Licurgo Cappelletti: differenze tra le versioni

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==''Storie e leggende''==
*Il padre di [[Nerone]] chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di [[Agrippina minore|Agrippina]], come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone. (Un imperatore artista, II, p. 5)
 
*[[Lollia Paolina]], dalla madre di Nerone {{NDR|Agrippina minore}} temuta come rivale, fu esiliata, e poco tempo dopo uccisa. Costei possedeva circa otto milioni in pietre preziose: era anche bella, e lo spirito superstizioso dei Romani considerava come un presagio di suprema felicità un doppio dente canino, che non deturpava affatto la sua bocca. E allorché il centurione le presentò la testa della sua rivale, Agrippina volle passare il dito tra le labbra già decomposte e toccare i due denti che l'avevano tanto impensierita. (Un imperatore artista, II, p. 7)
 
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti. (La Papessa Giovanna, XV, p. 92)
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