Aurelio Bianchi-Giovini: differenze tra le versioni

La Repubblica di Milano dopo la morte di Filippo Maria Visconti: incipit
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(La Repubblica di Milano dopo la morte di Filippo Maria Visconti: incipit)
*Secondo i teologhi della Frigia (che per essere sul paese potevano essere meglio informati) il quarto Evangelio era opera non dell'apostolo [[Giovanni apostolo ed evangelista|Giovanni]], ma dell'eretico Cerinto, che per ingannare i fedeli usurpava un nome venerabile, come lo aveva usurpato fingendo l'Apocalisse; e secondo il vescovo di Lione era genuinamente di Giovanni, che lo aveva scritto contro la dottrina di Cerinto: quelli vi trovavano i dogmi cerintiani; questo la confutazione. (vol. I, p. 43)
 
==[[Incipit]] di ''Biografiaalcune di frà Paolo Sarpi''opere==
===''Biografia di frà Paolo Sarpi''===
Il nome di {{sic|Frà}} Paolo è popolare in tutta l'Europa, e ciò non pertanto non abbiamo che assai imperfette notizie intorno alla sua vita. Gli articoli che la riguardano inseriti nelle raccolte biografiche sono zeppi di errori, né mi ha fatto meraviglia di leggere nella Biografia Universale stampata recentemente a Venezia, nella patria del Sarpi, spacciate sul conto suo le più grosse falsità del mondo: non mi ha fatto meraviglia, ripeto, perché la riputazione di questo grand'uomo essendo stata lungamente in mano ad un ordine di persone che lo avea sacro ad un odio fanatico, ove a loro sottratto non lo avesse il secolo che sempre va innanzi e approva tutto che egli fece e scrisse, Frà Paolo sarebbe tra quelli che giacciono oppressi dalle superstizioni della loro età, e dalla ingiustizia de' giudizi del mondo.
 
===''La Repubblica di Milano dopo la morte di Filippo Maria Visconti''===
La sera del 13 agosto cessava di vivere Filippo Maria, ultimo de' Visconti; e i Milanesi ne seppero la morte prima di sapere ch'ei fosse ammalato, tanto egli, già da più anni, traeva un esistenza misteriosa. Ei moriva senza figliuoli, lasciava i popoli stanchi di una tirannide più sorda che violenta; lasciava le finanze esauste, una guerra coi Veneziani che stavano quasi alle porte di Milano, nessun successore e molti pretendenti. Si fecero i suoi funerali, ma in fretta e senza pompa, e quasi tumultuariamente. Imperocché appena sparsasi la nuova della sua morte tutta la città fu in sussulto: dapertutto un gridare, un tumultuare, un correre all'armi: chi ne diceva una e chi un altra, e le opinioni erravano incerte o contradittorie. Sol una era concorde: il fastidio de' passati abusi.
 
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