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*{{NDR|[[Arthur Wing Pinero]]}} A vederlo non lo si direbbe quello che è. Ha tutta la compostezza di un borghese facoltoso; anche il volto sbarbato, dall'occhio piccolo e nero come il carbone, dal sopracciglio sporgente a tettuccio e sempre foltissimo, malgrado lo strazio che ne hanno fatto i suoi caricaturisti, non ha proprio – buon per lui! – l'espressione stereotipata di un artista {{sic|inspirato}}! Ma nella conversazione si avverte subito la vena sottile e quieta di un umorismo sapiente. (cap. II, p. 68)
*La libertà e la bellezza inspirano tutta l'opera dello [[Algernon Swinburne|Swinburne]]: libertà classica e bellezza pagana. Nessun altro inglese ha impeti più incomposti e ribellioni più generose: nessuno vibra di tante emozioni cosi potenti e di tanti abbandoni cosi voluttuosi. (cap. V, p. 188)
*La sua poesia polifona ha qualche cosa del mare che lo [[Algernon Swinburne|Swinburne]] ama con tanto trasporto e canta con tanto splendore d'immagini: fluida e straripante, ondeggia maestosamente, deliziata della sua stessa potenza e della sua forza; sbatte contro i credi e le leggi degli uomini, come contro scogli immani, e nell'urto si rompe, rimbalza e si frange in mille iridescenze fantastiche. E del mare che abbraccia tutti i lidi e tutti i popoli essa ha pure l'infinita larghezza e la simpatia universale, onde di tutti i poeti inglesi, antichi e moderni, lo Swinburne è quello che noi stranieri comprendiamo e sentiamo di più. (cap. V, p. 188)
*Gli è che ai tre maggiori poeti dell'era vittoriana mancò la dote prima e più necessaria per il teatro. Lirico lo [[Algernon Swinburne|Swinburne]], epico il [[Alfred Tennyson|Tennyson]], analitico il [[Robert Browning|Browning]], nessuno fu mai capace di vedere il mondo obiettivamente: nessuno ebbe quella che gli inglesi chiamano la ''stereoscopic imagination'', cioè la facoltà di metterci davanti le cose nella loro solidità.<br>Tale immaginazione possiede invece [[Thomas Hardy]] e sua è una delle più curiose e interessanti contribuzioni al teatro letterario. (cap. V, p. 201)
*Thomas Hardy è un grande pessimista. La sua fisionomia di pensatore e di artista sta tutta qui. Ma questa basta a fermarne l'originalità. I moderni, generalmente, traggono il loro pessimismo dall'impressione, dallo studio e dalla rappresentazione più della società che dell'individuo. [...]. Nei romanzi dell'Hardy è altra cosa.<br>Il suo lo si potrebbe definire un pessimismo puro. Esso gli è {{sic|inspirato}} non dalla società umana, ma dall'uomo; non da tutto ciò che è contingente nella vita, ma dalla vita in sé e per sé, dallo stesso fenomeno biologico. (cap. V, pp. 202-203)
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