Felice Ippolito: differenze tra le versioni

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*Non dirò cosa nuova per nessuno avvertendo che il maggior problema tecnico creato dall'impiego pacifico dell'[[energia nucleare]] è quello derivante dal pericolo di contaminazione radioattiva tanto del personale, quanto, in caso di incidenti, dei territori circostanti e delle popolazioni che vi dimorano. (p. 15)
*Allorché si parla di energia nucleare si pensa a varie applicazioni pratiche di questa nuova fonte energetica: applicazioni alla ingegneria, alla medicina, all'industria e, infine, alla produzione di energia elettrica. (p. 78)
*L'ambiente fisico del Mezzogiorno d'Italia costituisce, per ragioni geografiche e geologiche, il presupposto naturale di quel complesso di problemi economici e sociali sinteticamente indicati con l'espressione « [[Questione meridionale|questione meridionale]] ». Fin da quando, sullo scorcio del secolo scorso, una serie di insigni meridionalisti, tra i quali emerge [[Giustino Fortunato]], affrontò lo studio sulla « questione », venne dissolta la leggenda di un Mezzogiorno ricco e altamente produttivo, perché difatti, dietro le cortine ubertose della [[Caserta|Terra di lavoro]] o della [[Palermo|Conca d'oro]], si succedono montagne aspre e dirute, terreni secchi e franosi, poggianti su di un sottosuolo povero di risorse naturali, energetiche o minerarie. (p. 119)
*Il ruolo, cui l'energia nucleare sarà chiamata nell'economia del Mezzogiorno, è fondamentale, perché essa, mettendo a disposizione in un futuro ormai prossimo quantitativi di energia notevoli a basso prezzo e senza aggravi notevoli per la bilancia dei pagamenti, permetterà di avviare a definitiva soluzione la «questione meridionale» e consentirà l'inserimento del Mezzogiorno nella più vasta comunità italiana ed europea, in condizioni di parità. Perché se il Mezzogiorno è povero di risorse naturali, energetiche e minerarie, mediante l'energia nucleare esso potrà e dovrà crearsi un'industria, segnatamente produttrice di beni di consumo e, attraverso un programma pianificato a lunga scadenza, potrà inserirsi nello sforzo produttivo dell'Europa riscattando il proprio peccato d'origine. Quando ciò sarà realizzato, se avremo le capacità e la disciplina di realizzarlo, potremo dire che il genio dell'uomo avrà vinto una grande battaglia contro le forze avverse della [[natura]] e allora finalmente «Cristo non si è fermato a Eboli».<ref>Cfr. [[Carlo_Levi#Cristo_si_.C3.A8_fermato_a_Eboli|Carlo Levi]].</ref> (p. 142)
 
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