Irene Papas: differenze tra le versioni

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==Citazioni di Irene Papas==
*Dopo, quando sarò sottoterra, gli occhi li riaprirò. Te lo giuro. Voglio vedere se i vermi che mi mangeranno parleranno in greco oppure in italiano. Credimi, alla morte non penso mai. Ricordo che lo facevo a vent'anni e il suo pensiero mi terrorizzava. Piangevo, non potevo accettare l'idea che la morte mi portasse via l'anima. Ora so di camminare su un filo, sento le campane suonare in lontananza, ma sono una buona equilibrista. Conosco il filo. Sono una vecchia signora per fortuna ancora sana che dentro si sente o tenta di sentirsi una bambina perché assolutamente priva della saggezza degli anziani. Io non sono una anziana… sono una vecchia bambina. <ref>Citato in Dario Cresto-Dina, ''[https://www.repubblica.it/2006/05/sezioni/persone/irene-papas/irene-papas/irene-papas.html Irene Papas, diva senza tempo più del passato l'appassiona il futuro]'', ''repubblica.it'', 14 maggio 2006.</ref>
 
*La [[superbia]] è l'unica dote apocalittica che forse giova.<ref>Citato in Rodolfo Giammarco, ''Cerco sulla scena i conflitti dell' anima'', ''la Repubblica'', 8 agosto 1998.</ref>
 
*Per sfortuna o per fortuna io non ho amato mai la scuola. I maestri forniscono un modello che uno imita. Io ho imparato sempre guardando le persone che dicono la verità. Loro possono aiutarmi. Questa è la mia idea di teatro: non si deve recitare, si deve essere. Si deve fare un lavoro, delle ricerche. Allora un attore può creare un personaggio, non recitarlo. C'è molta differenza fra una persona che recita e una persona che non recita ma parla semplicemente. Quando una persona in teatro dice la verità, il popolo - il pubblico - la segue. E questo facevano anche gli antichi greci, assistevano allo spettacolo e la gente percepiva il messaggio del testo. I maestri, i maestri… i maestri possono fare solo del male non del bene perché hanno una opinione già precisa, hanno una maniera già precisa. Io credo che una scuola - alle persone che vogliono conoscere la verità - dovrebbe mettere in mano le chiavi per schiuderne la porta e non spiegare come è secondo loro. A me, se mi dicono come devo parlare, è finita. Molti registi dicono: «tu devi dire una battuta come la dico io». Non posso: l'attrice sono io, non sono loro.<ref>Dall'intervista di Giulia Tellini, ''[http://drammaturgia.fupress.net/recensioni/recensione1.php?id=2915 Habemus Papas]'', ''drammaturgia.fupress.net'', 26 aprile 2006.</ref>
 
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