Differenze tra le versioni di "Friedrich Nietzsche"

fu il minuto più tracotante e più menzognero della «storia del mondo»
(fu il minuto più tracotante e più menzognero della «storia del mondo»)
*Voi invitate un testimone, quando volete parlar bene di voi; e quando l'avete sedotto a pensar bene di voi, pensate voi stessi bene di voi.
*Wagner non è un sillogismo, ma una malattia.
 
==''Su verità e menzogna in senso extramorale''==
===[[Incipit]]===
I<br>
In un angolo remoto dell'universo scintillante e diffuso attraverso infiniti sistemi solari, c'era una volta un astro, su cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più tracotante e più menzognero della «storia del mondo»: ma tutto ciò durò soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire. Qualcuno potrebbe inventare una favola di questo genere, ma non riuscirebbe tuttavia a illustrare sufficientemente quanto misero, spettrale, fugace, privo di scopo e arbitrario sia il comportamento dell'[[uomo|intelletto umano]] entro la [[natura]]. Vi furono eternità in cui esso esisteva; quando per lui tutto sarà nuovamente finito, non sarà avvenuto nulla di notevole. Per quell'intelletto, difatti, non esiste una missione ulteriore che conduca al di là della vita umana. Esso piuttosto è umano, e soltanto chi lo possiede e lo produce può considerarlo tanto praticamente, come se i cardini del mondo ruotassero su di lui. Se noi riuscissimo a intenderci con la zanzara, apprenderemmo che sente il centro — che vola — di questo mondo. Non vi è nulla di abbastanza spregevole e scadente nella natura, che con un piccolo e leggero alito di quella forza del conoscere non si gonfi senz'altro come un otre. E come ogni facchino vuole avere i suoi ammiratori, così il più orgoglioso fra gli uomini, il [[filosofo]], crede che da tutti i lati gli occhi dell'universo siano rivolti telescopicamente sul suo agire e sul suo pensare.
 
===Citazioni===
*Che cos'è dunque la [[verità]]? Un mobile esercizio di metafore, metonimie, antropomorfismi, in breve una somma di relazioni umane che sono state potenziate poeticamente e retoricamente, che sono state trasferite e abbellite, e che dopo un lungo uso sembrano a un popolo solide, canoniche e vincolanti: le verità sono illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria, sono metafore che si sono logorate e hanno perduto ogni forza sensibile, sono monete la cui immagine si è consumata e che vengono prese in considerazione soltanto come metallo, non più come monete.
*L'indagatore di queste verità in fondo cerca soltanto la metamorfosi del [[mondo]] nell'[[uomo]], si sforza di comprendere il mondo come una cosa umana e nel caso migliore riesce a raggiungere il sentimento di una assimilazione.
*Il suo metodo considera l'[[uomo]] come misura di tutte le cose: nel far ciò tuttavia egli parte da un errore iniziale, credere cioè che egli abbia queste cose immediatamente dinanzi a sé, come oggetti puri. Egli dimentica così che le metafore originarie dell'intuizione sono pur sempre metafore, e le prende per le cose stesse.
 
{{NDR|Frierdrich Nietzsche, ''La filosofia nell'epoca tragica dei greci. E scritti 1970-1973'', traduzione di Giorgio Colli, Adelphi, Milano 2006}}
 
==''Verità e menzogna'' e altri scritti giovanili==
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