Renato Barilli: differenze tra le versioni

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*Si vedano alcune delle creazioni che [[Marcello Dudovich|Dudovich]] esegue per la Rinascente: le carni si rassodano, si rapprendono, consistenti, forti come macchine, debitamente chiaroscurate a blocchi essenziali, precise e calibrate come strumenti di alta precisione. Si ha insomma una perfetta coesistenza tra gli aspetti del costume e i «valori» metafisici di un rilievo quattrocentesco, [[Masaccio|masaccesco]], che è poi il fine ambizioso del miglior Novecento [...].<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'', p. 59.</ref>
*Un emulo di [[Cassandre]] è il nostro [[Severo Pozzati]], meglio noto con il nome abbreviato di Sepo. Anche nella sua produzione di affiche resistono taluni spessori, e talune flessioni curvilinee, ma le une e gli altri risultano ridotti a misure minimali, così da non contraddire un discorso di grande nudità neoplastica, perfettamente sincrono al gusto pulito, a blocchi asciutti, che viene coltivato dall'architettura dell'epoca.<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'', p. 57.</ref>
*Un cartellonista allo stato puro come [[Alfons Mucha|Mucha]] non ha più da temere squalifiche e declassamenti, sa bene che le sue produzioni, anche se riproducibili, moltiplicabili, vengono ammirate forse più che i pezzi unici dei colleghi-rivali ancora versati nella cosiddetta pittura da cavalletto; e anzi, quest'ultima è colpita dal massimo discredito.<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'', p. 54.</ref>
 
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