Differenze tra le versioni di "Francesco Guccini"

*''Il vecchio e il bambino'' ha il sapore di una storia di fantascienza ma non ha nulla a che vedere, nonostante i pur lodevoli tentativi d'interpretazione di molti, con lo smog, la polluzione e l'inquinamento. [...] ''Il vecchio e il bambino'' parla dell'olocausto nucleare. È una canzone intoccabile. I miei ''fans'' non sopporterebbero di vederla estromessa dalle scalette dei miei concerti, almeno così dicono. (p. 110)
*{{NDR|Riferito all'album ''Stanze di vita quotidiana'' (1974)}} [...] il disco che più ho odiato nella mia vita. (p. 117)
*E ancora adesso, più che concerti, i miei spettacoli sembrano serate da osteria trascorse con gli amici, dove, in tempi e momenti diversi, puoi trovare musica, risate, momenti comici intervallati da altri serissimi, invettive, commozione, teatralità e dove tutto può cambiare da un attimo all'altro, grazie all'interazione con la gente. Credo di essere l'unico musicista rimasto a parlare e scherzare anche per un quarto d'ora di seguito, senza che nessuno mi abbia mai urlato di smettere di parlare e ricominciare a suonare. Ancora adesso non riesco a capire chi suona cinque sere la settimana. Se facessi anch'io così, diventerebbe un lavoro da impiegato. E poi, il mio continuo interloquire con il pubblico è dato dall'attualità. Vado a braccio, improvviso in base a quello che ho letto sui giornali. Se cantassi tutte le sere, dovrei replicare le battute e questo non mi piacerebbe affatto. (p. 120)
*{{NDR|Negli anni settanta}} C'era anche un altro motivo a tenermi lontano dai concerti. Sono stato uno dei pochi cantautori a non subire processi pubblici, ma ho conosciuto anch'io momenti assurdi. Il cantautore, in quegli anni, doveva essere una sorta di francescano laico che andava in giro vestito di saio e sandali, pronto a offrirsi a chiunque lo richiedesse. (pp. 120 e 122)
*L'idea del cantautore scalzo e seminudo come portatore di saggezza o di messaggi per il popolo mi faceva ridere. Io canto quando posso, come posso. Se vi va di ascoltarmi bene, altrimenti amici come prima. Non sono, per usare le parole di [[Elio Vittorini|Vittorini]] il pifferaio della rivoluzione. (p. 123)
*La mia geografia musicale non ha cambiato confini, è rimasta sostanzialmente la stessa. A differenza di mia figlia, che la usa come sottofondo per ogni attività quotidiana e che mi propina suoni inudibili come impronunciabili sono i nomi dei gruppi che li propongono, ascolto poca musica: i colleghi cantautori per curiosità, gli argentini per amore. (p. 128)
*La maggior parte dei miei brani è condotta sul filo della memoria, coniugata più al passato che al presente o al [[futuro]]. Guardo al passato soprattutto perché si carica di mitico e di eroico. Nasce l'aneddoto, interviene la tendenza al favolistico, si smussano gli angoli, tendi a dimenticare il negativo, al limite scivoli nel nostalgico, nel malinconico. Il passato è di per sé narrazione, il presente è cronaca, il futuro è l'ignoto. Credo che il futuro sia la somma di tutti i nostri giorni passati. E non solo: anche dei giorni di chi è vissuto prima di noi, dei giorni di chi incontri per strada. (p. 128)
 
==Citazioni su Francesco Guccini==
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