Ibn Battuta: differenze tra le versioni

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*Durante quel viaggio andai a vedere il faro {{NDR|di [[Alessandria d'Egitto]]}}: uno dei lati era caduto in rovina, ma lo descriverei comunque come un edificio quadrato che si staglia nel cielo'. La porta è in alto rispetto al terreno e di fronte, alla stessa altezza, c'è un edificio: fra questo e la porta vengono messe delle assi di legno a mo' di passerella e quando le tolgono non vi è piü modo di entrare. Dentro la porta c'è una nicchia dove il guardiano può starsene seduto e all'interno si aprono diversi locali. Il passaggio di entrata misura 9 spanne, il muro 10 e ognuno dei quattro lati, 140. Sorge su un'alta collina a una parasanga da Alessandria, al termine di una lunga striscia di terra che ospita il cimitero, circondata per tre lati dal mare — il quale giunge sino alle mura della città, sicché solo partendo da Alessandria si può arrivare al faro via terra.<br>Quando feci ritorno nel [[Maghreb]], nel 750 [1349], andai a rivederlo e lo trovai in un tale stato di rovina che non si riusciva più non solo a entrare ma nemmeno a raggiungere la porta. (p. 18, 2018)
*Un'altra meraviglia di [[Alessandria d'Egitto|Alessandria]] è la sbalorditiva colonna di marmo che si vede sin da fuori città, la cosiddetta '''amüd al-sawârï'' {{NDR|la cosiddetta colonna «dei pilastri»}}, eretta in mezzo a un fitto palmeto dove spicca altissima tra gli alberi. Formata da un unico pezzo abilmente tagliato, poggia su basi in pietra di forma quadrata, simili a enormi pedane, e non si sa né come né chi ve l’abbia eretta. (pp. 18-19, 2018)
*La moschea di 'Amr ibn al-'Ās {{NDR|a [[Il Cairo]]}} è una nobile moschea, venerata e famosa, in cui si svolge la funzione del venerdf. Una strada l'attraversa da est a ovest, e verso est sorge la zâwiya dove insegnava l'imam Abu 'Abd Allah al-Shâfi'ī. Quanto alle màdrase, al Cairo ve ne sono cosi tante da non poterle contare, mentre l'ospedale sorge «Fra i due Palazzi», vicino al mausoleo di al-Malik al Mansür Qalâwün: è di una bellezza indescrivibile, ben fornito di comodità e di farmaci, e dicono che le sue entrate raggiungano i mille dinàr al giorn0. Anche le zâwiya sono numerose: qui le chiamano khawâniq (singolare khanqa) e gli emiri della città fanno a gara per costruirle. Ogni zâwiya viene assegnata a un gruppo di faqīr per lo più persiani, uomini colti che conoscono bene la via [tarīqa] del sufismo. (pp. 37-38, 2018)
*Tra i santuari fuori città {{NDR|a [[Shiraz]]}} [...] ricordiamo il mausoleo del pio ''shaykh'' conosciuto come [[Saˁdi|al-Sa‘dī]], il maggior poeta di lingua persiana del suo tempo che talvolta si espresse anche in lingua araba, con annessa una bella ''zāwiya'' fornita di un grazioso giardino interno, che egli stesso aveva fatto costruire nei pressi della sorgente del grande fiume Rukn Abād. Sempre lui aveva voluto in questo posto anche una serie di piccoli lavabi in marmo per lavare i panni: cosí gli abitanti di Shīrāz escono di città e rendono visita al santuario, mangiano il pasto che trovano alla ''zāwiya'', fanno il bucato nel fiume e poi tornano a casa – e lo stesso feci anch'io quando vi andai.<ref>Da ''I viaggi'', a cura di Claudia M. Tresso, Einaudi, 2008</ref>
*[[Viaggiare]] – ti lascia senza parole, poi ti trasforma in un narratore.
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