Vladimir Žabotinskij: differenze tra le versioni

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==Citazioni di Vladimir Žabotinskij==
*È impossibile sognare un accordo volontario fra noi {{NDR|ebrei}} e gli arabi [...] Non ora e non in un futuro prevedibile [...]. Ogni nazione, civile o primitiva, considera la propria terra come il suo focolare nazionale, dove vuole stare, come unico proprietario della terra, per sempre. Una tale nazione non consentirà mai spontaneamente a che vi siano nuovi proprietari terrieri, nemmeno a una società. Ogni nazione aborigena combatterà i nuovi coloni fino a quando ci sarà speranza di liberarsi di loro. Così si comportano e così si comporteranno gli arabi [della Palestina] fino a quando ci sarà nei loro cuori un barlume di speranza di poter impedire la trasformazione della Palestina in Erez Israel<ref>In ebraico Terra d'Israele.</ref>.<ref>Da ''On the Iron Wall'', 1923; citato in Paul Johnson, ''Storia degli ebrei'' (''A History of the Jews''), traduzione di Eleonora Vita Heger, TEA Storica, Editori Associati, Milano, 1994, p. 499.</ref>
*Quand'ero bambino [[Odessa]] era ancora la regina e agli attracchi fumaioli e alberi maestri svettavano come una foresta; in seguito si diradarono, ma io voglio tutto così, com'era nella mia infanzia: una foresta e ovunque grida di marinai, barcaioli, scaricatori, e se si potesse udire, risuonerebbe la più dolce canzone dell'umanità: la melodia di cento lingue diverse.<ref>Da ''I cinque'', a cura di Marina Sbrizzai, consulenza scientifica di Mila Nortman, Campanotto, Udine, 2018. ISBN 978-88-456-1640-2. Citato in ''[https://moked.it/blog/2018/12/11/orizzonti-comera-leggendaria-multietnica-odessa/ Com'era leggendaria e multietnica Odessa]'', ''moked.it'', 11 dicembre 2018.</ref>
 
==Citazioni su Vladimir Žabotinskij==