Libro dei Giudici: differenze tra le versioni

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*''Così periscano tutti i tuoi nemici, Signore! | Ma coloro che ti amano siano come il sole, | quando sorge con tutto lo splendore.'' (5, 31)
*''Si misero in cammino gli [[albero|alberi]] | per ungere un re su di essi. | Dissero all'[[ulivo]]: | Regna su di noi. || Rispose loro l'ulivo: | Rinuncerò al mio olio, | grazie al quale | si onorano dei e uomini, | e andrò ad agitarmi sugli alberi? || Dissero gli alberi al [[fico]]: | Vieni tu, regna su di noi. || Rispose loro il fico: | Rinuncerò alla mia dolcezza | e al mio frutto squisito, | e andrò ad agitarmi sugli alberi? || Dissero gli alberi alla [[vigneto|vite]]: | Vieni tu, regna su di noi. || Rispose loro la vite: | Rinuncerò al mio [[mosto]] | che allieta dei e uomini, | e andrò ad agitarmi sugli alberi? || Dissero tutti gli alberi al [[rovo]]: | Vieni tu, regna su di noi. || Rispose il rovo agli alberi: | Se in verità ungete | me re su di voi, | venite, rifugiatevi alla mia ombra; | se no, esca un fuoco dal rovo | e divori i [[cedro del Libano|cedri del Libano]].'' (9, 8 – 15)
*Dopo Abimèlech, sorse a salvare Israele [[Tola (Bibbia)|Tola]], figlio di Pua, figlio di Dodo, uomo di Issacar. Dimorava a Samir sulle montagne di Efraim; fu giudice d'Israele per ventitré anni, poi morì e fu sepolto a Samir. Dopo di lui sorse [[Iair]], il Galaadita, che fu giudice d'Israele per ventidue anni; ebbe trenta figli che cavalcavano trenta asinelli e avevano trenta città, che si chiamano anche oggi i [[Villaggi di Iair]] e sono nel paese di Gàlaad. (10, 1 – 4)
*[[Sansone]] scese con il padre e con la madre a Timna; quando furono giunti alle vigne di Timna, ecco un [[leone]] venirgli incontro ruggendo. Lo spirito del Signore lo investì e, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto. [...] Dopo qualche tempo [...] uscì dalla strada per vedere la carcassa del leone: ecco nel corpo del leone c'era uno sciame d'api e il [[miele]]. [...] Sansone disse loro {{NDR|ai Filistei}}: "Voglio proporvi un indovinello [...]. ''Dal divoratore è uscito il cibo | e dal forte è uscito il dolce''". [...] Gli uomini della città, il settimo giorno, prima che tramontasse il sole, dissero a Sansone: "''Che c'è di più dolce del miele? | Che c'è di più forte del leone?''". (14, 5 – 18)
*Trovò allora una mascella d'[[asino]] ancora fresca, stese la mano, l'afferrò e uccise con essa mille uomini. Sansone disse: "''Con la mascella dell'asino, | li ho ben macellati! | Con la mascella dell'asino, | ho colpito mille uomini!''". (15, 15 – 16)