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*E così è anche per le virtù: anche se sono molteplici e di diversi tipi, tutte hanno una unica e identica forma, a causa della quale esse sono virtù, e verso la quale è bene che guardi colui che deve rispondere a chi domanda di spiegare che cosa mai sia la virtù. (Socrate)
*Tutti quanti gli uomini sono buoni nella stessa maniera: infatti, diventano buoni, venendo in possesso delle medesime cose. (Socrate)
*L'anima dell' uomo è immortale, e che talora termina la vita terrena - ciò che si chiama morire -, e talora di nuovo rinasce, ma che non perisce mai: per questa ragione, bisogna vivere la vita nel modo più santo possibile. (Socrate)
*Col credere che si debba far ricerca delle cose che non si sanno, diventiamo migliori, più forti e meno inetti, che non se credessimo che sia impossibile trovare ciò che non sappiamo. (Socrate)
*Quando un uomo è audace senza senno ne riceve danno, quando invece con senno ne trae vantaggio. (Socrate)
Mi fermo e l'aspetto. E quello:
"Apollodoro, t'ho cercato ovunque. Volevo domandarti dell'incontro di Agatone, di Socrate, di Alcibiade e degli altri che erano con loro al simposio, e così sapere quali discorsi lì si son fatti sull'amore. Mi ha già raccontato qualcosa un altro, che ne aveva sentito parlare da Fenice, il figlio di Filippo; mi ha detto che tu eri al corrente di tutto, ma lui, purtroppo, non poteva dir niente di preciso. E quindi ti prego, racconta: nessuno meglio di te può riportare i discorsi del tuo amico. Ma dimmi, per cominciare: eri presente a quella riunione o no?"
"Si vede bene - rispondo io - che quel tizio non ti ha raccontato niente di preciso, se credi che la riunione che ti interessa sia avvenuta da poco, e io abbia potuto parteciparvi."
"Io credevo così."
"Ma com'è possibile, Glaucone? Sono molti anni - non lo sai? - che Agatone manca da Atene. E poi sono passati meno di tre anni da quando io frequento Socrate e sto attento tutti i giorni a quello che dice e che fa. Prima me ne andavo di qua e di là, credendo di fare chissà che cosa, ed ero invece l'essere più vuoto che ci sia, come te adesso, che credi che qualsiasi occupazione vada meglio della filosofia."
"Non mi prendere in giro - disse - e dimmi piuttosto quando c'è stata quella riunione."
"Noi eravamo ancora dei ragazzini - gli rispondo -. Fu quando Agatone vinse il premio con la sua prima tragedia, il giorno successivo a quello in cui offrì, con i coreuti, il sacrificio in onore della sua vittoria".
"Ma allora son passati molti anni. E a te chi ne ha parlato? Socrate stesso?"
"No, per Zeus, - dico io - ma la stessa persona che l'ha raccontato a Fenice, un certo Aristodemo, del distretto di Cidateneo, uno mingherlino, sempre scalzo. C'era anche lui alla riunione: era uno degli ammiratori più appassionati di Socrate, allora, a quel che sembra. Io poi non ho certo mancato di chiedere a Socrate su ciò che avevo sentito da Aristodemo: e lui stesso mi ha confermato che il suo racconto era esatto."
"E allora racconta, presto. La strada per la città sembra fatta apposta per chiacchierare, mentre andiamo."
===Citazioni===
Platone agli amici e ai familiari di Dione con l'augurio di felicità.
 
Mi avevate comunicato che avrei dovuto ritenere i vostri progetti in tutto uguali a quelli di Dione, e mi chiedevate anche di essere al vostro fianco per quanto potevo con l'azione e la parola. Ed io, se la vostra mente e il vostro cuore sono gli stessi di quelli di Dione, non ci penso due volte a unirmi a voi, altrimenti dovrò rifletterci molto. Ora, dunque, vorrei dirvi quel che pensava e desiderava, dato che lo conosco bene e non per sentito dire. Quando io arrivai la prima volta a Siracusa avevo all'incirca quarant'anni -, Dione aveva l'età che oggi ha Ipparino, e proprio allora maturò quell'idea che in seguito non mutò più: era convinto, cioè, che i Siracusani meritassero la libertà, sotto la guida delle migliori leggi. A tal punto non c'è nulla di strano che un qualche dio suggerisse il medesimo progetto politico anche ad Ipparino. Comunque è importante che giovani e non giovani ascoltino il modo in cui si formò questo pensiero. Cercherò dunque di illustrarvelo fin dall'inizio, approfittando di questa occasione propizia.
 
===Citazioni===
*Mi resi conto, allora, che in breve tempo questi individui riuscirono a far sembrare l'età dell'oro il periodo precedente, e fra le altre scelleratezze di cui furono responsabili, mandarono, insieme ad altri, il vecchio amico [[Socrate]] – una persona che non ho dubbi a definire l'uomo più giusto di allora - a rapire con la forza un certo cittadino al fine di sopprimerlo. E fecero questo con l'intenzione di coinvolgerlo con le buone o con le cattive nelle loro losche imprese. Ma Socrate si guardò bene dall'obbedire, deciso ad esporsi a tutti i rischi, pur di non farsi complimenti delle loro malefatte.
*Di fronte a tali episodi, a uomini siffatti che si occupavano di politica, a tali leggi e costumi, quanto più, col passare degli anni, riflettevo, tanto più mi sembrava difficile dedicarmi alla politica mantenendomi onesto.
*Senza uomini devoti e amici fidati non era possibile combinare nulla e d'altra parte non era per niente facile trovarne di disponibili, dato che ormai il nostro stato non era più retto secondo i costumi e il modo di vivere dei padri ed era impossibile acquisirne di nuovi nell'immediato.
DEMODOCO: Vuoi che ci ritiriamo in disparte qui, nel portico di Zeus Liberatore?<br>
SOCRATE: Se ti pare opportuno...<br>
DEMODOCO: Andiamo. Socrate, probabilmente tutto ciò che nasce, le piante della terra come tutti gli altri esseri viventi, uomo compreso, si comporta allo stesso modo; e infatti per quanti di noi coltivano la terra è assai facile, per ciò che concerne le piante, preparare tutto ciò che serve prima della semina e poi la semina stessa, ma quando ciò che è stato piantato comincia a crescere, allora la cura della pianta diventa lunga, difficile, laboriosa. E lo stesso capita con gli uomini, a quanto pare, poiché dalla mia esperienza deduco anche le esperienze altrui. Infatti anche per me la generazione e la procreazione - se così bisogna chiamarle - di questo mio figliolo sono state la cosa più facile di tutte, ma il crescerlo è arduo e io sono sempre in ansia e temo per lui. Quanto al resto, dunque, ci sarebbero molte cose da dire, ma il desiderio che al presente nutre mi fa una gran paura - eppure non è certo un desiderio vile, bensì pericoloso - poiché vuole diventarci, Socrate, come dice lui, un sapiente. Infatti credo che certi suoi coetanei del demo lo confondano, ripetendogli alcuni discorsi che ascoltano quando scendono in città, discorsi che egli ha incominciato a invidiare, e ormai da tempo non mi lascia tranquillo, dicendomi che mi devo prendere cura di lui e
pagargli qualche sofista perché lo renda sapiente. A me importa ben poco del denaro, ma credo che costui vada incontro a un pericolo non piccolo con ciò in cui vuole impegnarsi. Finora l'ho trattenuto biandendolo, ma dal momento che non sono più in condizione di farlo, ritengo che la cosa migliore sia dargli retta, perché non prenda a frequentare a mia insaputa qualcuno che lo rovini.
Dunque ora vengo qui proprio per questo motivo, per affidarlo a qualcuno di questi che appaiono sofisti, e tu quindi sei arrivato al momento opportuno, perché io vorrei assolutamente un tuo consiglio su tali questioni per le quali devo prendere una decisione. Se tu dunque vuoi consigliarmi qualcosa dopo aver sentito da me come stanno le cose, puoi e devi farlo.
===''Lachete''===
LISIMACO: Avete visto quell'uomo combattere in armi, Nicia e Lachete: il motivo per cui Melesia ed io vi abbiamo esortato ad assistere a ciò, non ve lo abbiamo detto allora, ma ve lo diremo adesso. Con voi crediamo di dover parlare liberamente.
Vi sono alcuni che si prendono gioco di queste cose e nel caso in cui uno chiedesse loro un consiglio, non gli direbbero quello che pensano, ma tenendo conto di colui che chiede loro il consiglio, dicono cose contrarie alla loro opinione. Quanto a noi, invece, poiché vi ritenevamo capaci di conoscere e, una volta conosciuto, di riferire con semplicità ciò che pensate, vi abbiamo chiamato per avere un consiglio su ciò di cui vogliamo parlare. L'argomento a cui ho fatto tutte queste premesse è il seguente. Questi sono i nostri figli: questo è il figlio di costui e porta il nome del nonno, Tucidide, questo, invece, è mio figlio - anche lui porta il nome del nonno, di mio padre cioè; infatti si chiama Aristide - a noi, dunque, è sembrato giusto prenderci cura di costoro, per quanto ci era possibile, e di non comportarci come i più, che, quando i figli sono divenuti adolescenti, lasciano che essi facciano ciò che vogliono, ma cominciare fin da ora ad occuparci di loro, per quanto ne siamo in grado. Poiché sappiamo che anche voi avete dei figli, abbiamo ritenuto che voi, se non altri, vi sareste preoccupati di come avrebbero potuto diventare ottimi, se vi foste curati di loro; se, poi, non aveste riflettuto abbastanza su ciò, vi avremmo ricordato che non bisogna trascurarlo e vi avremmo invitato ad aver cura dei vostri figli insieme a noi.
 
===''Ione''===
SOCRATE: Ecco il bello e sapiente Ippia: dopo quanto tempo sei giunto da noi ad Atene!<br>
IPPIA: è vero, Socrate, infatti non ne ho avuto il tempo, perché Elide, quando deve trattare con una città, si rivolge sempre a me per primo tra i cittadini, scegliendomi come ambasciatore, poiché mi considera colui che sa meglio giudicare e riferire i discorsi che debbano eventualmente essere pronunciati presso ciascuna città. Spesso pertanto ho portato ambascerie in altre città e in particolar modo a Sparta e riguardo a questioni assai numerose e veramente importanti. Perciò, cosa che tu chiedi, non frequento questi luoghi.<br>
SOCRATE: Ippia, appunto in tale condotta consiste l'essere un uomo veramente sapiente e perfetto. Tu infatti, prendendo privatamente molto denaro dai giovani, sei capace di procurare loro vantaggi ancora maggiori di quelli che ricevi e inoltre, in ambito pubblico, sei in grado di recare benefici alla tua città, come deve fare colui che vuole non essere disprezzato, ma godere di una buona reputazione agli occhi della gente. Ma Ippia, qual è mai il motivo per cui quegli antichi i cui nomi sono ritenuti importanti per la loro sapienza - cioè [[Pittaco]], Biante, quelli della cerchia di [[Talete]] di Mileto e quelli che vennero dopo, fino ad [[Anassagora]] - risultano tutti o per la maggior parte essersi tenuti in disparte dalle attività politiche?<br>
IPPIA: Perché credi, Socrate, se non perché non ne erano in grado ed erano incapaci di svolgere con competenza tanto le attività pubbliche quanto quelle private?<br>
SOCARTE: Per Zeus, forse dunque come le altre arti sono progredite e gli artigiani di un tempo sono meno bravi di quelli di oggi, così diciamo che anche la vostra tecnica di sofisti è progredita e che gli antichi sono inferiori a voi in sapienza?<br>
IPPIA: Parli in modo assolutamente corretto.<br>
SOCRATE: Se dunque ora Biante ci ritornasse in vita, Ippia, susciterebbe il vostro riso, così come [[Dedalo]] sarebbe ridicolo - dicono gli scultori - se, rinato, producesse ora opere quali quelle grazie a cui conseguì la sua fama.<br>
 
===''Ippia minore''===
SOCRATE: Arrivi dall'agorà o da dove, Menesseno?<br>
MENESSENO: Dall'agorà, Socrate, e dal buleuterio.<br>
SOCRATE: E tu che c'entri con il buleuterio? O credi veramente di essere giunto al termine della tua educazione e della filosofia e, poiché pensi di possederle ormai a sufficienza, stai pensando di volgerti a più grandi imprese e, alla tua età - sei da ammirare - di governare noi, più anziani, perché la vostra casa non smetta di fornire sempre qualcuno che si curi di noi?
MENESSENO: Se tu, Socrate, approvi e mi consigli di farlo, lo farò volentieri, altrimenti no. Ora comunque sono andato al buleuterio perché ho sentito che la bulé doveva scegliere la persona che avrebbe dovuto pronunciare il discorso per i caduti: sai che stanno preparando i funerali.<br>
SOCRATE: Certo. Ma chi hanno scelto?<br>
 
===''Amanti''===
Entrai nella scuola di Dionisio e vidi che c'erano lì i giovani più in vista per la loro bellezza e la nobiltà di stirpe, insieme ai loro amanti. Dunque due tra i giovinetti stavano litigando, ma non riuscivo a capire esattamente per cosa. Tuttavia mi sembrò che stessero litigando per [[Anassagora]] o [[Enopide]]; mi sembrò anche che tracciassero dei cerchi ed essi imitavano con le mani delle inclinazioni, stando piegati con impegno e fervore. E io - poiché sedevo vicino all'amante di uno di essi - dopo averlo toccato con il gomito chiesi in cosa mai i due fanciulli fossero così seriamente impegnati e dissi: "Che problema importante e bello è quello a cui dedicano così tanta attenzione?". Ed egli rispose: "Altro che grande e bello! Costoro stanno solo facendo chiacchiere di astronomia e ciance di filosofia". E io, stupito per la sua risposta, dissi: "Giovanotto, la filosofia ti pare cosa brutta? Perché ne parli in modo così ostile?". E un altro seduto vicino a lui, un suo rivale in amore, udita la mia domanda e la sua risposta, disse: "Non è da te, Socrate, comportarti così e chiedere proprio a lui se ritiene cosa brutta la filosofia."
 
===''Carmide''===
SOCRATE: Quello di cui chiedi, o Critone, è Eutidemo, mentre quello seduto vicino a me a sinistra è suo fratello Dionisodoro: anch'egli prende parte alle discussioni.<br>
CRITONE: Non conosco nessuno dei due, o Socrate. Come sembra sono nuovi sofisti. Di che paese sono? E qual è la loro sapienza?<br>
SOCRATE: Costoro, come credo, sono originari di Chio o lì vicino, ma emigrarono a Turi. Esiliati di là vivono in questi luoghi già da molti anni. Quanto a ciò su cui mi interroghi, la loro sapienza, è meravigliosa, o Critone: sono veramente sapientissimi. Prima io non sapevo che cosa fossero i pancraziasti perché costoro sono perfettamente pronti ad ogni genere di combattimento, ma non com'erano i due fratelli pancraziasti Acarnani. Quei due infatti erano capaci di combattere solo col corpo, questi, invece, sono in primo luogo fortissimi fisicamente - essi sono molto abili a combattere in armi e sono in grado di rendere tale un altro che paghi loro un onorario -; in secondo luogo sono eccellenti nel combattere la battaglia nelle aule di giustizia e nell'insegnare ad altri a pronunciare e a scrivere discorsi adatti ai tribunali
 
===''Protagora''===
MEGILLO: Sì.<br>
ATENIESE: Forse tu affermi, come Omero, che Minosse ogni nove anni si recava dal padre per incontrarlo e che, secondo gli oracoli di quello, stabiliva le leggi per le vostre città?<br>
CLINIA: Così si dice presso di noi: e si dice anche che suo fratello Radamante - avete già sentito questo nome - sia stato uomo di grande giustizia. E noi Cretesi potremmo dire che costui si è giustamente meritato questo elogio per il modo con cui allora ha amministrato la giustizia.
 
===''Epinomide''===
CLINIA: Come avevamo convenuto, giungiamo tutti e tre puntuali, o straniero, io, tu e questo Megillo qui, per considerare l'argomento della saggezza e precisamente come debba affrontarsi con il ragionamento ciò che - una volta intellettivamente afferrato - noi sosteniamo permetta alla capacita propria dell'uomo di trovarsi nella migliore condizione rispetto alla saggezza, quanta almeno è possibile che l'uomo possieda. Per il resto, infatti, riteniamo di aver esaurito l'argomento sull'istituzione delle leggi. Ma quel che più importa trovare e dire, ossia attraverso quale scienza un uomo mortale potrebbe diventare sapiente, questo né l'abbiamo detto, né l'abbiamo trovato ed è ora questo che che dobbiamo fare in modo di non tralasciare; altrimenti, infatti, rimarrebbe incompiuto il progetto per il quale ci siamo mossi, di far chiarezza su tutto, dall'inizio alla fine.<br>
ATENIESE: Caro Clinia, parli bene, tuttavia penso che ti toccherà ascoltare un discorso fuori dall'ordinario, anzi, per certi versi fuori all'ordinario, per certi altri no.
 
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