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:'''''Quirinus''''': ''Vellem consilio vestrum quod dicitis olim,<br />Caelicolae. Vellem, inquam, adfuissemus priore<br />consilio.'' (1830)
 
*<ref>Al termine del suo discorso, Quirino da la parola agli altri dei.</ref> Quando così ebbe parlato, pose fine al suo dire. (2003)
:''Haec ubi dicta dedit, fecit pausam ore loquendi.'' (18 Marx)
 
:<ref>Attribuito a Lucilio, presente in [[Aulo Persio Flacco|Persio]], ''Satire'', libro I, verso 1.</ref> ''O curas hominum! O quantum est in rebus inane!'' (9 Marx)
 
*<ref>Lucilio attacca la corruzione dei cittadini romani.</ref> Ora dalla mattina presto a tarda notte, nei giorni di festa e di lavoro, tutto il popolo e i senatori, senza distinzione, si agitano per il fòro, e non se ne vanno mai; tutti si sono dedicati a un'unica attività, a un'unica arte: riuscire a imbrogliarsi senza darlo a vedere, combattersi con la frode, gareggiare in complimenti, fingersi galantuomini, tendersi trabocchetti, come se fossero tutti nemici l'uno dell'altro. (2005)
:''Nunc vero a mani ad noctem, festo atque profesto,<br />totus item pariterque die populusque patresque<br />iactare indu foro se omnes, decedere nusquam,<br />uni se atque eidem studio omnes dedere et arti,<br />verba dare ut caute possint, pugnare dolose,<br />blanditia certare, bonum simulare virum se,<br />insidias facere, ut si hostes sint omnibus omnes.''<ref>Cfr.: [[Thomas Hobbes]], ''De cive'', 1, 12.</ref> (1228-1234 Marx)
 
*<ref>Corre l'anno 121 a.C., e Quinto Muzio Scevola, detto Augure, è pretore ad Atene. Incontra per caso Tito Albucio, e lo saluta in greco (''chaere'' (Χαῖρε), che equivale al ''vale'' latino, significante: ''stammi bene! Salute a te!''), come se Tito non fosse un cittadino romano, e quindi non capisse il latino. Il che sarà preso come un'offesa da Tito, il quale, l'anno successivo, accuserà il pretore Scevola di estorsione: quegli dovrà tornare in Italia, a Roma, per pronunciare la propria difesa davanti a un tribunale, ed essere assolto in tempo per candidarsi al consolato e ottenerlo nel 117 a.C.; si andrà formando tra i due, col tempo, un divario sempre maggiore, e una lunga serie di incidenti deteriorerà i rapporti tra i due.</ref> '''Quinto Muzio Scevola Augure''': O Albucio, tu hai preferito essere detto greco, invece che romano o sabino, concittadino di Ponzio<ref>Cittadino di probabili origini sannitiche.</ref>, di Tritano<ref>Uomo di forza erculea, di probabili origini sannitiche.</ref>, concittadino di centurioni<ref>Il ''[[w:CenturioneCenturio|centurio]]'' comanda una [[w:Centuria|centuriacenturioni]], il cui numero di armati si aggira intorno al centinaio.</ref>, di uomini insigni, di primipili<ref>Il ''[[w:Primus pilus|primus pilusprimipili]]'' è il capo di tutti centurioni che operano all'interno della sua legione.</ref> e di alfieri<ref>Il ''[[w:Signifer|signiferalfieri]]'' è il portainsegne romano.</ref>. Perciò ad Atene, al tempo che ero pretore<ref>Il ''[[w:pretore (storia romana)|praetorpretore]]'' era un magistrato romano. Era investito di un pieno potere in ambito militare (detto ''[[w:Imperium|imperium]]''), ma il suo ruolo più importante era svolto in materia giuridica: doveva impostare in termini giuridici le controversie, correggere e colmare le lacune dello ''[[w:Ius civile|Ius civile]]'', presiedere ai processi penali, supplire ai consoli assenti in Roma, sovrintendere talvolta alle manutenzioni delle reti idriche della capitale.</ref>, visto che tu lo preferivi, quando ti sei presentato a me, ti ho salutato in greco: «Chaere, o Tito.». E i littori<ref>Il ''[[w:Littore|littorlittori]]'' era tutore dell'ordine ed era soprattutto assegnato alla difesa personale degli alti magistrati.</ref> e tutta la coorte<ref>La ''[[w:Coorte|cohorscoorte]]'', secondo la riforma dell'esercito di Gaio Mario, consta di tre manipoli, dei quali uno di ''hastati'', un secondo di ''principes'', e un ultimo di ''triarii'', per un totale di 600 uomini.</ref> e la folla: «Chaere, o Tito.». Fu da quel momento che Albucio mi divenne nemico, da allora mi fu avversario. (1968)
:'''''Quintus Mucius Scaevola Augur''''': ''Graecum te, Albuci, quam Romanum atque Sabinum,<br />municipem Ponti, Tritani, centurionum,<br />praeclarorum hominum ac primorum signiferumque,<br />maluisti dici. Graece ergo praetor Athenis,<br />id quod maluisti, te, cum ad me accedis, saluto:<br />«Chaere''<ref name=gr/>'', – inquam – Tite!». Lictores, turma omnis chorusque:<br />«Chaere, Tite!», hinc hostis mi Albucius, hinc inimicus.'' (citato in [[Marco Tullio Cicerone|Cicerone]], ''De finibus bonorum et malorum'', 1, 9)
 
*<ref>Cfr. [[Quinto Orazio Flacco|Orazio]], ''Satire'', libro I, satira I, verso 62: ''«nil satis est – inquit – quia tanti quantum habeas sis»'' (Non basta mai niente – disse – perché sei ciò che possiedi);<br />cfr. [[Petronio Arbitro|Petronio]], 77, 6: ''Assem habeas, assem valeas: habeas, habeberis.'' (Hai un soldo? Vali un soldo: possiedi, e avrai stima.).</ref> Quello che hai è quello che tu sei,<br />quello che sei stimato. (2003)
:''Tantum habeas, tantum ipse sies''<ref>Variante di ''sis''.</ref>'' tantique habearis.'' (1120 Marx)
 
==Citazioni su Gaio Lucilio==
*<ref name=gr/> «Ha fatto però una cosa non da poco: ha mescolato parole greche alle parole latine». O ritardatari delle belle lettere, ritenete davvero difficile e meravigliosa una cosa che riesce perfino a Pitoleone da Rodi? ([[Quinto Orazio Flacco|Orazio]])
 
*<ref>Orazio, come del resto fannoe tutti i poeti satirici latini, riconoscericonoscono ina Lucilio illa padrepaternità della satira.</ref> Sia pure, io dico, che Lucilio fosse garbato ed urbano, sia pure ch'egli fosse più limato di quanto non sia in genere l'iniziatore di una poesia nuova e intentata dai Greci e più anche di tutto il gruppo dei poeti più antichi; ma anche lui, se il destino l'avesse fatto scivolar giù fino ai nostri giorni, eliminerebbe molte cose dai suoi versi e tutto il superfluo, che si trascina al di là dell'espressione compiuta, lo taglierebbe via e, nel comporre il verso, si gratterebbe spesso la testa e si roderebbe le unghie fino alla carne viva. ([[Quinto Orazio Flacco|Orazio]])
 
*<ref>Orazio rileva nella satira luciliana una natura diaristica.</ref> Io mi diletto di chiudere le parole nel verso, alla maniera di Lucilio, migliore di me e di te. Come a fedeli compagni, ai libri egli soleva affidare i suoi segreti, né altrove ricorreva se le cose gli andavano male, né se gli andavano bene: perciò avviene che tutta la vita di questo vecchio ci sta davanti agli occhi, come fosse dipinta su un quadretto votivo. ([[Quinto Orazio Flacco|Orazio]])
*<ref>Ricompaiono i bersagli della biforcuta lingua di Lucilio: Lucio Cornelio Lentulo Lupo e Quinto Muzio Scevola Augure.</ref> Me ne vado: Lucilio ha morso a sangue la città,<br />te, o Lupo, e te, o Muzio... e ci si è rotto un molare. ([[Aulo Persio Flacco|Persio]])
 
*<ref>La vena critica, l'osservazione, l'induzione sono doti d'importanza cruciale per un poeta satirico.</ref> Sono mirevoli in lui l'erudizione e la libertà di spirito, e anche la mordacità, la notevole arguzia. ([[Marco Fabio Quintiliano|Quintiliano]])
 
==Bibliografia==
*Corrado Carini e Maria Pezzati, ''Selecta: storia e antologia della letteratura latina'', Casa editrice G. D'Anna, Firenze 2005. ISBN 888104756X
*A. Perreau, ''A. Persius Flaccus cum interpretatione latina lectionum varietate adnotationibusque novis: item Lucilii Fragmenta, Satira Sulpiciae'', Parisiis: N.E. Lemaire, 1830.
*Friedrich Marx<ref>Friederich Marx fu l'autore di un'importantissima antologia di frammenti di satire luciliane: è stato per Lucilio quel che è stato Hermann Diels per [[Eraclito di Efeso]].</ref>, ''C. Lucilii carminum reliquiae : recensuit enarrauit Fridericus Marx'', Hakkert, 1963.
*Giovanna Garbarino, ''Letteratura latina. Storia e antologia con pagine critiche­Excursus sui generi letterari. Per le Scuole superiori – 1'', Paravia, Torino 1996<sup>2</sup>. ISBN 8839531017
*Werner Krenkel, ''Lucilius, Satiren, Lateinisch und deutsch'', Brill, Berlino 1970.
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