Differenze tra le versioni di "Liberati della brava bambina"

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* Esci fuori dalle categorie di ''forte'' e ''debole'': puoi essere entrambe le cose o nessuna delle due. Puoi essere forte in un caso e debole in un altro, non fa differenza. Quel che conta è essere libera dai blocchi imposti. Ripartendo da lì potrai comprendere qual è stata davvero la storia della tua vita, e quale futuro potrebbe aprirsi davanti a te. In caso contrario, quella parte irrisolta continuerà a pulsare, tenterà sempre di farsi spazio ma senza riuscirci, esprimendosi come aggressività incontrollata o come incapacità di dire di no, di affermare la propria volontà. (p. 128)
* Un trauma, infatti, non è una condanna, non è una maledizione: è un potenziale ''shock'' che rappresenta la possibilità di giungere a un livello superiore, di trasformare la tua condizione. Trasformare le emozioni negative significa imparare a esprimere la [[creatività]], imparare ad ascoltare la propria parte profonda per vederla, finalmente, fiorire. (p. 129)
* Se sei una donna che vuole affermare se stessa, sei libera di essere simile agli uomini, di avere i loro stessi desideri e di seguire le loro norme di vita. Ma è una partita dalle regole truccate: pur di far parte del ''gioco del potere'' spesso dimentichi di ridiscuterne le regole, che sono state scritte da uomini per altri uomini, e che sono funzionali a un certo modo di vederelevedere le cose. Hai solo due scelte a disposizione: rifiutare quel sistema o accettarlo. (ppppp. 131-132)
* L'immersione nella ciclicità della vita comporta un'intensità troppo elevata per chi ha paura di non riconoscersi più: sono insostenibili l'[[estasi]] e la [[disperazione]] per chi non vuole abbandonarsi al mistero dell'esistenza. (p. 132)
* Non si può lavorare da soli all'edificazione di una società paritaria. Ciò che possiamo fare però è prestare più attenzione, educare e educarsi al mondo in cui si valuta una persona, alle parole che si usano, alle discriminazioni che si rischia di compiere, soppesando con criterio le minacce e le opportunità che la vita quotidiana riserva. (p. 133)
* Per imparare a raccontarti devi poter e saper scegliere le parole: devi capire, cioè, che il [[linguaggio]] che usi ogni giorno è il veicolo principale su cui viaggia quel che ti costringe a essere meno di ciò che sei davvero. Perché il linguaggio è come una funivia: consente di raggiungere luoghi altrimenti inarrivabili. Le parole salgono sui fili della funivia e, viaggiando, ti fanno viaggiare. E le stazioni della funivia sono i confini del linguaggio: non puoi scendere se sei in volo, ma solo quando arrivi nel luogo in cui è possibile saltare giù senza farti male. E queste stazioni del linguaggio sono state edificate dove faceva più comodo al potere precostituito, per ribadire un approccio disequilibrato al mondo. (p. 134)
* Si dà per scontato che, una volta raggiunte, certe conquiste di libertà si fissino nella cultura senza bisogno di essere ribadite giorno per giorno. Purtroppo questo non accade quasi mai e dopo il riconoscimento ottenuto si è soliti abbassare la guardia, soddisfatti di ciò che si è riusciti a strappare. Così quelle conquiste gradualmente spariscono e bisogna ricominciare il lavoro da capo. (p. 135)
* Il conflitto con il mondo nasce quando l'esterno non coincide con l'interno e quando ti accorgi che ciò a cui tieni di più è in pericolo. Questo porta al bisogno di controllare e forzare il destino, che tuttavia peggiora solo la situazione, perché le cose non vanno sempre nella direzione in cui vorremmo. La soluzione ultima è quindi agire sempre per uno scopo superiore, buono, ma lasciando che il futuro si compia secondo movimenti che non puoi interamente prevedere e che spesso sono avvolti dalla nebbia. Se lo saprai fare, quello a cui tieni troverà modo di rimanere in vita. (p. 137)
* Anche quando la vita sembra finita e pare impossibile che possa prendere una svolta nuova, il cambiamento può sempre avvenire: bisogna essere aperte alla propria vulnerabilità e alla possibilità di un finale diverso. (p. 138)
 
== Bibliografia ==
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