Differenze tra le versioni di "Francesco Guccini"

*Prima ti esibivi con il tuo gruppo e poi fungevi da accompagnamento a qualcuno più famoso di te. In genere andava tutto bene, ma capitavano sere in cui niente andava per il verso giusto. Tipo quella sera. Non ricordo con esattezza se la stella fosse [[Nunzio Gallo]], allora popolarissimo, oppure [[Narciso Parigi]], uno stornellatore toscano che aveva una voce da tenore leggero. Credo fosse Nunzio Gallo. Per farla breve, nessuno dei Gatti conosceva le sue canzoni e nemmeno sapeva leggere gli spartiti, che erano enormi, grandi come lenzuoli. Noi bluffammo alla grande e rassicurammo Nunzio Gallo dicendo che ci avrebbe pensato il pianista, a seguirlo. In realtà, il pianista, cioè Marino {{NDR|Salardini}}, non aveva la più pallida idea di dove andare a parare e così dava delle martellate sui tasti da far venire il mal di mare. Da gran professionista qual era, Nunzio Gallo continuava a cantare cercando di non andare fuori tempo, ma tra una canzone e l'altra si voltava verso di noi dicendo a mezza voce ma in realtà ben udibile a tutti: "Ma che cazzo sta facendo quell'idiota?"- Mosso a compassione, provai ad accompagnarlo io con la chitarra, ma riuscii solo a limitare i danni. Fu un'esperienza devastante. (pp. 60-61)
*La musica era un ottimo collante per l'amicizia, per fare gruppo, e al tempo stesso valeva anche il discorso inverso: l'amicizia ti invogliava a metter su un complesso e far musica. (p. 62)
*[[Adriano Spatola]] lo ricordo magrissimo. Quando me lo presentarono, in centro, ebbi come un'epifania e compresi a fondo la differenza tra [[Bologna]] e [[Modena]]. Un amico comune mi disse: "Lui è Adriano Spatola, poeta". A Modena nessuno avrebbe mai detto una cosa simile, perché l'essere poeta non era ancora uno ''status'' riconosciuto. Spatola era un anarcoide, ma a modo suo. Aveva anche organizzato per benino un attentato, tirando una molotov contro la questura. Per farsi coraggio era entrato in un bar per tirarsi su con del vino, ma si era fatto qualche bicchierino di troppo e quando fu il momento di lanciare la molotov, un po' perché non le sapeva fare un po' perché sbagliò la mira e colpì un portone a fianco, non successe assolutamente nulla. Allora lui, ligio al dovere di anarchico ma anche di sbronzo, si precipitò dai poliziotti dicendo: "Arrestatemi, sono responsabile di un attentato contro la Questura, ho appena lanciato una bomba molotov fallendo purtroppo il bersaglio". Fu scambiato per un ubriaco e accompagnato sulla via di casa, nonostante l'insistenza con la quale tentava disperatamente di convincerli a metterlo in galera. (pp. 71-72)
*Nel 1963 tornai da militare e mi iscrissi nuovamente all'università. Il primo esame che sostenni fu Storia medievale. Il docente era il fratello di [[Romano Prodi]], Guardò il libro e vide che l'esame precedente era Filologia Romanza, anno 1959. E prima di darmi 28, sorrise ironicamente e disse, riferito al lasso di tempo tra i due esami: "Vedo che l'ha preparato bene...". (p. 77)
*Non mi sono mai laureato, purtroppo. Ho dato tutti gli esami ma mi manca la tesi. Qualche anno fa, quando cominciai a lavorare al vocabolario sul dialetto pavanese, pensai che avrei potuto utilizzare quegli studi anche come tesi. Ma quando mi chiesero le tasse arretrate per oltre dieci milioni - l'ultimo esame l'avevo infatti dato nel 1970 - cambiai idea, ritenendo che avrei fatto meglio a spendere quei soldi in altro modo. (p. 79)
 
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