Differenze tra le versioni di "Paul Watzlawick"

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'''Paul Watzlawick''' (1921 − 2007), psicologo austriaco, primo esponente della statunitense Scuola di Palo Alto.
 
*Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella [[felicità]], e anche oltre, fin sopra la testa, tanto che alla superficie della felicità salgano solo bollicine, come sul pelo dell'acqua; gli si dia di che vivere, al punto che non gli rimanga altro da fare che dormire, divorare dolci e pensare alla sopravvivenza dell'umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano vi giocherà un brutto tiro, per pura ingratitudine, solo per insultare. Egli metterà in [[gioco]] persino i dolci e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e fantastico elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti [[idea|idee]], la sua banale stupidità..." Queste [[parole]] uscirono dalla penna dell'uomo che [[Friedrich Nietzsche]] considerava il più grande psicologo di tutti i tempi: [[Fëdor Mikhailovič Dostoevskij]]. E tuttavia esse esprimono, anche se in forma piacevole e convincente, ciò che la saggezza popolare conosce da sempre: nulla è più difficile da sopportare di una serie di giorni felici. (da ''Istruzioni per rendersi infelici'' – introduzione)
*Dall'avvento della cibernetica e della scoperta della retroazione, ci si è resi conto che una correlazione circolare è assai complessa, è un fenomeno notevolmente diverso ma non meno scientifico delle nozioni causali più semplici e più ortodosse. Retroazione e circolarità sono il modello causale appropriato per la teoria dei sistemi interattivi. La natura specifica di un processo di retroazione è molto più interessante della sua origine e – molto spesso – dei suoi risultati. (''La prospettiva relazionale'' a cura di Paul Watzlawick, Astrolabio, Roma 1974<ref name=men>Citato in [[Patrizia de Mennato]], ''La ricerca "partigiana". Teoria di ricerca educativa'', Libreria CUEM, Milano 1994.</ref>)
*È reale ciò che viene definito tale da un numero sufficientemente alto di essere umani. In questa occasione estrema la realtà è una convenzione interpersonale, proprio come l'uso di una lingua si basa sull'accordo tacito e per lo più assolutamente inconscio che determinati suoni e segni abbiano un ben preciso significato. La realtà di una banconota, per esempio, non consiste tanto nel fatto di essere un pezzo di carta stampato a vari colori, bensì nell'accordo interpersonale secondo cui tale oggetto rappresenta un valore specifico. (da ''Il codino del barone di Münchhausen''; citato in [[Patrizia de Mennato]], ''La ricerca "partigiana" teoria di ricerca educativa'', Libreria CUEM, Milano 1994)
*Finché la scienza si è interessata allo studio dei rapporti lineari, unidirezionali e progressivi di causa-effetto, molti fenomeni di estrema importanza sono stati esclusi dall'immenso territorio che la scienza ha conquistato negli ultimi quattro secoli. Semplificando molto, si può asserire che tali fenomeni hano il loro comune denominatore nei concetti affini di crescita e cambiamento. (da ''Pragmatica della comunicazione umana''<ref name=men/>)
*L'illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un'unica [[realtà]]. (da ''La realtà della realtà'')
*L'[[uomo]] è infelice perché non sa di essere felice. (da ''Istruzioni per rendersi infelici'')
*Nella visione monadica ci domandiamo il motivo, l'origine la causa, quindi il "perché", nella visione pragmatica ci chiediamo "ciò" che accade qui e ora. (da ''Il codino del Barone di Münchhausen'')
*"Sai", dice un antropologo ad un collega, "hanno finalmente scoperto l'anello mancante tra la scimmia e l'''Homo sapiens''." "fantastico: e qual è?" chiede l'altro; il primo risponde: "L'[[uomo]]..." (da ''Di bene in peggio'')
*"Se non fossi una strega direi che la situazione sembra stregata" si lamentava Ecate in occasione di un recente incontro al vertice avvenuto nella villa sul Mediterraneo. "Ci logoriamo di lavoro per far sì che gli uomini siano convinti che esiste una unica visione della realtà, cioè la propria; li suggestioniamo fino a persuaderli di sapere con assoluta certezza cosa c'è nella testa degli altri, in modo che ogni verifica appaia inutile è eppure c'è sempre qualcuno che esce dai ranghi e rovina tutto.<ref name=men/>
 
==''Istruzioni per rendersi infelici''==
===[[Incipit]]===
*Da un essere umano, che cosa ci si può attendere? Lo si colmi di tutti i beni di questo mondo, lo si sprofondi fino alla radice dei capelli nella [[felicità]], e anche oltre, fin sopra la testa, tanto che alla superficie della felicità salgano solo bollicine, come sul pelo dell'acqua; gli si dia di che vivere, al punto che non gli rimanga altro da fare che dormire, divorare dolci e pensare alla sopravvivenza dell'umanità; ebbene, in questo stesso istante, proprio lo stesso essere umano vi giocherà un brutto tiro, per pura ingratitudine, solo per insultare. Egli metterà in [[gioco]] persino i dolci e si augurerà la più nociva assurdità, la più dispendiosa sciocchezza, soltanto per aggiungere a questa positiva razionalità un proprio funesto e fantastico elemento. Egli vorrà conservare le sue stravaganti [[idea|idee]], la sua banale stupidità..." Queste [[parole]] uscirono dalla penna dell'uomo che [[Friedrich Nietzsche]] considerava il più grande psicologo di tutti i tempi: [[Fëdor Mikhailovič Dostoevskij]]. E tuttavia esse esprimono, anche se in forma piacevole e convincente, ciò che la saggezza popolare conosce da sempre: nulla è più difficile da sopportare di una serie di giorni felici. (da ''Istruzioni per rendersi infelici'' – introduzione)
 
===Citazioni===
*L'[[uomo]] è infelice perché non sa di essere felice. (da ''Istruzioni per rendersi infelici''p.102)
 
{{NDR|Paul Watzlawick, ''Istruzioni per rendersi infelici'', Feltrinelli, 1997. ISBN 8807814528}}
 
==Note==
89

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