Differenze tra le versioni di "Liberati della brava bambina"

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* La soluzione, piuttosto, potrebbe stare nel preoccuparsi di limitare la [[sofferenza]] degli umani e di trovare un proprio equilibrio tra felicità e [[conoscenza]], accertandosi che crescano sempre l'una insieme all'altra. Occuparsi di comprendere e superare i conflitti che impediscono spesso di stare al passo del cambiamento. (p. 97)
* Lo scontro tra Morgana e Ginevra è lo scontro tra due modi di vivere la vita, la [[sessualità]] e la [[spiritualità]] che possono coesistere in una donna: da un lato una libertà assoluta che diventa conflitto con il mondo, dall'altro una serie di autolimitazioni che entrano in conflitto con i propri desideri. [...] Entrambe hanno qualcosa di importante da condividere e qualcosa di ingombrante da cui liberarsi, e forse in fondo ciò che devono abbandonare è la stessa cosa: la certezza di stare dall'unica parte giusta. (p. 98)
* Il percorso delle cose è imperscrutabile e la miglior strategia è avere chiara la sua direzione, il suo scopo, la strada su cui procede con il cuore, e condividerla senza costringersi, realizzarla senza forzarla. (p. 98)
 
* E allo stesso modo non può salvare nessuno che non voglia essere salvato, o che non abbia la forza di chiederle aiuto: può soltanto stare vicino a chi è in difficoltà, a chi non si accorge di quel che accade, e incarnare quell'alternativa che rischia di sparire. Essere esemplare e lottare per informare, consapevole che chi non vuole ascoltare e capire non lo farà. (p. 99)
* Ricominciare a mettere in circolo idee che per Lei sono scontate, ma che per gli altri non lo sono più, per esempio. Raccontarle da capo, con parole nuove, mostrando un'alternativa. Creare nuove pratiche, mostrare come sia possibile convivere includendo etnie, ceti, orientamenti, credenze diversi, ma condividendo una premessa fondamentale: il rispetto dei diritti di tutti. (p. 100)
* Lei non può essere sicura che le sue idee verranno accolte, che la società cambi, né che questo accada presto. Avere ragione, purtroppo, non basta: occorre imparare a dialogare con il mondo senza entrare in conflitto, anche quando la situazione è esasperante, anche quando il baratro in cui sta cadendo è profondissimo e chi ha gli occhi per vedere, la sensibilità per accorgersene, viene preso dallo sconforto. (p. 100)
* Tutto è solo una [[strada]] tra tantissime possibili. Devi sempre tenere a mente che una strada è solo una strada, e se senti che non dovresti seguirla non devi restarci a nessuna condizione. (p. 102)
* Non si segue la strada che ha un [[cuore]] perché alla fine si otterrà un premio. Al contrario: per farlo davvero bisogna perdere il bisogno di approvazione nei confronti del mondo e agire solo secondo coscienza. (p. 103)
* Essere libera dall'ansia e dal controllo, vivere secondo uno scopo superiore, essere coerente e disciplinata, seguire il cuore e non le strategie potrebbero rendere il percorso più lento, ma se quello che vuole è fiorire, avere relazioni autentiche, essere in connessione con la sua parte profonda, con quella che sente essere la sua natura, questa è la sola via possibile. Accorgersi che è inutile ingrandirsi, espandersi, cercare di farsi più grandi solo per riempire tutto lo spazio che c'è, e non per reale necessità: così si finisce dritti nella competizione sterile, nell'ansia e nel dolore. Fa stare bene, invece, lasciare che un'intelligenza più sottile, più libera, più serena, agisca in quegli interstizi che Lei è riuscita a liberare. Abbandonare la foga di esserci a ogni costo per scoprire la meraviglia del lasciare che sia. (p. 104)
* Abbiamo perso i [[rito|riti]] di passaggio, i momenti di condivisione con le altre donne, in cui semplicemente ci si raccontava problemi e cambiamenti. La fretta, l'efficienza, il pudore, la vergogna, la paura sono barriere che ci impediscono di ritrovarci in cerchio con le nostre madri, le nostre nonne, le nostre sorelle, le nostre figlie, e raccontarci. Non una gerarchia, non un tribunale, ma un cerchio in cui ciascuna è importante e non c'è una leader, ma tutte sono disposte a raccontarsi e ad ascoltare. (p. 110)
* Un'evidenza che non è ancora diventata patrimonio comune è che un mese nel corpo di ogni donna è un cambiamento costante di umori, emozioni, sensazioni fisiche. [...] Essere donna significa sentirsi in continuo cambiamento, e non c'è un giorno uguale all'altro. Questo porta spesso a sentirsi sbagliate, anormali, instabili, isteriche e a mettere a tacere tutto ciò che cambia dentro di sé anziché ascoltarlo. (p. 112)
* Accade a volte di avere la sensazione che la vita sia finita, che non ci saranno più stravolgimenti, non succederà più niente di straordinario, non ci saranno più emozioni forti. Accade che ci si senta finite, che si avverta il [[passato]] come qualcosa di troppo ingombrante e tragico per dare spazio al [[futuro]]. Accade che ci si senta ''morte'', ma è un'illusione. Possono esserci degli eventi della vita talmente forti da spezzarla, interromperla, ma accade più spesso che quella sensazione sia illusoria e che [...] si abbia solo paura di un nuovo inizio. (p. 113)
* Ciò che permette di superare il [[trauma]] e guardare oltre è la [[condivisione]] con qualcuno che possa ascoltare e comprendere profondamente ciò che è accaduto. (p. 114)
* Pensare che la vita sia legata all'età anagrafica, e che solo da giovani si possa avere un'esistenza piena, significa privarsi di incontri e possibilità straordinarie, illuminate dalla luce della consapevolezza. (p. 115)
* È qui che si gioca il prossimo passo per il miglioramento della vita di tutti: nella capacità degli uomini di occuparsi delle conseguenze della società patriarcale e in quella delle donne di collaborare con loro, smettendo di vederli sempre come nemici, ma imparando a riconoscere chi è [[Maleficent|Stefano]] e chi, invece, non vuole esserlo. (p. 117)
* Sono uomini nuovi, a cui però manca ancora qualcosa che li faccia sentire pienamente se stessi. Hanno chiaro ciò che non sono e ciò che non vogliono, ma ancora non sanno cosa diventare. Di una cosa però sono certi: non accettano più l'immagine dell'uomo all'antica, perché sono consapevoli di quanti danni questa faccia agli altri e a se stessi: sanno, cioè, che nascere in una cultura sessista come la nostra significa non essere liberi. Implica, infatti, recitare una parte rigidissima che ferisce tutte le donne e impone rinunce enormi alla propria emotività. (p. 119)
* La confusione vissuta dagli uomini di cui si parla è sana, perché nasce da un [[impegno]] reale nel mettersi in discussione, ristabilendo un nuovo modo di entrare in relazione con le donne. (p. 120)
* Quegli uomini impauriti che sembrano non saper corteggiare e attaccare bottone sono spesso individui impegnati in un enorme esperimento esistenziale che merita grande rispetto: hanno rinunciato al comodo ruolo dell'uomo patriarcale, attraverso cui dovevano soltanto aderire a uno schema che avrebbe indirizzato ogni gesto, in favore di un nuovo modo, misterioso e faticoso, di essere umani. Di questi disertori, un po' ridicoli e un po' sperduti, ci si può e ci si deve fidare. (p. 120)
* Si tratta di [[stereotipo|stereotipi]] che bloccano, rendono insensibili a ciò che si vive e costringono a cancellare ogni aspetto discordante dentro di sé. Se sei un uomo non puoi essere complesso, insicuro, sfaccettato: al massimo puoi essere un duro che tiene tutto dentro di sé, inscalfibile. Che è poi un altro modo per dire ''solo'', e cioè senza possibilità di condividere il proprio mondo interiore, e quindi di accrescerlo e conoscerlo. Dietro all'idea di non dover dire a nessuno ciò che si prova c'è il terrore di ritrovarsi perduti, messi in discussione. (p. 121)
* Questa dinamica ha portato gli uomini a conoscersi pochissimo, per paura di osservare quegli aspetti che li avrebbero resi poco ''maschili''. E invece è proprio attraverso quella messa in discussione, quella condivisione di responsabilità, dividendo equamente i pesi e le fatiche, che tutti possono gioirne: tanto le donne, alle quali è stato sottratto il potere, quanto gli uomini, che in cambio del potere si sono fatti carico di pesi insostenibili, sotto ai quali nei millenni hanno incurvato la schiena. (pp. 121-122)
* Quel che manifestano è una rinnovata esigenza di ridiscutere tutto ciò che sembrava vincolato, senza per questo sentirsi meno uomini. Un [[padre]] nuovo sarà molto più felice quando abbraccia i suoi [[figlio|figli]] e li segue nella crescita di quanto lo potrà mai essere un padre patriarcale, troppo impegnato nel replicare l'insegnamento che è stato costretto ad apprendere a sua volta dal proprio padre. E, anche in questo caso, a tramandarsi di padre in figlio era soprattutto una ferita: ''Tu non devi conoscere ciò che c'è dentro di te. Non guardarti mai. E, se ti capitasse di farlo, non parlarne a nessuno: impara a soffrire in silenzio e tutto ti sarà dato''. E così miliardi di uomini hanno devastato giorno per giorno la propria interiorità, fino a comporre interamente il proprio corpo di cicatrici intoccabili. (pp. 122-123)
* Per la prima volta nella storia, si tratta di costruire una nuova cultura insieme, senza che una parte debba sopraffare l'altra, condividendo crisi e difficoltà, parlando apertamente dei propri condizionamenti e delle dinamiche che da soli non si riesce a superare. (p. 123)
* Oggi, a livello collettivo, lo scioglimento del trauma può finalmente avvenire. È questo che siamo tutti chiamati a fare, indipendentemente dal genere. Questo processo collettivo passa sempre per un gesto di ''comprensione'' individuale. La comprensione rappresenta prima di tutto la capacità di immaginare una vita diversa, una nuova realtà, un mondo in cui l'uomo non è più carnefice, ma davvero compagno della donna. (p. 123)
* Quando si [[oppressione|opprime]] qualcuno, si finisce con l'opprimere se stessi. Per controllare che l'oppresso rimanga oppresso, l'oppressore deve rinunciare alla propria libertà, uniformandosi a ciò che controlla. (pp. 124-125)
* La società che vogliamo costruire non deve trasformare gli uomini nei nuovi oppressi, ma deve rendere ininfluente il fatto di essere uomini o donne all'interno dei rapporti sociali e familiari: perché siamo soltanto esseri umani, e nient'altro. (p. 125)
* Le storie hanno sempre avuto per l'umanità un effetto trasformativo e rivoluzionario, aiutando chi le ascoltava e leggeva a passare all'azione, a cambiare la propria vita. [...] Non avviene con tutte le storie, ma solo con quelle che nascono da una vera urgenza, dal bisogno di offrire al mondo una prospettiva inedita attraverso cui guardarsi e guardare. La [[lettura]] diventa esperienza, e per questo può condurre fuori da una gabbia in cui non sapevamo di essere rinchiusi. (p. 126)
* Le storie, infatti, non sono mai innocue: veicolano sempre idee del mondo e possono offrire una ''gabbia'' in cui chiudersi o una ''chiave'' per scappare. [...] Alcune di queste storie sono state gabbie per molto tempo, fino a che qualcuno ha deciso di rinarrarle e farle diventare chiavi di liberazione. Tutte le volte in cui Lei vede una gabbia, una prigione, una storia che sembra vincolare chi la vive alla dispersione perenne delle proprie energie, d'ora in poi ricorderà che quella gabbia nasconde la sua chiave, che soltanto una narratrice o un narratore potranno restituire al mondo. (p. 126)
* I pregiudizi nei confronti delle [[emozione|emozioni]] negative, infatti, rischiano di reprimere ciò che provi davvero e di cancellare dalla tua memoria ciò che ti ha fatto male. E se cancellare quelle vicende significa fare in modo che continuino a ferirti inconsapevolmente, reprimere quelle emozioni significa sprecare un carburante preziosissimo. (p. 128)
* Esci fuori dalle categorie di ''forte'' e ''debole'': puoi essere entrambe le cose o nessuna delle due. Puoi essere forte in un caso e debole in un altro, non fa differenza. Quel che conta è essere libera dai blocchi imposti. Ripartendo da lì potrai comprendere qual è stata davvero la storia della tua vita, e quale futuro potrebbe aprirsi davanti a te. In caso contrario, quella parte irrisolta continuerà a pulsare, tenterà sempre di farsi spazio ma senza riuscirci, esprimendosi come aggressività incontrollata o come incapacità di dire di no, di affermare la propria volontà. (p. 128)
* Un trauma, infatti, non è una condanna, non è una maledizione: è un potenziale ''shock'' che rappresenta la possibilità di giungere a un livello superiore, di trasformare la tua condizione. Trasformare le emozioni negative significa imparare a esprimere la [[creatività]], imparare ad ascoltare la propria parte profonda per vederla, finalmente, fiorire. (p. 129)
* Se sei una donna che vuole affermare se stessa, sei libera di essere simile agli uomini, di avere i loro stessi desideri e di seguire le loro norme di vita. Ma è una partita dalle regole truccate: pur di far parte del ''gioco del potere'' spesso dimentichi di ridiscuterne le regole, che sono state scritte da uomini per altri uomini, e che sono funzionali a un certo modo di vederele cose. Hai solo due scelte a disposizione: rifiutare quel sistema o accettarlo. (ppp. 131-132)
* L'immersione nella ciclicità della vita comporta un'intensità troppo elevata per chi ha paura di non riconoscersi più: sono insostenibili l'[[estasi]] e la [[disperazione]] per chi non vuole abbandonarsi al mistero dell'esistenza. (p. 132)
* Non si può lavorare da soli all'edificazione di una società paritaria. Ciò che possiamo fare però è prestare più attenzione, educare e educarsi al mondo in cui si valuta una persona, alle parole che si usano, alle discriminazioni che si rischia di compiere, soppesando con criterio le minacce e le opportunità che la vita quotidiana riserva. (p. 133)
* Per imparare a raccontarti devi poter e saper scegliere le parole: devi capire, cioè, che il [[linguaggio]] che usi ogni giorno è il veicolo principale su cui viaggia quel che ti costringe a essere meno di ciò che sei davvero. Perché il linguaggio è come una funivia: consente di raggiungere luoghi altrimenti inarrivabili. Le parole salgono sui fili della funivia e, viaggiando, ti fanno viaggiare. E le stazioni della funivia sono i confini del linguaggio: non puoi scendere se sei in volo, ma solo quando arrivi nel luogo in cui è possibile saltare giù senza farti male. E queste stazioni del linguaggio sono state edificate dove faceva più comodo al potere precostituito, per ribadire un approccio disequilibrato al mondo. (p. 134)
 
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