Differenze tra le versioni di "Friedrich Nietzsche"

I<br>Poiché prevedo che tra breve dovrò presentarmi all'umanità per metterla di fronte alla più grave esigenza che mai le sia stata posta, mi sembra indispensabile dire ''chi io sono''. In fondo potrebbe essere già noto: perché non ho mancato di «dare prove» della mia esistenza. Ma la sproporzione fra la grandezza del mio compito e la ''piccolezza'' dei miei contemporanei si è dimostrata nel fatto che questi non mi ascoltano, e neppure mi vedono. Vivo a mio proprio credito, o forse è un pregiudizio, che io viva?... MI basta solamente parlare con certe «persone còlte», che vengono d'estate in Engadina, per convincermi che ''non'' vivo... In queste circostanze io ho un dovere. contro cui si rivoltano, in fondo, le mie abitudini, e ancor più la fierezza dei miei istinti, e cioè quello di dire: ''Ascoltatemi perché non sono questo e questo. E soprattutto non scambiatemi per altro!''
===Citazioni===
*Una cosa sono io, un'altra i miei scritti. — Prima di parlare dei miei scritti stessi toccherò qui la questione di come sono stati capiti o ''non'' capiti. Lo faccio di sfuggita, come si conviene: perché non è ancora venuto il tempo per una tale questione. Anche per me non è ancora venuto il tempo, ci sono uomini che nascono postumi. (p. 55)
*Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi.
*L'[[ateismo]], per me, non è un risultato, e tanto meno un avvenimento – come tale non lo conosco: io lo intendo per istinto. Sono troppo curioso, troppo problematico, troppo tracotante, perché possa piacermi una risposta grossolana. Dio è una risposta grossolana, un'indelicatezza verso noi pensatori – in fondo è solo un grossolano ''divieto'' che ci vien fatto: non dovete pensare!
*Mi dava noia oltre misura questo luogo, il più indecoroso della terra, per il poeta dello Zarathustra e che non avevo scelto liberamente: volevo andare all'Aquila, l'antitesi di [[Roma]], simile al luogo che fonderò un giorno, un ricordo di un ateo e di un anticlericale comme il faut, di uno degli esseri a me più affini, il grande imperatore degli Hohenstaufen Federico II.
*Un giorno sarà legato al mio nome il ricordo di qualcosa di enorme – una crisi, quale mai si era vista sulla terra, la più profonda collisione della coscienza, una decisione evocata contro tutto ciò che finora è stato creduto, preteso, consacrato. Io non sono un uomo, sono dinamite.
 
===[[Explicit]]===
4<br>Supremo astro dell'essere! <br> Tavola di eterne figure! <br> ''Tu'' vieni a me? – <br> Ciò che nessuno ha scorto, <br> la tua muta bellezza – <br> come? non fugge davanti ai miei sguardi? – <br><br>Stemma della necessità!<br>Tavola di eterne figure!<br>– ma tu già lo sai:<br>ciò che tutti odiano, <br>ciò che solo ''io'' amo,<br>che tu sei eterno!<br>che tu sei necessario!<br>Il mio amore si accende<br>in eterno solo della necessità.<br><br>Stemma della necessità!<br>Supremo astro dell'essere!<br>– mai raggiunto da desiderio, <br> mai macchiato da no, <br>eterno sì dell'essere. <br>sono il tuo sì in eterno:<br>''perché io ti amo, o eternità!'' – -
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