Suso Cecchi D'Amico: differenze tra le versioni

*Nannarella {{NDR|[[Anna Magnani]]}} aveva un carattere impossibile, passionale, estremo. (p. 125)
*{{NDR|[[Anna Magnani]]}} Non era bella, spesso cupa come il suo cane lupo color dell'ebano. Aveva sempre le occhiaie, un colorito terreo e i capelli neri come non si può immaginare, della consistenza di una matassa di seta pesante. Le gambe erano magre e leggermente storte, era piccolina e forte di fianchi. Aveva un ''décolleté'' splendido, come pure lo erano le mani e i piedi. Dovunque entrasse e in scena, non guardavi altri che lei. Era poi capricciosissima e prepotente. (pp. 126-127)
*Secondo me, se finita la guerra ci fossero stati in Italia tutti i giornali e le riviste che ci sono adesso, molti di noi si sarebbero sfogati a scrivere, invece di fare del cinema. Morivamo dalla voglia di raccontare l'esperienza della guerra, volevamo lasciare testimonianza di come, nostro malgrado, ci eravamo trovati coinvolti. (p. 138)
*Come scrive il mio collega Carrière, la sceneggiatura è il bozzolo, e il film la farfalla. Il bozzolo ha già in sé il film, ma è uno stato transitorio destinato a trasformarsi e a sparire. Lo sceneggiatore deve quindi impadronirsi al meglio della materia da trattare, e lavorarci poi con il regista e con i colleghi per trarne una proposta valida in assoluto, mirata a sfruttare al massimo le possibilità del regista ed evitando il pericolo di fare letteratura. Lo sceneggiatore non è uno scrittore; è un cineasta e, come tale, non deve rincorrere le parole, bensì le immagini. Deve scrivere con gli occhi. (p. 141)
*Dario era tra noi figli Cecchi quello di valore. Mia sorella Giuditta era la più colta, io la più vivace, ma Dario era un'altra cosa: era un artista nato. Di ciò sono certa, perché ho sempre saputo distinguere chi è nato artista da chi ha saputo imparare l'arte con l'aiuto del talento. (p. 151)
*Penso che nella trasposizione di un romanzo in film sia possibile realizzare qualcosa di più di una semplice illustrazione [...] Non si può in nessun caso parlare di un film e di un romanzo come se fossero la stessa cosa. Non lo saranno mai, e se qualche conclusione debbo trarre dalla mia lunga esperienza di lavoro, è che per suggerire con la trama anche il tono, il sapore di un romanzo, bisogna avere il coraggio di tradirlo. (p. 156)
*Il fenomeno delle scuole {{NDR|di sceneggiatura}} si basa, secondo me, su un equivoco. Quello cioè che la sceneggiatura si possa davvero insegnare in una scuola. Ciò che un maestro può insegnare si esaurisce in tre o quattro lezioni. Il resto non si insegna. (p. 157)
*[[Mario Camerini]], il più importante regista degli anni Trenta [...] non soffrì affatto di trovarsi fanale di coda nella ripresa del dopoguerra, dopo essere stato nel passato un grande innovatore. Era un uomo di rara simpatia e dirittura morale. (p. 159)
*Anche con [[Alessandro Blasetti|Blasetti]], come con [[Mario Camerini|Camerini]], non riuscii a collaborare con lo slancio con cui affiancai i registi che, come me, si trovavano ad affrontare il primo, o uno dei primi film. Mi pesava la carriera che avevano alle spalle, non sapevo con quale delle loro opere identificarmi. (p. 159)
*{{NDR|Dopo il film ''[[Fabiola]]''}} [[Alessandro Blasetti|Blasetti]] cambiò genere, lasciandosi tentara dalla commedia e dalle antologie di racconti dell'Ottocento e dei giorni nostri. Come dire che, da ammiraglio, muovesse la flotta per andare a pesca di telline. (p. 159)
*Non dico il pubblico, ma neanche i registi, salvo eccezioni come Mario Monicelli o Blasetti, danno credito al lavoro degli sceneggiatori. [[Federico Fellini|Fellini]] mise a dura prova il fegato di [[Ennio Flaiano|Flaiano]], dichiarando sempre a destra e a sinistra di non avere sceneggiatura, e di andare sul set con in tasca un fogliettino grande quanto il biglietto dell'autobus, sul quale nottetempo aveva segnato qualche appunto. Sfacciato. Le sceneggiature le aveva eccome, almeno fino agli ultimi tempi. (p. 162)
*{{NDR|[[Federico Fellini|Fellini]]}} Molto simpatico, intelligentissimo, spiritoso. Grandissimo talento creativo e notevolissimo scrittore. [...] Fui entusiasta de ''[[I vitelloni]]'' [...] Mi piace moltissimo anche ''[[Amarcord]]'' e la prima parte di ''[[E la nave va]]''. Non sono una patita de ''[[La dolce vita]]'', e giudico ''[[Otto e mezzo]]'' il più bel film di Fellini. Un film molto importante. Quanto a ''[[Satyricon]]'', ''[[Roma (film)|Roma]]'', ''[[La città delle donne]]'', ''[[La voce della luna]]'', mi mettono lo sgomento che provo nei musei quando imbocco una di quelle sale piene dei quadroni di Rubens. (pp. 163-164)
*La violenza al cinema mi infastidisce e trovo che abbia le sue brave responsabilità sociali. Il desiderio di emulazione esiste realmente, e l'idea che un eroe dello schermo faccia fuori venti persone può scagionare chi ne ammazza una. (p. 179)
 
==Bibliografia==
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