Paolo Sarpi: differenze tra le versioni

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==''Scritti filosofici e teologici''==
===[[Incipit]]===
*Sappiamo certo e l'essere e la [[Causa (filosofia)|causa]] di quelle cose di far le quali abbiamo perfetta cognizione; di quelle, che solo conosciamo per esperienza, sappiam l'essere, ma non la causa; conghietturandola poi, cerchiamo solamente quella ch'è possibile, ma tra molte cause, che troviamo possibili, non possiamo certificarci qual sia la vera: il che si vede avvenir nelle descrizioni delle teorie celesti, ed avverrebbe a chi vedesse di prima faccia un orologio. <!--(§ 1; p. 3)-->
*Il senso del tatto non è uno solo. Manifestasi ciò dai membri che servono alla generazione, i quali hanno un modo particolare di sentire, e dalla bocca del ventricolo, che ne ha un altro diverso. Di più questa ha un oggetto particolare, una particolar dilettazione, particolar molestia e quegli un'altra ne hanno. (§ 92; p. 27)
 
*Quello che [[Aristotele]] dice dei sogni, cioè talvolta esser causa di altre sintomi, è vero in tutte le divinazioni, perché colui che crede alla divinazione, per quella fede si muove a far cose, delle quali causa ella diviene. Ma dei segni, come li sogni ippocratici, niuno è mai. (§ 268; p. 63)
===Citazioni===
*Se uno vedesse un sol colore, senza distanza né varietà di sito, tanto sarebbe il vedere quant'esser cieco. Non possiamo noi immaginar una figura senza colore, nondimeno un cieco nato se l'immagina; onde si conchiude che, se fossimo assuefatti a metterc'innanzi la specie d'un corpo, come la riceviamo dal tatto, e come dal vedere, non sarebbe la medesima in quanto corpo ancora. (§ 389; p. 86)
*Il senso del [[Tatto (senso)|tatto]] non è uno solo. Manifestasi ciò dai membri che servono alla generazione, i quali hanno un modo particolare di sentire, e dalla bocca del ventricolo, che ne ha un altro diverso. Di più questa ha un oggetto particolare, una particolar dilettazione, particolar molestia e quegli un'altra ne hanno. (§ 92; p. 27)
*Quello che [[Aristotele]] dice dei sogni, cioè talvolta esser causa di altre sintomi, è vero in tutte le [[divinazione|divinazioni]], perché colui che crede alla divinazione, per quella fede si muove a far cose, delle quali causa ella diviene. Ma dei segni, come li sogni ippocratici, niuno è mai. (§ 268; p. 63)
*Se uno vedesse un sol [[colore]], senza distanza né varietà di sito, tanto sarebbe il vedere quant'esser cieco. Non possiamo noi immaginar una figura senza colore, nondimeno un cieco nato se l'immagina; onde si conchiude che, se fossimo assuefatti a metterc'innanzi la specie d'un corpo, come la riceviamo dal tatto, e come dal vedere, non sarebbe la medesima in quanto corpo ancora. (§ 389; p. 86)
 
==[[Incipit]] di alcune opere==
 
==Bibliografia==
*Paolo Sarpi, ''[http://www.liberliber.it/libri/s/sarpi/index.htm Discorso dell'origine, forma, leggi, ed vso dell'Vfficio dell'Inquisitione nella Citta, e Dominio di Venetia. del P. Paolo dell'Ordine de' Servi; Teologo della Serenissima Republica]'', Edizione 1638.
*Paolo Sarpi, ''[http://www.liberliber.it/libri/s/sarpi/index.htm Istoria del Concilio Tridentino]'', Einaudi, Torino, 1974.
*Paolo Sarpi, ''Istoria del Concilio Tridentino'', a cura di Corrado Vivanti, 2 volumi, Einaudi, Torino, 2011. ISBN 978-88-06-20875-2
*Paolo Sarpi, ''[https://gutenberg.beic.it/webclient/DeliveryManager?pid=1922961 Scritti filosofici e teologici. {{small|Editi e inediti}}]'', a cura di Romano Amerio, Laterza, Bari, 1951.
 
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