Differenze tra le versioni di "Milovan Gilas"

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*La [[Guerra in Bosnia ed Erzegovina|guerra che si combatte oggi in Bosnia-Erzegovina]] non è altro che la continuazione della Seconda guerra mondiale, ma questa volta senza i comunisti, senza i partigiani.<ref name="titoilgrande">Citato in [https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/07/22/all-ombra-di-tito-il-grande.html?ref=search All'ombra di Tito il grande], ''Repubblica.it'', 22 luglio 1993</ref>
*Ci sono solo tre nazionalismi: il serbo, il croato, il musulmano. Un nuovo fascismo, diverso da quello italiano o dal nazismo: un fascismo anarchico, violento, intollerante. Il vecchio banditismo politico balcanico, che l'Occidente non ha saputo riconoscere: con questa gente puoi pure negoziare, ma raggiungere un compromesso è impossibile.<ref name="titoilgrande"/>
 
{{Int|Da ''[https://archivio.unita.news/assets/main/1995/06/11/page_029.pdf Milovan Gilas. «Il mio 1956»]''|''New Leader'', 19 novembre 1956; riportato ne ''L'Unità'', 11 giugno 1995}}
*I cambiamenti che hanno avuto luogo in Polonia significano il trionfo del comunismo nazionale - cosa che, in forma diversa, abbiamo già visto prodursi in Jugoslavia. Il [[Rivoluzione ungherese del 1956|sollevamento d'Ungheria]] è di tutt'altro significato: è un fenomeno nuovo che, forse, non riveste significato meno grande della Rivoluzione francese o della Rivoluzione russa.
*L'esperienza jugoslava sembra provare che il comunismo nazionale è incapace di trascendere le frontiere del comunismo, in modo da istituire delle riforme capaci di trasformare uno Stato comunista e di condurlo gradualmente verso la libertà. Questa esperienza sembra dimostrare che il comunismo nazionale non può non fare nient'altro che rompere con Mosca e, seguendo modalità e stile nazionale propri, costruire in fondo un sistema comunista identico al modello. Cionostante, nulla sarebbe più falso che ritenere che l'esperienza jugoslavia possa essere ripetuta in qualunque paese dell'Europa dell'Est.
*La cricca staliniana è scomparsa, ma il regime comunista stesso è stato ripudiato. Mosca ha dapprima cercato di corprire il suo intervento portando al potere il comunismo nazionale nella persona di [[Imre Nagy]]. Ma Nagy non ha potuto instaurare il comunismo nazionale se non con l'aiuto delle baionette sovietiche, il che significa la fine stessa del comunismo. Finalmente costretto a scegliere tra l'occupazione sovietica e l'indipendenza, Nagy ha coraggiosamente deciso di sacrificare il partito ed il governo comunista - che era già malridotto - alla salvezza della patria ed al gusto della libertà.
*Se la rivoluzione ungherese avesse potuto non solo instaurare un regime democratico, ma anche preservare la nazionalizzazione dell'industria pesante e del credito, avrebbe esercitato una terribile influenza su tutti i paesi comunisti, compresa l'Urss. Avrebbe dimostrato non solo che il totalitarismo non è necessario per proteggere la classe operaia dallo sfruttamento (vale a dire per «costruire il socialismo») ma anche che non è che una scusa che permette lo sfruttamento della classe operaia da parte della burocrazia e di una nuova classe dirigente. Mosca, dunque, ha combattuto la rivoluzione ungherese, tanto per ragioni riguardanti la politica estera, che altre riguardanti la politica interna. Proprio come la rivolta jugoslava aveva rivelato l'imperialismo esercitato da Mosca verso i paesi comunisti, così la rivoluzione ungherese rivela che il regime sovietico, a casa sua, altro non è che una dominazione totalitaria esercitata da una nuova classe di sfruttatori, la burocrazia del partito.
*Nessuno può predire con esattezza dove si fermerà Mosca. Per il momento, l'Urss fa il doppio gioco: riconosce a fior di labbra il comunismo nazionale, ma ne mina le fondamenta, non potendo rinunciare alla sua egemonia imperialista. Naturalmente, essa in modo menzognero intitola il suo intervento e le sue pressioni come «aiuto» al comunismo e «misure di sicurezza» verso le nazioni soggette. Ma ciò non è che secondario per Mosca. La sua politica nei confronti delle nazioni comuniste riflette chiaramente una volontà di resistere al crollo dell'impero russo, di mantenere il ruolo dirigente del comunismo sovietico - questa volontà è perfettamente dimostrata dai mezzi di cui fa uso per servirsi del comunismo nazionale come di una maschera per il suo espansionismo imperialista.
 
{{Int|Da ''[https://archivio.unita.news/assets/main/1987/11/28/page_002.pdf Gli Stati jugoslavi]''|Intervista di Gabriel Bertinetto, ''L'Unità'', 28 novembre 1987}}
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