Ibn Battuta: differenze tra le versioni

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*Sede di bellissimi mercati, [[Qalhat|Qalhât]] sorge sulla costa e possiede a picco sul porto, una magnifica moschea dai muri ricoperti di piastrelle di maiolica ''qâshânï'' — molto simili agli ''zillîj'' maghrebini - fatta costruire dalla pia Bībī Maryam. Vi gustai un pesce che non avevo mai trovato altrove e siccome lo preferivo a qualsiasi tipo di carne, mangiavo sempre e solo quello: di solito lo cuociono alla griglia su un letto di foglie d'albero accompagnandolo con il riso — che importano dall'India. Quando attracca una nave gli abitanti sono tutti contenti perché, essendo mercanti, vivono della compravendita dei prodotti che arrivano dal mare indiano". Pur essendo [[arabi]] non si esprimono un granché correttamente e dopo ogni parola aggiungono ''lâ'' [«no»]. Cosi, per esempio, dicono: «Mangi, no? Cammini, no? Fai questo, no?» (pp. 298-299)
*Dopo un viaggio di sei giorni nel deserto, il settimo arrivammo nell'[[Oman]], un paese fertile e irriguo, disseminato d'alberi, giardini e palmeti, ove crescono vari tipi di frutta. La capitale, Nazwâ, sorge a piè d'un monte circondata da giardini e da ruscelli e possiede bellissimi mercati e imponenti moschee molto ben tenute. La gente di qui, fra l'altro, ha l'abitudine di mangiare nel cortile delle moschee: ognuno porta quello che ha e pranzano tutti insieme - e se c'è qualche viaggiatore, mangia insieme a loro. Sono uomini arditi e coraggiosi, sempre in guerra fra di loro, che seguono il rito ibadita: perciò al venerdì, dopo le quattro ''rak'a'' della preghiera di mezzogiorno, l'imam recita qualche versetto del [[Corano]] e tiene un discorso simile alla ''khutba'' pronunziando la formula «Che Dio si compiaccia di Abü Bakr e di 'Umar», senza nominare 'Uthmân e 'Ali. […] Le loro donne si comportano in modo scandaloso ma gli uomini, per nulla gelosi, non le disapprovano: racconteremo oltre una storia che ne darà testimonianza. (p. 299)
*[[Costantinopoli]], di una grandezza sterminata, è divisa in due parti fra le quali scorre un maestoso fiume<ref>Probabilmente si riferisce al tratto di mare che separa le due sponde della città</ref> […] Una delle due parti della città, Istanbul sorge sulla sponda orientale del fiume e ospita le residenze del sovrano, dei grandi dignitari e del resto della gente. Strade e mercati, ampi e lastricati in pietra, comprendono quartieri separati per ogni gilda e sono muniti di porte che la notte vengono tenute chiuse — artigiani e venditori, fra l'altro, sono quasi tutti donne. Questa parte della città, con al centro la basilica, si trova a piè di un monte che si protende nel mare per circa nove miglia ed è largo altrettanto se non di più: in cima vi hanno sede una piccola roccaforte e il palazzo del sovrano, e intorno scorrono le mura, ben fortificate e inaccessibili a chiunque dalla parte del mare, che racchiudono all'interno circa tredici borghi abitati.<br>Quanto alla seconda parte della città, Galata [''al-Ghalata''], sorge sulla riva occidentale del fiume, tanto vicina al corso d'acqua quanto lo è Rabat al suo fiume [il Bou Regreg], ed è riservata alle abitazioni dei cristiani d'Occidente, che di svariata provenienza — genovesi, veneziani, romani e franchi — sono tutti sotto la giuridizione del sovrano di Costantinopoli. […] Lavorano tutti nel commercio e hanno un porto fra i più grandi al mondo: vi ho personalmente visto un centinaio di navi simili alle galere e altre di pari grandezza, oltre a un numero incalcolabile di barche più piccole. Quanto ai mercati, sono belli ma pieni di immondizie e attraversati da un rigagnolo d'acqua sporca lurida — anche le chiese, del resto, a Galata sono sporche e non hanno nulla d'interessante. (pp. 384-385)
 
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