Differenze tra le versioni di "Wilfred Patrick Thesiger"

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*I [[Beduini|Bedu]] sono le tribù di allevatori di cammelli del deserto arabico. In inglese essi di solito vengono chiamati Beduin, un doppio plurale che essi raramente usano. Io preferisco Bedu e ho fatto uso di questa parola per tutto il corso del libro. In generale essi parlano di se stessi come ''al Arab'', e nel fare riferimento a essi io ho usato indistintamente Bedu e Arabo. In arabo Bedu è plurale e Bedui è singolare, ma, per semplificare, ho usato Bedu sia per il singolare che per il plurale. (pp. 10-11)
*Il [[Deserto dei Dancali|deserto dancalo]] si trova tra l'Altopiano Etiopico e il Mar Rosso, a nord della linea ferroviaria che collegava [[Addis Abeba]] con Gibuti, sulla costa. Era una terra sinistra e dalla sinistra reputazione. Da qualche parte in quella regione, verso la fine del secolo scorso, erano state sterminate le spedizioni di Munzinger, di Giulietti e di Bianchi. (p. 24)
*I [[Dancalia|Dancali]] sono un popolo nomade simile ai Somali. Possiedono cammelli, pecore, capre e bestiame, e le tribù più ricche hanno qualche cavallo che tengono per razziare. Nominalmente sono musulmani. Tra essi la posizione di un uomo dipendeva in grandissima misura dalla sua reputazione come guerriero, che veniva giudicato dal numero di uomini che aveva ucciso e mutilato. Non c'era bisogno che l'altro uomo fosse stato ucciso in uno scontro leale; tutto ciò di cui c'era bisogno per stabilire una reputazione era collezionare il necessario numero di genitali tagliati. (p. 24)
*I Dancali sono divisi in due gruppi, gli Assaaimara e gli Adaaimara. Gli Assaaimara, che sono di gran lunga i più forti, abitano Bahdu e Aussa, e tutte le tribù che avevamo attraversato erano terrorizzate dai guerrieri Bahdu. Gli Adaaimara ci avevano avvertiti che non avremmo avuto alcuma speranza di sfuggire al massacro se fossimo entrati nel Bahdu, che è protetto a sud da un passo tra una bassa scarpata e una palude. (p. 25)
*Due giorni dopo mi arrampicai su una collina e gettai uno sguardo panoramico su [[Sultanato di Aussa|Aussa]]. Era strano pensare che fino a cinquant'anni prima gran parte dell'Africa era stata inesplorata. Ma da allora viaggiatori, missionari, commercianti e amministratori erano penetrati quasi dappertutto. Questo era uno degli ultimi angoli che rimanevano sconosciuti. Sotto di me vi era una pianura quadrata che si stendeva per circa quarantacinque chilometri. Era racchiusa da ogni lato da scure montagne brulle. (p. 28)
*{{NDR|Sul [[Sultanato di Aussa]]}} A est un ininterrotto precipizio cadeva nelle acque del lago Adobada, che aveva una lunghezza di venticinque chilometri. La metà settentrionale della pianura era coperta da una fitta foresta, ma vi erano vaste radure dove riuscivo a vedere pecore, capre e bestiame. Più a sud vi era una grande palude e specchi di acqua aperta, e al di là di questo una fila di vulcani. (pp. 28-29)
*Non ho mai visto un [[Beduini|Bedu]] colpire o maltrattare un cammello. I bisogni del cammello vengono sempre per primi. Non è solo perché l'esistenza del Bedu dipende dal benessere dei suoi animali, ma anche perché egli nutre per loro un vero affetto. Spesso ho osservato i miei compagni vezzeggiarli e baciarli mentre mormoravano loro paroline tenere. (p. 82)
*Assieme ci aggirammo per il [[Tihama]], la calda pianura costiera che si estende tra il Mar Rosso e le montagne, passando per villaggi di casupole di canne e di argilla che facevano pensare all'Africa. La gente di quei posti era di una bellezza fuori del comune, e di modi piacevolmente disinvolti e informali. (p. 73)
*Attorno a noi vi erano le tombe dei morti d'altri tempi: tumuli raggrupppati assieme in luoghi alti. [...] Su alcuni di essi erano state erette delle lastre di roccia, quali le avevo viste erette dai Dancali sui tumuli funerari simili per spaventare le iene e impedire che diseppellissero i cadaveri. (p. 87)
*{{NDR|In riferimento al deserto Rub' al-Khali}} [[Bertram Thomas]] provò che questo deserto non era inattraversabile come si riteneva una volta. Il suo obiettivo era stato di attraversarlo, e naturalmente lo aveva fatto per la via più facile, dove le dune erano piccole e i pozzi, ben noti alle guide rashid, erano frequenti. Oggi questo percorso non presenterebbe alcuna reale difficoltà, perché il viaggiatore saprebbe che cosa lo aspetta. Ma sapevoc he sminuire l'impresa di Thomas dicendo che il suo percorso si rivelò facile sarebbe altrettanto ingiustificabile che sminuire la priam scalata di una grande montagna, perché era stata fatta lungo la parete più facile. (p. 118)
*Rimanemmo là lietamente a conversare, ed egli mi spiegò i nomi delle piante che crescono nelle [[Rub' al-Khali|Sabbie]]. Il tribolo era lo ''zahra''; l'eliotropio che cresceva sulla sabbia dura degli avvallamenti era il ''rimram''; e il carice infiocchettato era il ''qassis''. Il cespuglio sotto il quale sedevamo, i cui fragili rami che crescevano in ogni direzione erano allietati da soffici palle gialle, era l'''abal'', ed era un cibo ottimo per un cammello assetato. Mi disse i nomi di altre piante e arbusti: ''harm'', il cespuglio di sale di un verde brillante; ''birkan'', ''ailqi'', ''sadam'', e diversi altri. Li conosceva tutti. (pp. 127-128)
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