Differenze tra le versioni di "Ken Follett"

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Era stata la notte più fortunata della vita di Tim Fitzpeterson.<br>
Lo pensò quando aprì gli occhi e vide la ragazza che dormiva ancora nel letto accanto a lui. Non si mosse per non svegliarla; ma la guardò quasi furtivamente nella fredda luce dell'aurora londinese. Dormiva distesa sul dorso, con l'abbandono totale di un bambino. Tim ricordò la sua Adrienne quando era piccina. Ma scacciò dalla mente quel pensiero sgradito.<br>
La ragazza al suo fianco aveva i capelli rossi che aderivano alla piccola testa come un caschetto facendo risaltare le minuscole orecchie. Tutti i lineamenti erano minuti: naso, mento, zigomi, bei denti. Durante la notte, le aveva coperto il viso con le mani larghe e goffe, aveva premuto dolcemente le dita sotto gli occhi e sulle guance, le aveva schiuso le labbra morbide con i pollici, quasi la sua pelle potesse percepire quella bellezza come percepiva il calore del fuoco.<br>
 
{{NDR|Ken Follett, ''Alta finanza'', traduzione di Roberta Rambelli, Arnoldo Mondadori Editore, 1988}}
===''Codice a zero''===
<center>'''5.00'''</center>
''Il jupiter C è posizionato sulla rampa di lancio al Complesso 26 di Cape Canaveral. Per proteggerlo da sguardi indiscreti è coperto da grandi teloni che ne nascondono ogni parte tranne la coda, che è quella dell'ormai noto Redstone, il missile dell'esercito. Ma tutto il resto, mascherato dalla copertura, è davvero unico...''
 
Si svegliò spaventato.<br>
Anzi, peggio: era terrorizzato. Il cuore gli batteva all'impazzata, aveva il fiato corto, il corpo teso. Come dopo un incubo, solo che il risveglio non portò alcun sollievo. Capiva che era accaduto qualcosa di terribile, ma non sapeva cosa.
 
===''I pilastri della terra''===
Era ancora buio quando i primi tre o quattro uscirono furtivamente dai casolari, silenziosi come gatti nei loro stivali di feltro.<br />
Uno strato di neve fresca copriva il paese come una nuova mano di colore e le loro ombre furono le prime a intaccarne la superficie immacolata. Passarono tra le casupole di legno camminando sul fango ghiacciato delle viuzze e raggiunsero la piazza del mercato dove attendeva la forca.<br>
I bambini disprezzavano tutto ciò che gli adulti tenevano in considerazione. Spregiavano la bellezza e schernivano la bontà. Ridevano fragorosamente alla vista di uno storpio e se vedevano un animale sofferente lo uccidevano a sassate. Si vantavano delle loro ferite e ostentavano le cicatrici con orgolglio, e riservavano il massimo rispetto alle mutilazioni: un ragazzetto privo di un dito poteva essere il loro re. Amavano la violenza; erano capaci di percorrere miglia e miglia per vedere il sangue, e non mancavano mai a un'impiccagione.<br>
 
{{NDR|Ken Follett, ''I pilastri della terra'', traduzione di Roberta Rambelli, Mondadori}}
===''Il Codice Rebecca''===
L'ultimo cammello crollò a mezzogiorno.<br>
Era il maschio chiaro di cinque anni che aveva acquistato a Gialo. Dei tre, il più giovane e robusto, e il meno bizzoso. Lo amava quanto un uomo può amare un cammello: in altre parole, lo odiava con moderazione.<br>
Risalirono il lato sottovento di una duna, uomo e cammello, sprofondando nella sabbia. In cima si fermarono. Guardarono avanti, e quello che videro fu un'altra duna, e oltre quella altre mille. E fu come se nel cammello si spegnesse ogni speranza. Gli si piegarono le zampe anteriori, poi crollarono quelle posteriori. Si accovacciò in cima alla duna come un monumento, fissando il deserto con l'indifferenza di chi muore.
 
===''Il martello dell'Eden''===
<center>QUATTRO SETTIMANE</center>
Prima di addormentarsi rivede sempre lo stesso paesaggio: una foresta di pini ricopre le colline, fitta come la pelliccia di un orso. Nell'aria pura di montagna il cielo è così azzurro che fa male agli occhi. A pochi chilometri dalla strada c'è una valle segreta dai fianchi scoscesi, nella quale scorre un fiume dalle acque gelide. Là, celato alla vista degli estranei, c'è un pendio rivolto a sud che è stato disboscato, dove crescono filari di vite perfettamente allineati.<br>
Al ricordo di tanta bellezza quasi gli si spezza il cuore.<br>
{{NDR|Ken Follett, ''Il martello dell'Eden'', traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, Milano 1998}}
 
===''Il pianeta dei bruchi''===
«Io non sapevo neppure che esistesse, questo zio Grigorian» affermò.<br>
«Che nome buffo!» commentò Helen, con aria dubitativa, scrutando il terzo ragazzino, molto più piccolo di loro. «Sei sicuro di averlo capito bene, Barile?»<br>
«Non chiamarmi Barile» si risentì Barile.<br>
{{NDR|Ken Follett, ''Il pianeta dei bruchi'', traduzione di Gianni Padoan, Mondadori, 1985}}
 
===''Il terzo gemello''===
L'ondata di caldo avvolgeva Baltimora come un sudario. I sobborghi verdeggianti erano rinfrescati da migliaia di irrigatori, ma gli abitanti più ricchi se ne stavano chiusi in casa con l'aria condizionata al massimo. Sulla North Avenue, prostitute svogliate cercavano l'ombra e sudavano sotto le parrucche, mentre all'angolo della strada i ragazzi vendevano droga che estraevano furtivamente dalle tasche dei calzoncini. Era settembre inoltrato, ma l'autunno sembrava ancora lontano.<br>
 
{{NDR|Ken Follett, ''Il terzo gemello'', traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, 1997}}
===''Il volo del calabrone''===
Un uomo con una gamba di legno avanzava lungo il corridoio dell'ospedale.<br>
Sulla trentina, basso ma di corporatura forte e atletica, indossava un completo grigio scuro e scarpe nere. Camminava a passo svelto, ma si capiva che era zoppo dalla leggera irregolarità dell'andatura: ''tap-tap'', ''tap-tap''. Il volto era contratto in un'espressione severa, come se stesse soffocando un'emozione profonda.<br>
Giunto in fondo al corridoio, si fermò davanti al banco delle infermiere. «Il tenente pilota Hoare?».<br>
L'infermiera alzò gli occhi da un registro. Era una ragazza graziosa con i capelli neri e parlava con la cadenza morbida della contea di Cork. «Lei è un parente?» chiese con un sorriso cordiale, ma il suo fascino non ebbe alcun effetto.<br>
«Il fratello» rispose il visitatore. «Che letto?»<br>
«L'ultimo a sinistra.»
 
===''L'uomo di Pietroburgo''===
Era un pigro pomeriggio di domenica, proprio di quelli che Walden preferiva. Davanti alla finestra aperta, guardava l'ampia distesa del parco. Sul prato pianeggiante si stagliavano alberi rigogliosi: un pino scozzese, un paio di querce possenti, alcuni castagni, e un salice che pareva la chioma inanellata di una fanciulla. Il sole era alto e gli alberi proiettavano ombre scure e fresche. Gli uccelli tacevano, ma le api sciamavano lungo il rampicante che incorniciava la finestra.<br>
{{NDR|Ken Follett, ''L'uomo di Pietroburgo'', traduzione di Patrizia Bonomi, Mondadori, 1998}}
 
===''La cruna dell'ago''===
===''Le gazze ladre''===
<center>Primo giorno<br>DOMENICA, 28 MAGGIO 1944</center>
Un minuto prima dell'esplosione, nella piazza di Sainte-Cécile regnava la calma assoluta. La serata era calda ed una coltre di aria immobile avvolgeva la città. La campana della chiesa batteva pigri rintocchi, chiamando a raccolta i fedeli con poca convinzione, ma per Felicity Clairet suonavano come un conto alla rovescia.<br>
{{NDR|Ken Follett, ''Le gazze ladre'', traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, Milano 2001}}
 
===''Mondo senza fine''===
Quando aprì gli occhi non vide nulla, però non fu questo a spaventarla. Sapeva di trovarsi al priorato di Kingsbridge, nel lungo edificio di pietra chiamato ospitale, stesa a terra su un giaciglio di paglia. Accanto a lei era sdraiata la madre; dal tiepido profumo, Gwenda comprese che stava allattando il piccolo, ancora senza nome. Vicino alla mamma c'erano il papà e poi il fratello maggiore Philemon, di dodici anni.<br>
L'ospitale era affollato, e benché la bambina non riuscisse a vedere le altre famiglie coricate sul pavimento, stipate come pecore in un recinto, percepiva l'odore acre dei loro corpi caldi. All'alba sarebbe stato Ognissanti, che quell'anno cadeva di domenica e quindi era un giorno particolarmente benedetto. La sera che lo precedeva, la vigilia, era un momento pericoloso in cui gli spiriti maligni circolavano liberamente. Al pari della famiglia di Gwenda, centinaia di persone erano accorse a Kingsbridge dai villaggi vicini per trascorrere la festa entro i confini consacrati del priorato e assistere all'alba al servizio religioso.<br>
Come tutte le persone di buonsenso, Gwenda temeva gli spiriti maligni, ma ancor più la terrorizzava quel che avrebbe dovuto fare durante la funzione.<br>
{{NDR|Ken Follett, ''Mondo senza fine'', traduzione di équipe<ref>formata da: Stefania Bertola, Annamaria Biavasco, Adriana Colombo, Paola Frezza Pavese, Nicoletta Lamberti e Roberta Scarabelli.</ref>, Mondadori, Milano 2007}}
 
===''Nel bianco''===
<center>VIGILIA DI NATALE<br>01.00</center>
I due uomini guardavano Antonia Gallo con espressione ostile e risentita. Erano stanchi, avrebbero voluto andare a casa, ma lei non glielo permetteva. Sapevano che aveva ragione, e questo rendeva le cose ancora più difficili.<br>
Si trovavano nell'ufficio Personale dell'Oxenford Medical. Antonia, che tutti chiamavano Toni, era direttore dei servizi e prima responsabile della sicurezza. L'Oxenford, un piccolo istituto farmaceutico – quello che nel gergo del mercato azionario si chiama una società di nicchia –, faceva ricerche nel campo dei virus letali. La sicurezza era un problema primario.<br>
 
{{NDR|Ken Follett, ''Nel bianco'', traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, Milano 2004}}
===''Notte sull'acqua''===
Era l'aereo più romantico che fosse mai stato costruito.<br>
Sul molo di Southampton, alle dodici e mezzo del giorno della dichiarazione di guerra, Tom Luther scrutava il cielo e attendeva l'aereo con il cuore colmo di ansia e di paura. Continuava a canticchiare sottovoce qualche nota di Beethoven: il primo movimento del concerto Imperatore, un motivo esaltante e battagliero, adatto al momento.
 
===''Sulle ali delle aquile''===
Tutto incominciò il 3 dicembre 1978.<br>
Jay Coburn, direttore del personale dell'EDS Corporation, Iran, era nel suo ufficio nel centro di Teheran e pensava a molte cose.<br>
L'ufficio si trovava in una costruzione di cemento a tre piani nota come Bucarest, perché sorgeva in una strada nei pressi di via Bucarest. Era al primo piano, in una stanza piuttosto grande secondo i criteri americani. C'erano un pavimento a parquet, una bella scrivania dirigenziale e un ritratto dello scià appeso alla parete. Jay Coburn voltava le spalle alla finestra. Al di là della porta a vetri si scorgeva il grande stanzone dove i dipendenti erano seduti alle macchine da scrivere e ai telefoni. La porta a vetri aveva le tende, ma Coburn non le chiudeva mai.
 
===''Triplo''===
Ci fu una volta, soltanto una volta, in cui si trovarono tutti insieme.<br>
Si incontrarono molti anni fa, quando erano giovani, prima che tutto questo accadesse; ma l'ombra di quell'incontro si proiettò ben oltre attraverso gli anni.<br>
Accadde la prima domenica di novembre del 1947, per essere precisi; e ciascuno di loro incontrò tutti gli altri – anzi, per pochi minuti. Alcuni dimenticarono subito le facce viste e i nomi sentiti pronunciare in presentazioni formali. Altri dimenticarono addirittura l'intera giornata; e quando diventò così importante, ventun anni più tardi, dovettero fingere di ricordare; guardare le fotografie sfocate e mormorare: "Ah, sì, naturalmente", con aria d'intesa.<br>
 
{{NDR|Ken Follett, ''Triplo'', traduzione di Patrizia Aluffi, Mondadori, 1998}}
===''Un letto di leoni''===
Gli uomini che intendevano uccidere Ahmet Yilmaz facevano sul serio. Erano studenti turchi in esilio che vivevano a Parigi, e avevano già assassinato un addetto diplomatico dell'ambasciata di Turchia, e distrutto con una bomba incendiaria la casa di un dirigente della compagnia di bandiera turca. Avevano scelto Yilmaz come prossimo bersaglio perché era un ricco sostenitore della dittatura militare e perché abitava a Parigi.
 
===''Un luogo chiamato libertà''===
Quando mi trasferii nell'High Glen House mi dedicai subito con passione al giardinaggio, e fu così che trovai il collare di ferro.<br>
La casa era cadente e il giardino invaso dalle erbacce. Una vecchia signora un po' matta vi aveva abitato per vent'anni senza dare mai neppure una mano di vernice.<br>
Poi lei era morta e io avevo comprato la casa dal figlio, concessionario della Toyota a Kjkburn, la città più vicina, a ottanta chilometri.<br>
{{NDR|Ken Follett, ''Un luogo chiamato libertà'', traduzione di Roberta Rambelli, Mondadori, 1997}}
 
===''Una fortuna pericolosa''===
<center>1866</center>
Il giorno della tragedia i ragazzi della Windfield School erano consegnati nelle loro camere.<br>
Era un caldo sabato di maggio, e di norma avrebbero trascorso il pomeriggio nel campo sud, alcuni a giocare a cricket, altri a osservarli dal margine ombroso di Bishop's Wood. Ma un crimine era stato commesso. Sei sovrane d'oro erano state rubate dalla scrivania del signor Offerton, il professore di latino, e il sospetto gravava sull'intera scolaresca. Tutti i ragazzi dovevano restare all'interno della scuola fino a quando non fosse stato catturato il ladro.<br>
{{NDR|Ken Follett, ''Una fortuna pericolosa'', traduzione di Roberta Rambelli, Mondadori, Milano 1993}}
 
==Note==
<small><references/></small>
 
==Bibliografia==
*Ken Follett, ''Alta finanza'', traduzione di Roberta Rambelli, Arnoldo Mondadori Editore, 1988. ISBN 8804340177
*Ken Follett, ''LaCodice crunaa dell'agozero'', traduzione di RiccardoAnnamaria CalzeroniRaffo, Mondadori, 19852000. ISBN 97888042593299788804501299
*Ken Follett, ''LeI gazzepilastri ladredella terra'', traduzione di AnnamariaRoberta RaffoRambelli, Mondadori, 2001. ISBN 8804497548
*Ken Follett, ''IIl pilastriCodice della terraRebecca'', traduzione di RobertaPatrizia RambelliBonomi, Mondadori, 1983. ISBN 9788804237518
*Ken Follett, ''Il martello dell'Eden'', traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, Milano 1998. ISBN 880444441X
*Ken Follett, ''Il pianeta dei bruchi'', traduzione di Gianni Padoan, Mondadori, 1985.
*Ken Follett, ''Il terzo gemello'', trad. di Annamaria Raffo, Mondadori, 1997. ISBN 8804436158
{{NDR|*Ken Follett, ''Il pianetavolo deidel bruchicalabrone'', traduzione di GianniAnnamaria PadoanRaffo, Mondadori, 1985}}2003.
*Ken Follett, ''L'uomo di Pietroburgo'', traduzione di Patrizia Bonomi, Mondadori, 1998. ISBN 8804247827
*Ken Follett, ''MondoLa senzacruna finedell'ago'', traduzione di Riccardo Calzeroni, Mondadori, Milano1985. ISBN 20079788804259329
*Ken Follett, ''NelLe biancogazze ladre'', traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, Milano2001. ISBN 20048804497548
{{NDR|*Ken Follett, ''Mondo senza fine'', traduzione di équipe<ref>formata da: Stefania Bertola, Annamaria Biavasco, Adriana Colombo, Paola Frezza Pavese, Nicoletta Lamberti e Roberta Scarabelli.</ref>, Mondadori, Milano 2007}}. ISBN 9788804572497
{{NDR|*Ken Follett, ''IlNel martello dell'Edenbianco'', traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, Milano 1998}}2004.
{{NDR|*Ken Follett, ''AltaNotte finanzasull'acqua'', traduzione di Roberta Rambelli, Arnoldo Mondadori Editore, 1988}}2000. ISBN 9788804375463
{{NDR|*Ken Follett, ''L'uomoSulle diali Pietroburgodelle aquile'', traduzione di PatriziaRoberta BonomiPollini Rambelli, Mondadori, 1998}}2005. ISBN 0451163532
*Ken Follett, ''Triplo'', traduzione di Patrizia Aluffi, Mondadori, 1998. ISBN 8804259310
{{NDR|*Ken Follett, ''IUn pilastriletto delladi terraleoni'', traduzione di Roberta Rambelli, Mondadori}}, 1986. ISBN 9788804326908
*Ken Follett, ''Un luogo chiamato libertà'', traduzione di Roberta Rambelli, Mondadori, 1997. ISBN 9788804427476
*Ken Follett, ''Una fortuna pericolosa'', traduzione di Roberta Rambelli, Mondadori, Milano 1993.
 
==Altri progetti==
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