Vincenzo Morello: differenze tra le versioni

(→‎Nell'arte e nella vita: altra sulla Bernhardt)
 
*Strane vibrazioni, strani scoppi nervosi, nella parola, nello sguardo, nel gesto: e in mezzo a tutto questo una dolce nota d'amore, che zampilla fresca e lucente come un sorriso infantile, e fa sognare: ecco l'arte di [[Eleonora Duse]]. (p. 273)
 
*{{NDR|Eleonora Duse}} La figura della donna, fine ed elegante: il volto pallido e dolente, a cui il candido sorriso irregolare accresce tormento più che non dia letizie; la parola acuta, tagliente, mordente, che basta da se sola a rendere il significato delle cose; tutta la sua persona e tutta la sua intelligenza rivelano la donna moderna, la donna capace di sentire la realtà e di darle l'espressione artistica più immediata e più vera. Eppure, ella ha, da qualche tempo, la nostalgia dell'antico: ella si tortura nel pensiero di far qualcosa di diverso di quello che ha fatto fino ad ora: ella si sforza, quasi, di uscire da se stessa, di rifarsi un nuovo carattere, un nuovo metodo, un nuovo sistema d'arte: di distruggersi insomma, per ricrearsi in una forma, che non sia più del nostro tempo, e neppure della nostra letteratura. Ella sogna la tragedia [...]. (p. 273-274)
 
*Che cosa è la Duse, se non la vera e grande rappresentante dello squilibrio nervoso della nostra società e della nostra vita!<br>Eleonora Duse significa sulla scena: la prevalenza, il trionfo del sistema nervoso sul sistema muscolare: la glorificazione dell'emozione interiore sull'emozione esteriore: la vittoria della specifica coscienza dell'individuo sulla coscienza generica del tipo. (p. 280)
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