Ferdinando Martini: differenze tra le versioni

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*«Pubblico ingrato!» — esclamava la [[Marie Dorval|Dorval]], morendo dimenticata, lei, la grande attrice del rinnovamento romantico, la ''Kitty Bell'' di Chatterton, l'''Adele'' di Antony, la ''Regina'' di Ruy Blas, la ''Jane'' di Maria Tudor; non direbbe cosi la Desclée, se potesse per un momento alzare la testa dalle zolle brune che la {{sic|cuoprono}} nel cimitero di Montmartre. (p. 198)
*Anche la [[Aimée-Olympe Desclée|Desclée]], come il Lachambeaudie<ref>Pierre Lachambeaudie (1806 – 1872), scrittore e poeta francese.</ref>, traversò fidente gli oscuri limbi della ''bohème'', cercando con occhio avido la propria stella tra le nebbie degli orizzonti lontani; anch'ella come il Soulié<ref>Frédéric Soulié (1800 – 1847), romanziere e drammaturgo francese.</ref>, lo spirito ingegnoso e laborioso; come lui spese le forze della gioventù a studiare, a interpretare il terrore, la pietà, l'odio, l'amore, la vendetta, tutte le grandi passioni del cuore umano; e come lui morì precocemente, sgomentata forse da quelle indagini paurose, certamente sfinita da quelle stupende interpretazioni: ''Elle nous émus et elle en est morte!<ref>Ci ha commossi ed è morta!</ref>'' (p. 198)
*Quando la signora [[Adelaide Ristori|Ristori]] andò per la prima volta in Francia, i nostri buoni vicini d'oltre Cenisio furono d'accordo, come non sono quasi mai, nell'affermare che a loro spettava il vanto di averla tratta dalla oscurità nella quale languiva per l'infingarda noncuranza degli Italiani. [[Andrea Maffei (poeta)|Andrea Maffei]], che sapeva come le cose stavano, salutando a quel tempo l'attrice illustre, ammoniva:
:''I plausi nostri | t'erudir nell'agone ov'ora imprimi | solitarie vestigia e siedi in trono; | no, la Senna non fu; noi fummo i primi | a cingerti, o gran donna, il serto e gli ostri | di cui l'onda superba a te fa dono''. (p. 199)
*La Desclée usì dal Conservatorio nel 1855 attrice fredda, compassata, piena di pregiudizi, paurosa di ogni originalità, persuasa che l'eccellenza dell'arte stava tutta nella scrupolosa imitazione del maestro {{NDR|di recitazione Beauvallet}}.<br>Come rideva, molto tempo dopo, di quei suoi primi scrupoli, di quelle sue paure giovanili! Con {{sic|quanto}} profonda convinzione ripeteva la sentenza del Baron<ref>Michel Baron, pseudonimo di Michel Boyron (1653 – 1729), attore e drammaturgo francese.</ref>: «''a recitare non s'insegna!''» (pp. 202-203)
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