Ibn Battuta: differenze tra le versioni

*Famosa città di gran rango, ben costruita e molto estesa, [[Shiraz|Shîraz]] vanta eleganti giardini, ruscelli gonfi d'acqua, magnifici mercati strade eccellenti, numerosissimi abitanti e palazzi edificati a regola d'arte secondo un mirabile piano urbano. Ogni gilda possiede un suo mercato, in modo da evitare di mischiarsi con le altre, e la gente, bellissima, veste abiti puliti: in tutto l'oriente Shîrâz l'unica città paragonabile a [[Damasco]] per la bellezza non solo dei mercati, dei giardini e dei corsi d'acqua, ma anche della popolazione [''sâkin'']! Posta in un pianoro e attorniata da giardini, l'attraversano cinque fiumi — compreso il Rukn Àbâd, che nasce da una sorgente ai piedi di un monte lì vicino, il cosiddetto al-Qulay'a, e possiede acque dolcissime, fresche d'estate e calde d'inverno. Quanto alla moschea principale, al-Masjid al-'Atîq [la Moschea Antica], dove i notabili della città si riuniscono tutti i giorni per compiere le preghiere del tramonto e quelle della sera, è fra le più grandi e meglio costruite al mondo e possiede un vasto cortile lastricato in marmo che nella stagione calda viene lavato ogni notte. A nord della moschea, la porta detta Bâb al-Hasan [la Porta di al-Hasan] si apre sul mercato della frutta: uno dei pili belli della terra, che personalmente preferisco a quello di Bâb al-Barïd, a Damasco.<br>Gli abitanti di Shîrâz sono buoni, pii e virtuosi: soprattutto le donne, le quali non solo calzano stivaletti ed escono di casa avvolte in veli e mantelli che le celano agli sguardi, ma danno anche elemosine con gran munificenza e, fatto curioso, tutti i lunedì, i giovedì e i venerdì si ritrovano in gran numero — 1000 o 2000, con il ventaglio in mano per rinfrescarsi dal gran caldo — ad ascoltare il predicatore nella grande moschea. In nessun'altra città ho visto riunioni di donne tanto numerose! (p. 224, 2018)
*Tra i santuari fuori città {{NDR|a [[Shiraz]]}} [...] ricordiamo il mausoleo del pio ''shaykh'' conosciuto come [[Saˁdi|al-Sa‘dī]], il maggior poeta di lingua persiana del suo tempo che talvolta si espresse anche in lingua araba, con annessa una bella ''zāwiya'' fornita di un grazioso giardino interno, che egli stesso aveva fatto costruire nei pressi della sorgente del grande fiume Rukn Abād. Sempre lui aveva voluto in questo posto anche una serie di piccoli lavabi in marmo per lavare i panni: cosí gli abitanti di Shīrāz escono di città e rendono visita al santuario, mangiano il pasto che trovano alla ''zāwiya'', fanno il bucato nel fiume e poi tornano a casa – e lo stesso feci anch'io quando vi andai.<ref>Da ''I viaggi'', a cura di Claudia M. Tresso, Einaudi, 2008-</ref>
*Sede di bellissimi mercati, [[Qalhat|Qalhât]] sorge sulla costa e possiede a picco sul porto, una magnifica moschea dai muri ricoperti di piastrelle di maiolica ''qâshânï'' — molto simili agli ''zillîj'' maghrebini - fatta costruire dalla pia Bībī Maryam. Vi gustai un pesce che non avevo mai trovato altrove e siccome lo preferivo a qualsiasi tipo di carne, mangiavo sempre e solo quello: di solito lo cuociono alla griglia su un letto di foglie d'albero accompagnandolo con il riso — che importano dall'India. Quando attracca una nave gli abitanti sono tutti contenti perché, essendo mercanti, vivono della compravendita dei prodotti che arrivano dal mare indiano". Pur essendo [[arabi]] non si esprimono un granché correttamente e dopo ogni parola aggiungono ''lâ'' [«no»]. Cosi, per esempio, dicono: «Mangi, no? Cammini, no? Fai questo, no?» (pp. 298-299)
fatta costruire dalla pia Bībī Maryam. Vi gustai un pesce che non avevo mai trovato altrove e siccome lo preferivo a qualsiasi tipo di carne, mangiavo sempre e solo quello: di solito lo cuociono alla griglia su un letto di foglie d'albero accompagnandolo con il riso — che importano dall'India. Quando attracca una nave gli abitanti sono tutti contenti perché, essendo mercanti, vivono della compravendita dei prodotti che arrivano dal mare indiano". Pur essendo [[arabi]] non si esprimono un granché correttamente e dopo ogni parola aggiungono ''lâ'' [«no»]. Cosi, per esempio, dicono: «Mangi, no? Cammini, no? Fai questo, no?» (pp. 298-299)
 
==Note==
<references />
3 189

contributi