Differenze tra le versioni di "Luigi Cibrario"

*{{NDR|Dopo aver descritto la morte e i funerali del conte [[Prospero Balbo]]}} Così passò quel grande che la somma perizia delle cose di Stato e la vasta e varia dottrina rendeva meritatamente famoso anche appresso alle straniere nazioni. Ma chi ne ebbe personal contezza, quelli a cui toccò la ventura di potergli vivere dappresso avevano ben altre cagioni di venerarlo; perocché vedevano in mirabile altezza d'ingegno somma modestia di tratto ed una naturale propensione, anzi un impeto a cercare ed onorare tutti quelli che dessero indizio di qualche virtù; né contentarsi d'un vano conforto di parole, ma essere largo di consigli e d'aiuti; e procurar ricompense, e rallegrarsi dei progressi scientifici e letterari come di suo privato vantaggio, perché non aveva mai separato l'utile proprio dal pubblico bene e gli era ignoto sentimento l'invidia.<ref>Da ''[https://archive.org/details/bub_gb_zOUVAGgsn9gC/page/n3/mode/1up Epigrafi latine ed italiane con alcune necrologie del conte Luigi Cibrario]'', Tipografia eredi Botta, Firenze-Torino, 1867, pp. 115-116.</ref>
 
*Sopra tutto riluceva nel conte {{maiuscoletto|Balbo}} l'amore di giustizia. Commendava i suoi nemici, e n'ebbe molti, pur troppo, delle virtù che credeva potersi loro attribuire, e taceva dei vizi e non si lagnava delle offese che ne aveva ricevute. Potendo, anzi forse dovendo mutarli d'ufficio perché inetti, li mantenne, anzi li ricompensò, per tema che la passione, facendo velo al giudizio, lo rendesse men giusto verso di loro. Epperò vi fu fu chi disse che per essere favorito dal conte Balbo bastava essergli nemico. Censura che vale un panegirico.<ref>Da ''Epigrafi latine ed italiane con alcune necrologie del conte Luigi Cibrario'', Tipografia eredi Botta, Firenze-Torino, 1867, pp. 116-117.</ref>
 
==''La morte del conte Carmagnola''==
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