Ferdinando Martini: differenze tra le versioni

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*{{NDR|Vincenzo Martini}} Migliore, secondo i bisogni della scena e i principî dell'arte {{NDR|rispetto alla precedente commedia ''Gli educatori''}}, apparve ''Il marito in veste da camera''; dove fra le inesperienze del principiante si scorsero pennellate da maestro; e quelli che furono sempre i pregi precipui dell'autore, la profonda conoscenza del patriziato fiorentino di quel tempo, la italianità dell'eloquio, la umanità dei caratteri, e il fermo proposito di sacrificare l'applauso del pubblico alla verità dei sentimenti e dei costumi; onde certi ardimenti che al Martini tolsero talvolta la gloriucola dei facili trionfi, preparandogli, s'io non m'inganno, posto non inonorato nella storia della nostra letteratura drammatica. (pp. 54-55)
*Appena i [[Comicità|comici]] rimettono fuori la testa dal lago d'acqua benedetta di cui l'ascetismo cristiano inondò il medio evo, eccoti contro di loro, lega formidabile, i padri, i santi, i sinodi, i concilî, i papi, i re, i parlamenti; fioccano sopra di essi decreti, leggi, scomuniche. Per san Tommaso non c'è nessuna differenza fra un attore e una cortigiana; per Filippo Augusto, dare ai comici è come dare al diavolo. Vadano essi intanto a piantare le loro baracche lontano dalla corte, dai tribunali, dalle scuole, dalle chiese; intanto; col tempo li coglierà più rabbiosa che mai l'ira dei vescovi ortodossi e la pedantesca austerità dei giansenisti. (pp. 192-193)
*«Pubblico ingrato!» — esclamava la [[Marie Dorval|Dorval]], morendo dimenticata, lei, la grande attrice del rinnovamento romantico, la ''Kitty Bell'' di Chatterton, l'''Adele'' di Antony, la ''Regina'' di Ruy Blas, la ''Jane'' di Maria Tudor; non direbbe cosi la Desclée, se potesse per un momento alzare la testa dalle zolle brune che la {{sic|cuoprono}} nel cimitero di Montmartre. (p. 198)
*Anche la [[Aimée-Olympe Desclée|Desclée]], come il Lachambeaudie<ref>Pierre Lachambeaudie (1806 – 1872), scrittore e poeta francese.</ref>, traversò fidente gli oscuri limbi della ''bohème'', cercando con occhio avido la propria stella tra le nebbie degli orizzonti lontani; anch'ella come il Soulié<ref>Frédéric Soulié (1800 – 1847), romanziere e drammaturgo francese.</ref>, lo spirito ingegnoso e laborioso; come lui spese le forze della gioventù a studiare, a interpretare il terrore, la pietà, l'odio, l'amore, la vendetta, tutte le grandi passioni del cuore umano; e come lui morì precocemente, sgomentata forse da quelle indagini paurose, certamente sfinita da quelle stupende interpretazioni: ''Elle nous émus et elle en est morte!<ref>Ci ha commossi ed è morta!</ref>'' (p. 198)
*La Desclée usì dal Conservatorio nel 1855 attrice fredda, compassata, piena di pregiudizi, paurosa di ogni originalità, persuasa che l'eccellenza dell'arte stava tutta nella scrupolosa imitazione del maestro {{NDR|di recitazione Beauvallet}}.<br>Come rideva, molto tempo dopo, di quei suoi primi scrupoli, di quelle sue paure giovanili! Con {{sic|quanto}} profonda convinzione ripeteva la sentenza del Baron<ref>Michel Baron, pseudonimo di Michel Boyron (1653 – 1729), attore e drammaturgo francese.</ref>: «''a recitare non s'insegna!''» (pp. 202-203)
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