Differenze tra le versioni di "Giorgio Gaber"

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*Perché lì {{NDR|nel brano ''Le strade di notte''}} Gaber canta il nostro mestiere, un mestiere notturno, la ricerca di un'intuizione, la speranza di trovare qualcosa cercando. Nel cielo che di notte sembra grondi di più di note, suggestioni, ispirazioni. ([[Claudio Baglioni]])
*Perché un ingenuo? Perché anche lui tutto sommato aveva nutrito la sua bella utopia: l'idea di cambiare il mondo con le parole. Lui che dai Settanta aveva cantato con ironia la psicopatologia dell'individuo lasciato solo con i propri tic ma ancora ansioso di ritrovare se stesso in una matura collettività civile, doveva riconoscere che, tramontate le ideologie e stramorti i partiti, l'unico luogo di condivisione era ormai il mercato dio e demonio. ([[Paolo Di Stefano]])
*Però lo faceva apposta, a toccare nervi scoperti. L'ha sempre fatto; e in fondo questa è stata la cosa che me lo faceva amare di più. Parlava di [[Bettino Craxi|Craxi]] o [[Ciriaco De Mita|De Mita]], criticava certa sinistra, faceva satira pura... Ma alla fin fine, di base, si rivolgeva sempre all'uomo. Puntando spesso il dito persino contro di sé, in spettacoli che proponevano testi di taglio quasi psicanalitico, in brani che indagavano i rapporti tra l'uomo e il suo inconscio. E ovviamente, puntando spesso il dito pure verso i suoi simili, cioè noi. Come devono fare i grandi artisti, si assumeva il rischio di denunciare. E di prendersi i relativi fischi. ([[Claudio Bisio]])
*Quando abbiamo ascoltato per la prima volta le canzoni di Giorgio Gaber è stato folgorante. Quello che stiamo tentando di fare nella nostra carriera, lui riusciva perfettamente a farlo già nei primi anni Settanta. Fare rock, potremmo dire. Non il rock malinteso come autodistruzione, il rock come linguaggio. Un linguaggio che permette di rispondere in profondità a chiunque impedisca al singolo di essere libero: praticamente, culturalmente, intellettualmente. ([[J-Ax]])
*Ripenso a Giorgio Gaber e mi viene in mente [[Ugo Tognazzi]], perché entrambi hanno saputo cambiare pelle più volte. Dall'avanspettacolo al varietà a Cannes. Dal rock snodato con [[Enzo Jannacci|Jannacci]] e [[Adriano Celentano|Celentano]] alla prima serata televisiva al teatro canzone. Restando sempre se stessi, anche negli errori. Ripenso a Giorgio Gaber e mi viene in mente [[Beppe Grillo|Grillo]]. Gaber, soprattutto dopo le prime speranze frustrate di cambiamento, era diventato un antipolitico ante litteram, che lanciava attacchi veementi contro ogni schieramento. Tanto che oggi tutti, dalla sinistra alla destra a [[Comunione e Liberazione]], tendono a spartirsene le vesti, dicendo «Era uno dei nostri», come hanno fatto anche con [[Pier Paolo Pasolini|Pasolini]]. Quest'anno è uscito persino un articolo dell'Osservatore Romano pieno di lodi e che ho trovato sconcertante. Gaber aveva di sicuro un pubblico più colto, meno schiumante, rumoroso e ingenuo di quello di Grillo. Ma sono i frutti di tempi diversi. ([[Tommaso Labranca]])
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