Differenze tra le versioni di "Giuseppe Fanciulli"

citazioni
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(citazioni)
*A mezzogiorno il [[sole]] è rimasto a guardare fissamente dall'alto deserto la terra, che gira sotto il suo sguardo. Un campo di grano, che muta la veste verde nella veste d'oro, crede d'averlo per sé solo e ne gode. (p. 12)
*Il [[sole]] guarda, dona a ogni spiga il tesoro della luce, del suo calore. Il seme nei freschi astucci s'intiepidisce, e già sogna, cullato nel moto della spiga, l'oro dei campi futuri. (p. 16)
*{{NDR|[[Vento]]}} Arrivò di colpo dietro la siepe e la passò con un salto; nessuno l'aveva visto venire, nessuno lo vedeva, ed era da per tutto. Era giù basso sull'erba, che si piegava e si alzava in strisce d'un verde pallido quasi cenerino; più giù ancora, nella conca bruna dello stagno, che si apriva e si allargava. Era in alto, lungo i lini bianchi, appena lavati e messi sulla fune; più in alto ancora, tra i ciuffi degli alberi, tremanti in ogni foglia. (p. 18)
*Livide, gonfie, le [[Nuvola|nuvole]] coprivano il cielo. Sotto il loro immenso volume, la terra si appiattiva; e le case, le piante, le alture erano appena segni fuggevoli. Tutta la vita che in mille forme si moveva giù, ricchezza infinita, preparata con le essenze più preziose, era nulla. (p. 27)
*Andarono le pecorelle brucando per il cielo, coi dorsi stretti e i musi affondati; andavano lente. In mezzo ad esse, il pastore chiamava con larghi cenni le più lontane, e ancora gettava gigli dal bastone prodigioso. (p. 30)
*Il lago spezzò le rive, e fu un mare tutto ingombro. Vagavano, trasportate da correnti invisibili, montagne di ghiaccio lucente sotto il sole, che a tutti si dirompevano, cambiavano forme, e continuavano a andare nella forza che le portava. (p. 31)
*{{NDR|La [[Sorgente]]}}''Scendo dai ghiacci, | dai ghiacci distesi nel sole. | Scivolava a goccia a goccia | dai massi gelidi, | raccolta in breve onda verde, | sottile m'immersi nella terra buia'': (p. 32-33)
*{{NDR|La [[Sorgente]]}}Toccato ho le piante, le forme animali | di tempi che furono: felci e ciclamini, | vermi e nautìli di secoli morti, | durissima pietra''. (p. 33)
*{{NDR|La [[Sorgente]]}}''Più ancora mi piace la coppa, il macigno, | la felce che pende, il muschio che beve, | la via tutta aperta nell'aria, alla luce, | pel giro più grande, che ora mi aspetta. | Gorgoglia, gorgoglia, sciaguatta, sciaguatta...'' (p. 34)
*Rise la [[sorgente]] nel profondo gorgòglio: e anche più dolce fu la sua voce. (p. 36)
*Gli abeti nel dolce tepore trasudano resina; e si diffonde la fragranza di quel respiro, lontano: sola di nuovo canta la [[fonte]], nell'infinita pace meridiana. (p. 37)
*Dal nero fitto si alzarono zirli d'insetti invisibili, fremiti cadenzati, uguali, vita delle erbe folte. Intorno al bacino della [[fonte]] rimase un tenue chiarore, spiovente da tre vivide stelle affacciate tra le chiome nere degli abeti. (p. 39)
*Da una polla nascosta nella grotta scaturisce la prima acqua del [[fiume]]. Oh, fiume reale, qual debole, minuto, e chiaccerino principino tu sei! (p. 40)
*Tra le felci folte, tra i rovi sanguigni e spinosi, si fa strada l'acqua curiosa; affonda e procede in un suo breve letto; è un [[ruscello]] che salta, spumando, petrose cascate, si allarga in tònfani popolati di grose trote, s'addormenta un istante in acquitrini azzurri di myosotis... e riprende la via, frusciando, cantando, (p. 40)
*Il [[fiume]] guarda lontano, e già vede la fine del lungo viaggio; una strisca azzurra chiude la via, la rompe per sempre; il mare! il mare! (p. 47)
*L'aria adunata nei vacui fili della ginestra, mossa dal gran calore, usciva in fretta a traverso i pertugi della verde prigione; ma spesso l'impeto era era tanto, che ne seguiva uno scoppio, e il ramicello, spezzato in due, saltava in alto, a scompigliare l'ardente chioma. (p. 49)
 
==Bibliografia==
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