Fabrizia Ramondino: differenze tra le versioni

Nessun cambiamento nella dimensione ,  1 anno fa
(fix.)
*Dietro il silenzio, sono in agguato il mormorio e il rumore, cioè la protesta, come dietro il troppo rumore è in agguato il silenzio, cioè la paura e la rimozione. Mentre la riflessione sulla propria condizione umana e sul modo giusto di superarne i limiti sono negati. Ora, oltre questo stordente rumore dei [[Quartieri Spagnoli|Quartieri]], vedo manifestarsi inconsapevole e sordo dolore. Le mamme spingono i carrozzini con i lattanti, destreggiandosi<ref>Nella fonte: "sestreggiandosi", refuso.</ref>disinvolte, come se fosse naturale, fra motorini e auto, sempre attente a lasciare loro libera la strada, mai pronte a protestare. Ma loro sanno, rassegnandovisi, che cosa respirano i loro bambini. Oppure stendono il loro bucato, come io stessa, chi al livello della strada, chi più sopra, apparentemente indifferenti alla polvere e ai veleni che escono dai tubi di scappamento, di cui sono impregnati. Quando vedo questi lattanti, queste giovani mamme, i canarini appesi accanto alle finestre, le verdure e i frutti, offerti quasi più all'occhio che al nutrimento, penso che tutte queste creature soffrano. Poi, in pochi minuti a piedi arrivi a [[Via Toledo|via Roma]], davanti alla [[Galleria Umberto I|Galleria]], e un po' più avanti, dinanzi ai giardini del Palazzo Reale, finalmente aperti al pubblico e gratis. E mi chiedo perché sono così poche le donne dei Quartieri che vi conducono i propri bambini. Come se questi giardini fossero a chilometri e chilometri di distanza o come se non osassero invadere una zona tabù, da sempre loro preclusa. Come vedi, nonostante i tanti cambiamenti positivi, da noi come da voi il [[Muro di Berlino|muro]] non è ancora caduto.<ref>Da ''[https://annamariaortese.wordpress.com/2009/05/17/1119/ Napoli – Berlino,una corrispondenza di Andreas F. Müller e Fabrizia Ramondino]'', in ''Lo Straniero'', n. III, anno 2, primavera 1998. Citato in ''annamariaortese.wordpress.com'', 17 maggio 2009.</ref>
*E fuggendo [[Napoli]], per inseguire un Nord mitico, che quasi sempre non oltrepassava Roma, [i giovani intellettuali napoletani] venivano a loro volta inseguiti da Napoli, come da una segreta ossessione. Ché Napoli usa seguire i suoi concittadini dovunque, come un'ombra, se si trasferiscono altrove.... Così Napoli, dove è così difficile vivere e che invoglia tanto a partire, che è così difficile abbandonare e che costringe sempre a tornare, diventa, più di molti altri, il luogo emblematico di una generale condizione umana nel nostro tempo: trovarsi su un inabitabile pianeta, ma sapere che è l'unico dove per ora possiamo star di casa. (da ''Star di casa'', Garzanti, Milano, 1991, pp. 59-60<ref>Citato in Maria Ornella Marotti, ''Ethnic Matriarchy: Fabrizia Ramondino's Neapolitan Word'', in ''Italian Women Writers from the Renaissance to The Present, {{small|Revising the Canon}}'', Edited with an Introduction by Maria Ornella Marotti, The Pennsylvania State University Press, University Park, Pennsylvania, 1996, [https://books.google.it/books?id=-jj5TNYvakMC&lpg=PA184&dq=&pg=PA184#v=onepage&q&f=false p. 184]</ref>)
*[...] il [[deserto]] [...] somiglia a una [[metropoli]] più di quanto non si pensi; la poca vegetazione è come un'oasi, il paesaggio è composto di materia inorganica e, nonostante le folle, gli uomini vi possono essere soli e dimenticati da tutti.<ref>Da ''La colombaia'', pp. 234-237.</ref>
*La porta dell'Oriente verso l'Occidente e dell'Occidente verso l'Oriente, come definì Napoli [[Fernand Braudel|Braudel]], è sempre spalancata, pronta ad accogliere tutti. Ma chi la oltrepassa avverte di entrare in un luogo dove sono radunati i membri di una grande setta segreta alla quale è arduo essere iniziati.<ref>Dalla prefazione a Fabrizia Ramondino e Andreas F. Muller, ''Dadapolis'', Einaudi, Torino, citato in ''La penna nel Vesuvio''; in ''la Repubblica.it'', ''Archivio'', del 02 dicembre 1989.</ref>
*[...] ognuno di noi ha un altro se stesso sepolto, che attende, con coperte faville, il suo giorno.<ref>Da ''Althénopis'', Einaudi, Torino, 1981, [https://books.google.it/books?id=q99LAAAAMAAJ&q=althenopis+coperte+faville&dq=&sa=X&ved=0ahUKEwjltsjkhNzpAhVNr4sKHfikCNkQ6AEIOTAC p. 261].</ref>