Renato Barilli: differenze tra le versioni

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*Certo è che pure in [[Giacomo Balla|Balla]] e in [[Fortunato Depero|Depero]] le sagome si fanno esatte, plastiche, volumetriche, conciliate col piacere della decorazione. De resto Depero non è alieno dallo sfruttare anche lui il tema della maschera, seppure sotto la forma, più consona al credo [[Futurismo|futurista]], del robot: e dunque si tratta di una maschera, di un burattino confacente al clima dell'industrialismo; così come il sostanziale realismo magico-incantato di Dottori cerca la legittimazione nell'Aeropittura. Ma sono alibi, giusto per non tradire la fede nel progresso, quando in realtà essa vacilla ed è scossa dal dubbio.<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'', p. 60.</ref>
*Come è anche il caso di un protagonista assoluto dell'affiche. [[Leonetto Cappiello]], nato nel '75, e quindi già quasi inserito nella generazione che porrà fine a quella delicata e fragile età «primaverile», riproponendo invece un'alleanza più ferma e robusta col mondo del progresso tecnologico.<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'' p. 55.</ref>
*È la protesta della carne nuda, della vita elementare, affidata all'urlo cromatico, contro l'avanzare del mondo delle macchine. A livello di grafica pubblicitaria questo versante strapaesano trovò un cantore insuperabile, [[Gino Boccasile]], proteso a celebrare un'umanità media, appunto ai confini tra classe operaia e piccola borghesia, cioè quel «popolo» di cui il [[Fascismo|regime]] pretendeva di farsi guida e benevolo garante (anche se all'atto pratico si preoccupava assai degli interessi dell'alta borghesia); del resto, anche fuori di un destino di regimi dittatoriali, ci pensava un'incipiente società dei consumi a mettere in evidenza un'umanità ben pasciuta, felice del cibo, dei conforti, degli svaghi forniti dall'economia di quegli anni.<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'' pp. 62-63.</ref>
*{{NDR|Su [[Adolf Hohenstein]]}} Ecco insomma che sul finire del secolo il nostro cartellonista sa già amministrare con consumata abilità e leggerezza quelle mosse sinuose, quelle falcate rapide che costituiscono il nocciolo del [[Art Nouveau|Liberty]].<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'', p. 55.</ref>
*[[Adolf Hohenstein|Hohenstein]] è nato nel 1854, e dunque perfino qualche anno prima rispetto a un medio 1860 in cui vedono la luce i protagonisti della stagione [[Simbolismo (movimento)|simbolista]]. Nturalmente, bisogna concedere a lui e allo stile che rappresenta, il tempo d maturare, e mettere in conto anche un certo ritardo della nostra cutura su quella francese (ma neanche tanto).<ref>Da ''L'arte e il manifesto: una storia comune''; citato in ''L'Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce'', p. 55.</ref>
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