Mazzini]] ebbe forse, come tutti gli uomini grandi e superiori alla comunanza delle genti, la sventura somma di non essere compreso nè da'suoi adoratori nè da'suoi detrattori. I detrattori ce lo dipingono un pazzo utopista che fa della politica una scienza astrusa peggiore dell'algebra; gli adoratori invece, [...], non giurano che in nome suo, non parlano che a frasi inventate da lui, non ammettono altri al mondo che lui, e fanno di un uomo eminente e di ingegno sovrano la meschina figura di un profeta spostato. (p. 34)
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