Libro dei Giudici: differenze tra le versioni

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*[[Giaele]] uscì incontro a Sisara e gli disse: "Fermati, mio signore, fermati da me: non temere". Egli entrò da lei nella sua tenda ed essa lo nascose con una coperta. Egli le disse: "Dammi un po' d'acqua da bere perché ho sete". Essa aprì l'otre del latte, gli diede da bere e poi lo ricoprì. Egli le disse: "Sta' all'ingresso della tenda; se viene qualcuno a interrogarti dicendo: C'è qui un uomo?, dirai: Nessuno". Ma Giaele, moglie di Eber, prese un picchetto della tenda, prese in mano il martello, venne pian piano a lui e gli conficcò il picchetto nella tempia, fino a farlo penetrare in terra. (4, 18 – 21)
*''Era cessata ogni autorità di governo, | era cessata in Israele, | fin quando sorsi io, Dèbora, | fin quando sorsi come madre in Israele.'' (5, 7)
*''Sia benedetta fra le donne Giaele,| la moglie di Eber il Kenita, | benedetta fra le donne della tenda! || Acqua egli chiese, latte essa diede, | in una coppa da principi offrì latte acido. || Una mano essa stese al picchetto | e la destra a un martello da fabbri, | e colpì Sisara, lo percosse alla testa, | ne fracassò, ne trapassò la tempia.'' (5, 24 – 26)
*''Così periscano tutti i tuoi nemici, Signore! | Ma coloro che ti amano siano come il sole, | quando sorge con tutto lo splendore.'' (5, 31)
*Gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e il Signore li mise nelle mani di [[Madianiti|Madian]] per sette anni. La mano di Madian si fece pesante contro Israele; per la paura dei Madianiti gli Israeliti adattarono per sé gli antri dei monti, le caverne e le cime scoscese. Quando Israele aveva seminato, i Madianiti con i figli di Amalek e i figli dell'oriente venivano contro di lui, si accampavano sul territorio degli Israeliti, distruggevano tutti i prodotti del paese fino all'ingresso di Gaza e non lasciavano in Israele mezzi di sussistenza: né pecore, né buoi, né asini. Poiché venivano con i loro armenti e con le loro tende e arrivavano numerosi come le cavallette – essi e i loro cammelli erano senza numero – e venivano nel paese per devastarlo. Israele fu ridotto in grande miseria a causa di Madian e gli Israeliti gridarono al Signore. (6, 1 – 6)
*Gedeone arrivò al Giordano e lo attraversò. Ma egli e i suoi trecento uomini erano stanchi e affamati. Disse a quelli di [[Succot (Gad)|Succot]]: "Date focacce di pane alla gente che mi segue, perché è stanca e io sto inseguendo Zebach e Zalmunna, re di Madian". Ma i capi di Succot risposero: "Tieni forse già nelle tue mani i polsi di Zebach e di Zalmunna, perché dobbiamo dare il pane al tuo esercito?". Gedeone disse: "Ebbene, quando il Signore mi avrà messo nelle mani Zebach e Zalmunna, vi strazierò le carni con le spine del deserto e con i cardi". Di là salì a [[Penuel]] e parlò agli uomini di Penuel nello stesso modo; essi gli risposero come avevano fatto quelli di Succot. Egli disse anche agli uomini di Penuel: "Quando tornerò in pace, abbatterò questa torre". [...] Poi Gedeone, figlio di Ioas, tornò dalla battaglia per la salita di Cheres. Catturò un giovane della gente di Succot e lo interrogò; quegli gli mise per iscritto i nomi dei capi e degli anziani di Succot: settantasette uomini. Poi venne alla gente di Succot e disse: "Ecco Zebach e Zalmunna, a proposito dei quali mi avete insultato dicendo: Hai tu forse già nelle mani i polsi di Zebach e Zalmunna perché dobbiamo dare il pane alla tua gente stanca?". Prese gli anziani della città e con le spine del deserto e con i cardi castigò gli uomini di Succot. Demolì la torre di Penuel e uccise gli uomini della città. (8, 4 – 17)
*Allora gli Israeliti dissero a Gedeone: "Regna su di noi tu e i tuoi discendenti, poiché ci hai liberati dalla mano di Madian". Ma Gedeone rispose loro: "Io non regnerò su di voi né mio figlio regnerà; il Signore regnerà su di voi". Poi Gedeone disse loro: "Una cosa voglio chiedervi: ognuno di voi mi dia un pendente del suo bottino". I nemici avevano pendenti d'oro, perché erano Ismaeliti. Risposero: "Li daremo volentieri". Egli stese allora il mantello e ognuno vi gettò un pendente del suo bottino". Il peso dei pendenti d'oro, che egli aveva chiesti, fu di millesettecento sicli d'oro, oltre le lunette, le catenelle e le vesti di porpora, che i re di Madian avevano addosso, e oltre le collane che i loro cammelli avevano al collo. Gedeone ne fece un ''[[efod]]'' che pose in Ofra sua città; tutto Israele vi si prostrò davanti in quel luogo e ciò divenne una causa di rovina per Gedeone e per la sua casa. (8, 22 – 27)
*''Si misero in cammino gli [[albero|alberi]] | per ungere un re su di essi. | Dissero all'[[ulivo]]: | Regna su di noi. || Rispose loro l'ulivo: | Rinuncerò al mio olio, | grazie al quale | si onorano dei e uomini, | e andrò ad agitarmi sugli alberi? || Dissero gli alberi al [[fico]]: | Vieni tu, regna su di noi. || Rispose loro il fico: | Rinuncerò alla mia dolcezza | e al mio frutto squisito, | e andrò ad agitarmi sugli alberi? || Dissero gli alberi alla [[vigneto|vite]]: | Vieni tu, regna su di noi. || Rispose loro la vite: | Rinuncerò al mio [[mosto]] | che allieta dei e uomini, | e andrò ad agitarmi sugli alberi? || Dissero tutti gli alberi al [[rovo]]: | Vieni tu, regna su di noi. || Rispose il rovo agli alberi: | Se in verità ungete | me re su di voi, | venite, rifugiatevi alla mia ombra; | se no, esca un fuoco dal rovo | e divori i [[cedro del Libano|cedri del Libano]].'' (9, 8 – 15)
*Dopo Abimèlech, sorse a salvare Israele [[Tola (giudice)|Tola]], figlio di Pua, figlio di Dodo, uomo di Issacar. Dimorava a Samir sulle montagne di Efraim; fu giudice d'Israele per ventitré anni, poi morì e fu sepolto a Samir. Dopo di lui sorse [[Iair]], il Galaadita, che fu giudice d'Israele per ventidue anni; ebbe trenta figli che cavalcavano trenta asinelli e avevano trenta città, che si chiamano anche oggi i [[Villaggi di Iair]] e sono nel paese di Gàlaad. Poi Iair morì e fu sepolto a Kamon. (10, 1 – 5)
*[[Sansone]] scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di Timna, ecco un [[leone]] venirgli incontro ruggendo. Lo spirito del Signore lo investì e, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto. [...] Dopo qualche tempo [...] uscì dalla strada per vedere la carcassa del leone: ecco nel corpo del leone c'era uno sciame d'api e il [[miele]]. [...] Sansone disse loro {{NDR|ai Filistei}}: "Voglio proporvi un indovinello [...]. ''Dal divoratore è uscito il cibo | e dal forte è uscito il dolce''". [...] Gli uomini della città, il settimo giorno, prima che tramontasse il sole, dissero a Sansone: "''Che c'è di più dolce del miele? | Che c'è di più forte del leone?''". (14, 5 – 18)