Vittorio Emanuele II di Savoia: differenze tra le versioni

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*{{NDR|In occasione dell'apertura del Parlamento piemontese}} Il nostro Paese, piccolo per territorio, acquistò credito presso i consigli d'europa perchè grande per le idee che rappresenta, le simpatie che esso ispira. Questa condizione non è scevra di pericoli. Giacchè nel mentre che rispettiamo i trattati, non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d'Italia si leva verso di noi. Forti per la [[concordia]], fidenti per il nostro buon diritto, aspettiamo prudenti e decisi decreti della Divina [[Provvidenza]]. <ref>Dal ''Discorso della Corona'' al Parlamento Subalpino, 10 gennaio 1859. Citato da {{cita web | autore = Antonello Capurso | autore2 = [[Gaetano Quagliarello]] | titolo = Le frasi celebri nella storia d'Italia | pagina = 4 | editore = Mondadori | data = 23 ottobre 2012 | isbn = 9788852031267 | oclc = 799582099}}, serie Oscar Storia.</ref>
*Io non ho altra ambizione che quella di essere il primo soldato dell'indipendenza italiana.<ref>Dal ''Proclama ai Popoli del Regno'', 20 giugno 1859; citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, 1921, p. 421.</ref>
*L'Italia è restituita a se stessa e a Roma. Qui dove noi riconosciamo la Patria dei nostri pensieri; ogni cosa ci parla di grandezza, ma nel tempo stesso ogni cosa ci ricorda i nostri doveri. (27 novembre 1871)<ref>Targa bronzea alle spalle della Presidenza del Senato.</ref>
*La volontà della nazione, fondamento del nostro diritto pubblico, e glorioso titolo della monarchia su cui venne ricostituita l'unità della patria, ha la sua ordinaria manifestazione per mezzo del corpo elettorale, da cui emana la Camera rappresentativa.<ref>Dal Decreto del 23 aprile 1876, in [https://www.gazzettaufficiale.it/do/ricerca/pdf/foglio_ordinario1/1?resetSearch=true G.U. n. 96 del 24 aprile 1876].</ref>
*Mio caro generale, vi ho affidato l'affare di [[Genova]] perché siete un coraggioso. Non potevate fare di meglio e meritate ogni genere di complimenti. Spero che la nostra infelice nazione aprirà finalmente gli occhi e vedrà l'abisso in cui si era gettata a testa bassa. Occorre molta fatica per trarla fuori ed è proprio suo malgrado che bisogna lavorare per il suo bene; che ella impari per una volta finalmente ad amare gli onesti che lavorano per la sua felicità e a odiare questa vile e infetta razza di canaglie [...]<ref>Da una lettera al generale [[Alfonso La Marmora]] del 1849; citato in Andrea Acquarone, ''Zena 1814. Come i liguri persero l'indipendenza'', Fratelli Frilli Editori, Genova, 2015, p. 78. ISBN 978-88-6943-094-7</ref>
*{{NDR|Rivolgendosi ad un Ambasciatore Francese}} Se noi fossimo battuti in Crimea, non avremmo altro da fare che ritirarci, ma se saremo vincitori, benissimo! questo varrà per i Lombardi assai meglio di tutti gli articoli che i ministri vogliono aggiungere al trattato [...] se essi non vorranno marciare, io sceglierò altri che marceranno [...].<ref>Citato in Franco Catalano, ''L'Italia nel Risorgimento dal 1789 al 1870'', Mondadori, 1964.</ref>
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