Differenze tra le versioni di "Friedrich Nietzsche"

*Vivere con immensa e superba imperturbabilità; sempre al di là. (284; 2007)
*Un [[filosofo]]: un uomo, cioè, che costantemente vive, vede, ascolta, sospetta, spera, sogna cose fuori dell'ordinario; che vien còlto dai suoi stessi pensieri quasi dal di fuori, dall'alto e dal basso, come da quel genere di avvenimenti e di fulmini che è ''suo proprio''; e forse è egli stesso una procella che si avanza gravida di nuovi fulmini; un uomo fatale, intorno al quale c'è sempre un brontolio e un rovinio, qualcosa che si cretta e sinistramente accade. Un filosofo: ahimè, un essere che spesso sfugge a se stesso, spesso ha timore di sé – tuttavia è troppo curioso per non "tornare" sempre di nuovo "a sé" [...]. (292; 2007)
*Il vizio olimpico. — A dispetto di quel filosofo, che da vero inglese cercò di calunniare il [[risata|riso]] presso tutti i pensatori — «il riso è una grave infermità della natura umana, che ogni esser pensante dovrà saper vincere» ([[Thomas Hobbes|Hobbes]]) — io mi permetterei di istituire persino una classificazione dei filosofi a seconda della classe cui il loro riso appartiene — sino ad arrivare a coloro che sono capaci del riso ''aureo''. E supposto che anche gli Dei s'occupino di filosofia, alla quale supposizione mi sento portato da varie ragioni — io non dubito, ch'essi sapranno ridere in un modo nuovo e superumano — in ispecie di tutte le cose le più serie! Gli dei sono inclinati allo scherno; persino nelle cose sacre sembra non si possano trattenere dal ridere (284; 1898)
*Gli dèi amano motteggiare: pare che nemmeno nelle sacre azioni possano impedirsi di ridere. (294; 2007)
*Proprio le donne, sullo sfondo di tutta la loro personale vanità, hanno pur sempre un loro impersonale disprezzo – verso «la donna». (IV, "Sentenze e intermezzi")<ref name=sordi/>