Differenze tra le versioni di "Carl Gustav Jung"

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*Comprendendo l'inconscio ci liberiamo del suo dominio.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della psicologia'', traduzione di Giuliana Lupi, Gribaudo, 2018, p. 107. ISBN 9788858015018</ref>
*{{NDR|Affermava di sentirsi diviso in due}} Da una parte il buon padre di famiglia e stimato medico, dall'altra una sorta di sciamano che lottava con i blocchi della coscienza.<ref>Citato in ''Il venerdì di Repubblica'', 23 ottobre 2009.</ref>
*{{NDR|Il [[processo di individuazione]]}} esige il rappoltorapporto umano. [...] Questo è il nocciolo, che va sempre tenuto presente, del fenomeno del transfert, perché il rapporto col [[Sé]] è al tempo stesso il rapporto con gli altri uomini, e nessuno può avere un rapporto col suo prossimo, se prima non l'ha con se stesso. <ref>Da Carl Gustav Jung, ''Psicologia della traslazione'', in OP, XVI, p. 2411.; Citatocitato in Adriana Mazzarella, ''Alla ricerca di Beatrice. {{small|Dante e Jung}}'', Edizioni Edra, Milano, 2017, p. 521. ISBN 978-88-214-4070-0</ref>
*È come se nel nostro inconscio ci fosse una profonda consapevolezza, basata unicamente su esperienze inconsce, che determinate cose nate in un preciso momento dell'anno sono dotate di qualità specifiche, così che, grazie a quella conoscenza empirica immagazzinata nel nostro inconscio, noi siamo sempre più o meno uniformati al tempo.<ref>Citato in Luciana Marinangeli, ''Risonanze celesti'', Marsilio, 2007, p. 187.</ref>
*Gli eventi microfisici includono l'osservatore così come il modello soggiacente a ''[[I Ching]]'' include le condizioni soggettive, cioè psichiche, nella totalità della situazione presente. La causalità descrive la sequenza temporale degli eventi, la [[sincronicità]] (in [[Cina]]) riguarda la coincidenza temporale.<ref>Citato in von Franz, ''Psiche e materia'', p. 81.</ref>
*Il carattere collettivo degli [[Archetipo|archetipi]] si manifesta anche in coincidenze conformi al senso, come se l'archetipo (o l'inconscio collettivo) vivesse non solo nell'individuo stesso, ma anche fuori, cioè nel suo ambiente, o come se si trovasse quale inviante e ricevente nello stesso spazio psichico, e rispettivamente nello stesso tempo (in casi di [[precognizione]]). Poiché nel mondo psichico non c'è alcun corpo che si muova come nello spazio, non esiste neppure il tempo. Il mondo archetipico è «eterno», cioè al di fuori del tempo, ed è dovunque, poiché nelle condizioni psichiche, cioè archetipiche, non esiste alcuno spazio. Ove s'impone un archetipo, possiamo tener conto dei fenomeni [[Sincronicità|sincronistici]], cioè di corrispondenze acausali, di fatti ordinantisi parallelamente al tempo.<ref>Dalla lettera a Smythies, il 29 febbraio 1952; citato in von Franz, ''Psiche e materia'', p. 95.</ref>
*Il concetto di «[[ordine]]» non è identico a quello di «senso». Anche un'entità organica, pur avendo in sé un senso compiuto, non è necessariamente piena di senso nel contesto globale. Se ad esempio il mondo fosse finito nell'Oligocene, per l'uomo non avrebbe avuto alcun senso. Senza la coscienza riflettente dell'uomo il mondo ha un'enorme assenza di senso, poiché l'[[uomo]], nella nostra esperienza, è l'unico essere che può costatare il «senso».<ref>Dalla lettera a Smythies, il 29 febbraio 1952; citato in von Franz, ''Psiche e materia'', p. 197.</ref>
*Il processo di individuazione è un fenomeno limite della psiche e richiede condizioni particolarissime per diventare cosciente. Si tratta forse della fase iniziale di uno sviluppo di cui un'umanità futura imboccherà la via, ma che, come deviazione patologica, ha portato intanto l'Europa alla catastrofe. Sembrerà forse superfluo illustrare una volta ancora la differenza — chiarita ormai da tempo — tra il divenire cosciente e la realizzazione del Sé (individuazione). Continuo a vedere però che ''il processo di individuazione è confuso con il divenire cosciente dell'io'', e quindi l'Io viene identificato col Sé, con l'ovvia conseguenza di una irrimediabile confusione. Perché in tal modo l'individuazione diventa semplice ''egocentrismo e autoerotismo''. Invece il Sé racchiude infinitamente di più che un Io soltanto, come dimostra da tempo immemorabile la simbologia: esso è l'altro o gli altri esattamente come l'Io. L'individuazione non esclude, ma include il mondo. <ref>Da C.G. Jung, ''Considerazioni sull'essenza della psiche'', in OP, VIII, pp. 242-243.; Citatocitato dain Adriana Mazzarella, ''Alla ricerca di Beatrice.'' <small>Dante e Jung</small>, Edizioni Edra, 2017, p. 345. ISBN 978-88-214-4070-0 p. 345</ref>
*L'inconscio personale poggia su uno strato più profondo... che io chiamo inconscio collettivo.<ref>Citato in AA.VV., ''Il libro della psicologia'', traduzione di Giuliana Lupi, Gribaudo, 2018, p. 105. ISBN 9788858015018</ref>
*La scarpa che sta bene ad una persona sta stretta a un'altra: non c'è una ricetta di vita che vada bene per tutti.<ref>Da ''L'uomo moderno alla ricerca dell'anima''.</ref>
*Non è affatto vero che io provenga esclusivamente da [[Sigmund Freud|Freud]]. La mia impostazione scientifica e la teoria dei complessi precedono il mio incontro con Freud. I maestri che mi hanno influenzato in maggior misura sono [[Eugene Bleuer|Bleuer]], [[Pierre Janet]] e [[Théodore Flournoy]].<ref>Da ''Archivio Jung, Zurigo''; citato in ''Libro rosso. Liber Novus'', p. 197-a.</ref>
*Non si può invertire il giro della ruota e tornare a credere per forza ciò «di cui si sa che non è». Ma si può provare a render conto del significato dei simboli.<ref>Citato in [[Piergiorgio Odifreddi]], ''Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove'', Einaudi, 2008.</ref>
*Partendo dalle scienze naturali, e del tutto alieno da ogni intento religioso, [[Freud]] ha sollevato quel velo che un ottimismo progressista aveva disteso sulla tenebra abissale della natura umana, e da allora la psicoterapia, in questa o quella forma, non ebbe più sosta nello svelare un'estesa regione della tenebra, che ho designato come Ombra dell'uomo. Ma anche questo tentativo della scienza moderna è riuscito ad aprire gli occhi soltanto a pochi. E per questo gli eventi storici del nostro tempo hanno dipinto col fuoco e col sangue un quadro della realtà psichica che non si può più cancellare. <ref>Da C.G.Jung, ''Lo spirito Mercurio'', in OP, XIII, p. 2701.; Citatocitato dain Adriana Mazzarella, ''Alla ricerca di Beatrice.'' <small>Dante e Jung</small>, Edizioni Edra, 2017, p. 523. ISBN 978-88-214-4070-0 p. 523</ref>
*Perciò difficilmente questi {{NDR|l'uomo}} può sottrarsi all'idea di essere colui che conosce, anzi persino un creatore che dispone di possibilità illimitate. […] L'uomo moderno, invece, è già tanto ottenebrato, che nulla più illumina il suo mondo, fuor della luce del suo [[intelletto]]. […] Per questo alla nostra tanto decantata civiltà accadono le cose più strane, che ormai somigliano più a un tramontare del mondo che non a un normale crepuscolo. […] [[Lucifero]], che potrebbe recare la luce, diventa lo spirito della [[menzogna]], che ai nostri giorni, sostenuto dalla stampa e dalla radio, celebra le [[Orgia|orge]] più inaudite e precipita nella rovina milioni di esseri. <ref>Da C.G.Jung, ''Lo spirito Mercurio'', in OP, XIII, p. 2761.; Citatocitato dain Adriana Mazzarella, ''Alla ricerca di Beatrice.'' <small>Dante e Jung</small>, Edizioni Edra, 2017, p. 523. ISBN 978-88-214-4070-0 p. 523</ref>
*Per ''Unus mundus'' G. Dorn intende il mondo potenziale del primo giorno della creazione dove nulla esiste ancora ''in actu'', cioè tra i Due e la pluralità, ma solamente nell'Uno. L'unità dell'uomo [...] significa ugualmente per Dorn la possibilità di produrre anche l'unità col mondo, non con la realtà multipla che vediamo, ma con un ''mondo potenziale'' che corrisponde al fondamento eterno di tutta l'esistenza empirica, tutto come se stesso e il fondamento e della sorgente originaria della personalità che comprende quest'ultimo nel passato, nel presente e nel futuro.<ref>Da ''Mysterium coniunctionis. Ricerche sulla separazione e composizione degli opposti psichici nell'alchimia'' (1955-56), II, VI, 9; in ''La Synchronicité, l'âme et la science'', Poiesis, 1995, p. 69. ISBN 978-2-226-07609-0</ref>
*Quando un fatto interiore non viene reso cosciente, si produce fuori, come destino. Ossia, quando il singolo rimane indiviso e non diventa cosciente del suo antagonismo interiore, il mondo deve per forza rappresentare quel conflitto e dividersi in due.<ref>Da ''Aion: ricerche sul simbolismo del Sé'', p. 67.</ref>
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