Differenze tra le versioni di "Vittorino Andreoli"

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==Citazioni di Vittorino Andreoli==
*Alla fine, anche lo psichiatra abitava il manicomio come gli altri matti. Una vita strana, forse paradossale, forse assurda, ma tutto sommato vera. Quando si doveva stabilire che le cose non andavano, il confronto era con la vita dei sani. Una normalità che, dovendo definirlo, saprei descrivere solo come patologia, in quanto per gli abitanti del manicomio è il "fuori" ad essere anomalo. (da ''I miei matti'')
*Credo che la percezione di essere figli di Dio, nel senso non di un'affermazione di principio ma di esperienza che ne attesti il coinvolgimento, debba essere una condizione esistenziale straordinaria, capace di dare forza, di togliere molti dei dubbi e delle delusioni che la condizione umana attiva e alimenta. (da '' Fierezza nel sacerdote'', ''Avvenire'', 11 giugno 2008)
*Il [[sacerdote]] mi pare la figura più indicata a parlare della [[morte]]: lui sa che non è un argomento di [[disperazione]]. (da ''Il sacerdote e la morte'', ''Avvenire'', 17 settembre 2008)
*Il vecchio [[prete]] sa ormai che l'uomo sbaglia, e che questi produce spesso effetti solo transitori, per cui ciò che finisce per avere un senso compiuto è appunto la [[preghiera]]. (da ''Il sacerdote anziano'', ''Avvenire'', 30 luglio 2008)
*La dimensione più bella è quella del [[sacerdote]] che non ha nulla, ma che è parte integrante di una comunità attiva e attenta, dentro un gregge che gli vuole bene. (da ''Conflitti interiori: essere senza avere'', ''Avvenire'', 9 luglio 2008)
*La [[solitudine]] è una pace inaccettabile. Una contenzione dei sentimenti per sembrare normali mentre si avverte il desiderio di esplodere, di esistere per qualcuno. E allora si può anche litigare, colpire e colpirsi, pur di non essere soli. Inutile per tutti. Inutile a se stesso. (da ''Tra un'ora, la follia'')
*Nutro una convinzione profonda, che il sacerdote cioè sia un personaggio di grande rilievo per i non credenti. (da ''Il sacerdote e i non credenti'', ''Avvenire'', 24 settembre 2008)
 
==''Tra un'ora, la follia''==
===[[Incipit]]===
È sera e nella piazzetta del paese si raduna la gente. Suona la banda di Vigo di Fassa, con i maestri nei tipici costumi della valle. Il giovane direttore ha la serietà e l'espressione dei grandi conduttori: quelli che invece di venire a Bellamonte vanno a Salisburgo o a Vienna o a Bayreuth.<br />
Un'atmosfera particolare perché vi partecipano anche i villeggianti, i "siori" giunti da Milano, Parma, Bologna, i grandi del mondo che hanno bisogno di riposo.<br />
I paesani hanno indossato l'abito migliore, per esprimere la loro ospitalità.
 
===Citazioni===
*La [[solitudine]] è una pace inaccettabile. Una contenzione dei sentimenti per sembrare normali mentre si avverte il desiderio di esplodere, di esistere per qualcuno. E allora si può anche litigare, colpire e colpirsi, pur di non essere soli. Inutile per tutti. Inutile a se stesso.
 
==''I miei matti''==
===[[Incipit]]===
Ho deciso di fare lo psichiatra nel 1959. <br />
Avevo terminato gli studi liceali e, come tutti i miei compagni, stavo pensando a quale indirizzo prendere all'università. Scegliere una facoltà, a quei tempi, significava scegliere il proprio futuro. E io mi sentivo piuttosto combattuto.<br />
Ero un "secchione", un "secchione" orrendo anche se bene integrato tra i miei coetanei. Al di là dei voti che erano i più alti e non differenziavano nulla, io adoravo la filosofia.
 
===Citazioni===
*Alla fine, anche lo psichiatra abitava il manicomio come gli altri matti. Una vita strana, forse paradossale, forse assurda, ma tutto sommato vera. Quando si doveva stabilire che le cose non andavano, il confronto era con la vita dei sani. Una normalità che, dovendo definirlo, saprei descrivere solo come patologia, in quanto per gli abitanti del manicomio è il "fuori" ad essere anomalo.
 
==''L'uomo di vetro''==
*Un uomo adulto non può esser ridotto a un uomo attivo e produttivo.
 
==[[Incipit]] di ''Letteraalcune a un adolescente''opere==
===''I miei matti''===
Ho deciso di fare lo psichiatra nel 1959. <br />
Avevo terminato gli studi liceali e, come tutti i miei compagni, stavo pensando a quale indirizzo prendere all'università. Scegliere una facoltà, a quei tempi, significava scegliere il proprio futuro. E io mi sentivo piuttosto combattuto.<br />
Ero un "secchione", un "secchione" orrendo anche se bene integrato tra i miei coetanei. Al di là dei voti che erano i più alti e non differenziavano nulla, io adoravo la filosofia.
 
===''Lettera a un adolescente''===
Carissimo, <br />
è bene ti dica subito che sono vecchio, faccio parte non solo della categoria dei padri ma anche di quella dei nonni. <br />
Un vecchio convinto che non sia accettabile il mutismo tra generazioni, che vuoi dire tra padri e figli dentro la stessa casa, mentre ci si trova fianco a fianco. È meglio parlare che stare muti. Nel mutismo prendono il sopravvento rancori e odi, e allora bisogna non stancarsi di provarci e proprio per questo, per oppormi al dolore della non comunicazione, ho deciso di scriverti.
Ho molte cose da dirti, emozioni e sentimenti da trasmetterti. Mi rivolgo a te senza giovanilismi forzati, semplicemente da vecchio. Assumo nei tuoi confronti l'atteggiamento di un padre e di un nonno. Incarnerò insomma il mio ruolo e lo farò fino in fondo.
 
===''Tra un'ora, la follia''===
È sera e nella piazzetta del paese si raduna la gente. Suona la banda di Vigo di Fassa, con i maestri nei tipici costumi della valle. Il giovane direttore ha la serietà e l'espressione dei grandi conduttori: quelli che invece di venire a Bellamonte vanno a Salisburgo o a Vienna o a Bayreuth.<br />
Un'atmosfera particolare perché vi partecipano anche i villeggianti, i "siori" giunti da Milano, Parma, Bologna, i grandi del mondo che hanno bisogno di riposo.<br />
I paesani hanno indossato l'abito migliore, per esprimere la loro ospitalità.
 
==Bibliografia==
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