Guido Mazzoni (letterato): differenze tra le versioni

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[[File:Guido Mazzoni letterato.jpg|thumb|Guido Mazzoni]]
'''Guido Mazzoni''' (1859 – 1943), letterato, patriota e politico italiano.
 
==Citazioni di Guido Mazzoni==
*[...] egli {{NDR|[[Brunone Bianchi]]}} non pospose mai la sostanza alla forma: filologo dantista, che ebbe le sue benemerenze per edizioni e note, e specialmente per la bella e sana prefazione al ''Vocabolario'' della Crusca nella nuova edizione e per le cure che a quell'opera diede; ma anche più felice scrittore, secondo che mostrano le poche cose di lui a stampa. E meglio apparirà, se si stamperanno tutte le sue relazioni annuali per la Crusca medesima, lavorate a cesello nell'apparente sprezzatura, e piene di sapore nella necessaria cautela di chi, come segretario, discorre in nome di un'accademia dei lavori di essa e di coloro che le appartennero e che ne sono commemorati.<ref>Da ''[https://archive.org/details/pt2storialettera09bert/page/n6/mode/1up L'Ottocento]'', Parte seconda, p. 1087 in ''Storia letteraria d'Italia scritta da una società di professori'', Casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1913.</ref>
 
*Quegli {{NDR|[[Cesare Guasti]]}} che il Carducci chiamò, con un sorriso, uomo e scrittore egregio «quando non si ricordava d'essere segretario della Crusca», sarebbe rimpicciolito se altri lo stimasse principalmente un accademico, sia pure, non che egregio, eccellente. Fu bibliografo e illustratore diligentissimo ed erudito della sua Prato, nella ''Bibliografia pratese'' e nei ''Calendari'' che rammentammo, catalogò carte di archivio, e resse l'Archivio di Stato in Firenze con senno; narrò in due volumi ricchi non di minuzzaglie sole, quali il Carducci le disse, ma di notizie e, quanto era del tema, di idee, le memorie del suo maestro Giuseppe Silvestri [...].<ref>Da ''[https://archive.org/details/pt2storialettera09bert/page/n6/mode/1up L'Ottocento]'', Parte seconda, p. 1089 in ''Storia letteraria d'Italia scritta da una società di professori'', Casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1913.</ref>
 
*[...] quel tanto lavoro {{NDR|del Guasti}} ricomparve tutto, in un armonico complesso, proprio là dove al Carducci, in un momento di malumore, parve che il Guasti fosse minore di sé; nei rapporti ed elogi accademici letti nella Colombaria e nella Crusca. Essi, e le prefazioni alle Lettere della Macinghi Strozzi e a quelle di Ser Lapo Mazzei, e altrettali prose, sono di attica venustà; non rettoricamente addobbate, e pure ornate; non fiorentinescamente plebee, e pure vivaci di ogni grazia toscana; non pedantescamente gravi, e pure piene di proficua dottrina nel sapiente ordine del periodare che si conveniva alla dignità delle occasioni.<ref>Da ''L'Ottocento'', Parte seconda, p. 1089 in ''Storia letteraria d'Italia scritta da una società di professori'', Casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1913.</ref>
 
==''Il teatro della rivoluzione''==
*La Marchesa Bianca mostrò desiderio di ammirare le raccolte già famose di [[Arsène Houssaye|Arsenio Houssaye]], ed egli, come potete immaginare, fu pronto a farsi promettere l'onore di una visita. Il giorno fissato, essa venne; venne sola: guardò i mobili, guardò i quadri, ma altro aveva per la mente e non vide nulla... Nella stanza da letto erano gli smalti e gli acquarelli; quando vi entrarono, l'orologio {{sic|sonò}} le tre. – Un'ora innanzi a noi! – pensarono e l'uno e l'altra. "Le presi le mani e la guardai negli occhi che parevan accesi nel fuoco dell'inferno: impallidì, fu per {{sic|isvenire}}, volle fuggir via. No, le dissi io {{sic|gittandole}} le braccia attorno al collo, no: t'amo, t'amo, t'amo!"<br>Alle quattro si dissero addio. – Ci rivedremo? – Mai più. (IV, Confessioni, pp. 213-214)
 
==Note''L'Ottocento''==
*[...] egli {{NDR|[[Brunone Bianchi]]}} non pospose mai la sostanza alla forma: filologo dantista, che ebbe le sue benemerenze per edizioni e note, e specialmente per la bella e sana prefazione al ''Vocabolario'' della Crusca nella nuova edizione e per le cure che a quell'opera diede; ma anche più felice scrittore, secondo che mostrano le poche cose di lui a stampa. E meglio apparirà, se si stamperanno tutte le sue relazioni annuali per la Crusca medesima, lavorate a cesello nell'apparente sprezzatura, e piene di sapore nella necessaria cautela di chi, come segretario, discorre in nome di un'accademia dei lavori di essa e di coloro che le appartennero e che ne sono commemorati.<ref>Da ''[https://archive.org/details/pt2storialettera09bert/page/n6/mode/1up L'Ottocento]'', (Parte seconda, p. 1087 in ''Storia letteraria d'Italia scritta da una società di professori'', Casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1913.</ref>)
<references />
 
*Quegli {{NDR|[[Cesare Guasti]]}} che il Carducci chiamò, con un sorriso, uomo e scrittore egregio «quando non si ricordava d'essere segretario della Crusca», sarebbe rimpicciolito se altri lo stimasse principalmente un accademico, sia pure, non che egregio, eccellente. Fu bibliografo e illustratore diligentissimo ed erudito della sua Prato, nella ''Bibliografia pratese'' e nei ''Calendari'' che rammentammo, catalogò carte di archivio, e resse l'Archivio di Stato in Firenze con senno; narrò in due volumi ricchi non di minuzzaglie sole, quali il Carducci le disse, ma di notizie e, quanto era del tema, di idee, le memorie del suo maestro Giuseppe Silvestri [...].<ref>Da ''[https://archive.org/details/pt2storialettera09bert/page/n6/mode/1up L'Ottocento]'', (Parte seconda, p. 1089 in ''Storia letteraria d'Italia scritta da una società di professori'', Casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1913.</ref>)
 
*[...] quel tanto lavoro {{NDR|del Guasti}} ricomparve tutto, in un armonico complesso, proprio là dove al Carducci, in un momento di malumore, parve che il Guasti fosse minore di sé; nei rapporti ed elogi accademici letti nella Colombaria e nella Crusca. Essi, e le prefazioni alle Lettere della Macinghi Strozzi e a quelle di Ser Lapo Mazzei, e altrettali prose, sono di attica venustà; non rettoricamente addobbate, e pure ornate; non fiorentinescamente plebee, e pure vivaci di ogni grazia toscana; non pedantescamente gravi, e pure piene di proficua dottrina nel sapiente ordine del periodare che si conveniva alla dignità delle occasioni.<ref>Da ''L'Ottocento'', (Parte seconda, p. 1089 in ''Storia letteraria d'Italia scritta da una società di professori'', Casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1913.</ref>)
 
==Bibliografia==
*Guido Mazzoni, ''[https://archive.org/details/mazzoniteatrodellarivoluzione/mode/1up Il teatro della rivoluzione. {{small|La vita di Molière e altri brevi scritti di letteratura francese}}]'', Ditta Nicola Zanichelli, Bologna, 1894.
*Guido Mazzoni, ''[https://archive.org/details/pt2storialettera09bert/page/n6/mode/1up L'Ottocento]'', Parte seconda, p. 1087 in ''Storia letteraria d'Italia scritta da una società di professori'', Casa editrice dottor Francesco Vallardi, Milano, 1913.
 
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