Differenze tra le versioni di "Joseph L. Mankiewicz"

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*Ho sempre saputo di appartenere più al [[teatro]] che al cinema. È come se il teatro fosse la sola donna con cui voglio andare a letto, e mi ha sempre respinto. [[Elia Kazan|Kazan]] se n'è accorto subito. [...] Adoro il teatro, adorerei scrivere per il teatro. Ho degli appunti per una mezza dozzina di commedie, ma tutte le volte scatta uno strano blocco. Suppongo di aver paura di essere rifiutato. I film che non ho diretto non mi mancano come le commedie e i libri che non ho scritto. In questo senso, penso di essere stato una puttana.
*{{NDR|riguardo il fratello [[Herman J. Mankiewicz]]}} Da ragazzo lo adoravo, come solo uno di otto anni può adorare uno di venti. Ma non l'ho conosciuto davvero se non quando l'ho raggiunto ad [[Hollywood]]. Non siamo cresciuti come fratelli: per me era una figura paterna. Facevamo vite diverse e avevamo interessi diversi. Giocavamo entrambi, questo avevamo in comune. Lui beveva, e io non bevevo. Per un uomo del suo grande talento era difficile accettare che io, nei termini di Hollywood, avessi successo e lui no. [...] Come oratore, non ne conosco di migliori. Come molti grandi parlatori, non era in grado di scrivere altrettanto bene. I suoi problemi personali, più di ogni altra cosa, hanno distrutto la sua carriera. Aveva un carattere molto vivace e litigava spesso con i produttori e con i capi dello studio. Inevitabilmente finiva per dire a tutti quelli con cui lavorava, fossero [[Harry Cohn]] o [[Jack L. Warner|Jack Warner]], di «farsi fottere!».
*Il [[dialogo]] realistico non esiste! Se ci si limita a registrare una conversazione qualunque e poi la si ripete sulla scena, è impossibile stare ad ascoltare. Sarebbe ridondante... Il buono scrittore di dialoghi è quello che vi dà l'impressione di un vero discorso. [...] Io posso scrivere l'indistinto, ma persino la mancanza di chiarezza deve essere costruita molto attentamente perché il pubblico possa capire che è confusa e non soltanto noiosa.
*Non credo nell'[[uguaglianza]] delle persone. Nasciamo uguali, ma l'uguaglianza cessa dopo cinque minuti: dipende dalla ruvidezza del panno in cui siamo avvolti, dal colore della stanza in cui ci mettono, dalla qualità del latte che beviamo e dalla gentilezza della donna che ci prende in braccio.
*In tutti noi [...] c'è una [[rabbia]] inespressa che, se non è sublimata dal lavoro o dall'amore, troverà una moltitudine di sfoghi. Ciò che mi interessa è l'incontrollabile, le emozioni che improvvisamente prendono possesso di un uomo ignaro di averle.
*[[Francis Scott Fitzgerald|Scott Fitzgerald]] era uno dei miei idoli. Lo assunsi io per il film {{NDR|''[[Tre camerati]]''}} e dovetti lottare per farlo; tutti allo studio dicevano che era finito, perché rischiare con lui? Così scrisse la sceneggiatura, tra l'altro non era tutta sua: aveva un collaboratore, il dialogo non era dialogo drammatico. Era un buon dialogo da romanzo, si leggeva bene, ma non era un buon dialogo drammatico. Glielo cambiai. Ed ecco la cosa ironica: quando il film uscì, tutti i critici lodarono il «dialogo di F. Scott Fitzgerald»!
*La forma elementare della comunicazione è il [[linguaggio]]. Non ho alcuna indulgenza per chi disprezza la lingua parlata. Ho pile di libri di psicanalisi e li ho studiati: le emozioni, i meccanismi mentali, le motivazioni della condotta umana mi hanno sempre appassionato... L'abuso scioccante dell'assenza di dialogo nei film di oggi, i grugniti gutturali che la maggior parte dei giovani emette nei film alla moda, mi spaventa e mi inquieta. Parlano molto di comunicare con gli altri, ma non si preoccupano per nulla di imparare la forma più elementare di comunicazione che è il linguaggio. Ci sono altri modi di comunicare oltre che passarsi una sigaretta di marijuana o scopare, e d'altronde mi auguro che si dedichino a questa seconda attività piuttosto che alla prima!
*[[Ernst Lubitsch|Lubitsch]] è stato il mio maestro; poteva dire tante cose senza parole, altro che le parolacce di oggi. Poteva mettere [[Jeanette MacDonald]] in una gonna castigata, farle allungare la mano sul pomo di una porta, dare un'occhiata intorno e poi entrare: e la macchina da presa sarebbe rimasta sul pomo della porta. E poteva creare sesso più autenticamente divertente da quell'istante di indecisione e suggerire di più soffermandosi dietro quella porta che quaranta metri quadri di genitali intrecciati.
*[[Josef von Sternberg|von Sternberg]] guardava a se stesso come a una leggenda del suo tempo. [...] Mi accolse gentilmente e io francamente gli dissi perché ero stato mandato da lui. Gli dissi che avevo cercato di leggere lo script {{NDR|''[[L'imperatrice Caterina]]''}} e che per quanto fossi molto bravo con i "puzzles" era impossibile.<br />Gli obiettai che doveva essere letto dai trovarobe, dai costumisti, dai montatori e che questi erano soliti leggere in inglese. Mi strinse la mano dicendo: «Questa è una pura assurdità. Nessuno dovrebbe essere in grado di leggere lo script. Dimmi, quando guardi la tavolozza di un artista, vedi il quadro finito?». Spillò lo script e disse: «Questi sono i miei colori e con questi dipingerò il film sullo schermo».
*[[Louis B. Mayer]] era un uomo malvagio. Mi ha fatto un favore: mi ha fatto produrre ''[[Furia (film 1936)|Furia]]''. Non gli piaceva il soggetto, non era interessato ai film a sfondo sociale. Ma [[Irving Thalberg|Thalberg]] stava producendo ''[[Giulietta e Romeo (film 1936)|Giulietta e Romeo]]'', e Mayer voleva avere un suo pargolo "intellettuale" da sbattergli in faccia. E questo era ''Furia''.
*Almeno, [[Louis B. Mayer|Mayer]], [[Jack L. Warner|Warner]], [[Harry Cohn|Cohn]], questi uomini orribili, amavano quello che facevano e pensavano che i ducati che avevano creato dovessero esistere per sempre. Ora è diventato un mestiere da contabili, e il creatore non è mai stato in acque più cattive.
*Se dovessi scegliere tra un [[attore]] che "sente" il suo ruolo e un attore che lo "capisce" prenderei sempre il secondo. L'ideale, naturalmente, è una combinazione dei due. L'attore che pensa e che può controllare le sue emozioni è un grande attore, ma l'attore che gioca sulle sue emozioni e non pensa è troppo diffuso nella nostra epoca. Tutti quegli attori che vi dicono: «Lasciatemelo dire a modo mio» e che disprezzano il dialogo a scapito della pretesa improvvisazione: non è soltanto un'assurdità, è anche un'oscenità.
*È mia opinione che, storicamente, l'attore possa aver preceduto il fuoco, la ruota, l'ascia, la mazza — ogni importante manifestazione della creatività umana, davvero — tranne forse l'omicidio e il far baccano.
*{{NDR|su [[Judy Garland]]}} È stata la più terribile delle perdite, e forse il più grande talento gettato via.
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