Differenze tra le versioni di "Salvatore Silvano Nigro"

Sposto due citazioni dalla sezione generica delle citazioni di Nigro e con l'aggiunta di una terzza citazione faccio la sottosezione dell'opera "La fuensta docilità"
(Sposto due citazioni dalla sezione generica delle citazioni di Nigro e con l'aggiunta di una terzza citazione faccio la sottosezione dell'opera "La fuensta docilità")
*Nel [[Giuseppe Tomasi di Lampedusa|''Gattopardo'']], l'ascesa dei parvenu incide sull'equilibrio fra etica ed estetica sul quale è fondata la civiltà delle buone maniere. Non è in questione solamente un frac malmesso. Cambia il vocabolario della civiltà. Nel senso che le stesse parole acquistano significati diversi se non opposti. La parola "pudicizia" era legata, nel mondo aristocratico, all'idea di "sprezzatura": all'arte del "nascondere". Il rococò delle case patrizie prediligeva, tra rosati "nodi di fiori", modanature e decori color oro che però andavano castigati: "Non era la doratura sfacciata che adesso i decoratori sfoggiano, ma un oro consunto, pallido come i capelli di certe bambine del Nord, impegnato a nascondere il proprio valore sotto una pudicizia ormai perduta di materia preziosa che voleva mostrare la propria bellezza e far dimenticare il loro costo". (Da ''L'Ercole Farnese'', pp. 85-86)
*Don Fabrizio incarna il Gattopardo danzante del suo stemma gentilizio. Ha gli occhi azzurri, è roseo di colorito, fulvo per il pelame color miele. Sembra un leone, e ha zampacce che stritolano e "unghiette sensibili". Altissimo, signoreggia "su uomini e fabbricati". Il suo peso da gigante, la sua "massa", fa tremare impiantiti e vetrate; fa vacillare le carrozze e gemere i divani. La sua ombra, quando si corica, proietta sulla seta del parato "il profilo di una giogaia montana su un orizzonte ceruleo". [[Giuseppe Tomasi di Lampedusa|Lampedusa]] lo disegna, e soprattutto lo scolpisce. Ne fa un colosso, una montagna di marmo come l'Ercole di [[Ovidio]], tutto un paesaggio, una [[Gian Lorenzo Bernini|berniniana]] Fontana dei Fiumi. (Da ''L'Ercole Farnese'', p. 87)
 
==''La funesta docilità''==
 
==''La tabacchiera di don Lisander''==
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