Licurgo Cappelletti: differenze tra le versioni

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'''Licurgo Cappelletti''' (1842 – 1921), insegnante, storico e scrittore italiano.
 
==Citazioni di Licurgo Cappelletti==
*I! padre di Nerone chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di Agrippina, come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone.<ref>Da ''Storie e leggende'', Fratelli Bocca, Torino, 1905, Un imperatore artista, II, p. 5.</ref>
 
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti.<ref>Da ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905, La Papessa Giovanna, XV, p. 92.</ref>
 
*Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna.<ref>Da ''Storie e leggende'', Fratelli Bocca, Torino, 1905, La Papessa Giovanna, XXII, p. 109.</ref>
 
==''Della civiltà e della sua storia''==
===Citazioni===
*La nomina di [[Luigi Cibrario|Cibrario]] {{NDR|al ministero delle Finanze nel governo di Massimo d'Azeglio}} fu soggetto di severi commenti: tutti si meravigliavano, e giustamente, che a un dicastero così importante fosse proposto un uomo, perito nelle storiche e nelle letterarie discipline, ma di cose amministrative e finanziarie totalmente digiuno. (vol. I, cap. VII, p. 170)
 
==''Storie e leggende''==
*I!Il padre di Nerone chiamossi [[Gneo Domizio Enobarbo (console 32)|Cneo Domizio Enobarbo]], uomo bruttato d'infami delitti, e degno compagno di Agrippina, come confessava egli stesso, quando agli amici, congratulantisi per la nascita di un figliuolo, rispose che "da Agrippina e da lui non poteva nascer cosa che non fosse detestabile e dannosa al genere umano". E questo figliuolo, chiamato Domizio da prima, fu più tardi Nerone.<ref>Da ''Storie e leggende'', Fratelli Bocca, Torino, 1905, Un imperatore artista, II, p. 5.</ref>
 
*Le argomentazioni favorevoli e contrarie alla esistenza della [[Papessa Giovanna]] hanno dato motivo a qualche scrittore di affermare che il papato di questa donna venne considerato tanto vergognoso per la Chiesa romana, che fu proibito di parlarne a coloro, che ne furono testimonî; cosicché degli storici contemporanei all'avvenimento, alcuni ne tacquero per rispetto, altri per timore.<br>Questa affermazione non regge affatto alla critica, come adesso dimostreremo. Ammesso che il fatto sia realmente successo, io non trovo ragione alcuna di averlo taciuto, perché la Chiesa Cattolica Romana non può riceverne né danno né disdoro. Non vi sono stati forse dei Papi, che hanno tenuta una condotta tutt'altro che lodevole, senza che la suprema autorità della Chiesa vi abbia scapitato nella sua essenza divina? Gli storici, anche i più ossequenti alla ortodossia romana, non hanno negato né attenuato i difetti, gli errori e anche i delitti commessi dai pontefici; e i nomi di Giovanni XII, di Urbano VI, di Alessandro VI, ecc. sono stati tramandati alla posterità nella loro vera luce, senza scuse e senza attenuanti.<ref>Da ''[https://archive.org/details/storieeleggende00cappgoog/page/n9/mode/1up Storie e leggende]'', Fratelli Bocca, Torino, 1905, La Papessa Giovanna, XV, p. 92.</ref>
 
*Sembra davvero impossibile come una storiella, oggi riconosciuta universalmente per falsa, abbia, per alcuni secoli, tenuta desta l'immaginazione popolare; e come poeti, storici, critici e romanzieri (non esclusi i pittori e gli scultori) si {{sic|sieno}} occupati di essa. Ma ciò non deve affatto meravigliarci. Basta che una sola persona sparga una notizia, sia pur essa inverosimile, la quale alletti l'immaginazione del pubblico con qualcosa di strano e di meraviglioso, perché tutti se ne impadroniscano, la propalino colle relative aggiunte e la diano a credere come vera. Cosi è accaduto della Papessa Giovanna.<ref>Da ''Storie e leggende'', Fratelli Bocca, Torino, 1905, La Papessa Giovanna, XXII, p. 109.</ref>
 
==Note==
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