Differenze tra le versioni di "Alessandro Blasetti"

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*Debbo confessare di essere un oceano di contraddizioni. Mi sono contraddetto in tutto: in politica, nelle preferenze letterarie, nei gusti, dai gastronomici ai musicali. Insomma, nella mia vita, almeno da quando ho messo i pantaloni lunghi fino ad oggi, non c'è un momento di cui qualcuno non possa dire: «Un uomo incostante come Blasetti è difficile trovarlo». In questo mare di contraddizioni Blasetti è rimasto costante soltanto in due cose. La prima è che si è sempre contraddetto con sincerità, senza secondi fini (non c'è mai disaccordo fra quello che dico e quello che penso o che sento). La seconda è l'amore per la macchina da presa, per i carrelli, i riflettori, i cavi elettrici, i teatri di posa.<ref name=Espresso>''Da L'Espresso'', 27 ottobre 1957; citato in Gianfranco Gori, ''Alessandro Blasetti''</ref>
 
*Differenze tra [[cinema]] e [[televisione]]? Innumerevoli nel campo tecnico e meccanico ed anche artistico della realizzazione, importantissime nel criterio sociale e umano di selezione degli spettacoli, sorprendenti nella immediatezza e nella vastità o nella temporaneità dei risultati sul pubblico, notevoli anche, ma più per abitudine che per necessità effettiva, nella impostazione organizzativa e quindi economica della produzione. Assolutamente nulle nella qualità del mezzo espressivo. [...] I due mezzi espressivi non possono dirsi fratelli gemelli soltanto perché l'uno è nato prima e l'altro dopo. Ma come fratelli debbono guardarsi tra loro per assimilare l'uno il meglio dell'altro. Il cinema deve adeguarsi in coraggio, spregiudicatezza, approfondimento e conquista di una più viva realtà. La televisione deve adeguarsi in esperienza organizzativa e cioè in affinamento della qualità attraverso una più adeguata preparazione ed un più attento controllo, un più serio impegno nella fase conclusiva e determinante delle trasmissioni. (dalla Relazione alla tavola rotonda ''Cinema e televisione: influenze reciproche'', Grosseto, 29-30 settembre 1962; citato in Gianfranco Gori, ''Alessandro Blasetti'')
 
*Ho sempre sostenuto di non essere l'autore dei miei film, oppure di esserlo, ma soltanto insieme a tutti i miei collaboratori, dal soggettista allo sceneggiatore, dagli attori all'operatore. È mostruoso, pensavo fino a pochi giorni fa, che un film risulti concepito, sceneggiato, dialogato, diretto, interpretato, musicato e fotografato dalla stessa persona. L'eccezione di Chapolin che inevitabilmente mi veniva opposta quando sostenevo questa tesi, era per me quella che conferma la regola. [...] Oggi, pur attribuendo una importanza creativa ai miei collaboratori, rivendico a me non il diritto, ma il dovere di consentire con l'opera di ciascuno e di utilizzarla secondo le mie idee.<ref name=Espresso/>
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