Tommaso Mazzoni

Iscritto il 13 set 2008
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Fatto correzione da "le letteratura" e "la letteratura"... sorry!
(1) Aggiunto un "pensiero" in testa alla pagina. - 2) apportato due modifiche formali.)
m (Fatto correzione da "le letteratura" e "la letteratura"... sorry!)
Il linguaggio matematico, magari, per la propria peculiare logica, potrebbe avvicinarsi e quasi avallarne la previsione, la relativa dimostrabilità e l’attuabile falsificabilità. Non importerebbe nemmeno scomodare la quantistica - oltretutto a sua volta non ascrivibile a teorie pensate come definitive -, da quanto, in accordo alle condizioni oggettive e/o soggettive, il quid preso in esame potrebbe apparire reale o irreale, dimostrabile o indimostrabile, falsificabile o infalsificabile in correlazione a quanto congetturato circa le caratteristiche rapportate al linguaggio e alla logica matematica.<br />
Chi sostenesse certezze, nelle teorie delle quali ci accampiamo talora il vanto di considerarle cristallizzate, definitive, potrebbero invece un giorno rivelarsi modificabili, o del tutto invertibili; forse perfino sovvertibili, chi lo potrebbe escludere? Già, pensiamo a conferma di ciò alla nota, classica “prova” dei cigni bianchi di Popper. Esemplificazione che ci porta appunto, e indiscutibilmente, a dover scartare ogni logica di carattere induttivo.<br />
Come teorizzavo all’inizio, amplierei qui “anche” il concetto che concerne le instabili, ma al momento indimostrabili basi delle nostre conoscenze deduttive. LeLa letteratura, qualora intendesse insegnarci a vivere, non potrà mai sapere ab ovo cosa al lettore potrà invece sopraggiungere: troppe, le variabili. Quando, invece, intendesse insegnarci, o magari solamente indicarci come mettere in pratica le teorie ipotizzate, l’immaginato autore rischierebbe di dover prevedere rivoli su rivoli, deviazioni su deviazioni, le ostanti chiuse su chiuse... affogando nel melmoso mare della non svelata, esclusa conoscenza.<br />
Certo. Dedurrei che la letteratura può essere, anzi è utilissima a farci conoscere, a consentirci di affinare soltanto i mezzi atti al raggiungimento di una conoscenza presunta tale, indistinta; giammai definitiva.<br />
¡Ma come restiamo abbagliati, a volte, dalle tante nostre acquisite, illusorie (perfino “definitive”) sicurezze!». Tommaso Mazzoni (n. 1928), da Aforismi e pensieri.<br />
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