Differenze tra le versioni di "Gilbert Keith Chesterton"

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*L'adorazione di [[Cristo]] era già parte dell'appassionata natura umana da lunghissimo tempo. Ma l'imitazione di Cristo, come determinato sistema di vita, può dirsi che cominci qui. (cap. IV, p. 44)
*[[Dante Gabriel Rossetti|Rossetti]] sottolinea — con amarezza ma con grande verità — che il peggior momento per un [[ateo]] è quando gli viene espressa estrema [[gratitudine]] ed egli non ha nessuno cui mostrare riconoscenza. L'inverso di questa affermazione è altrettanto vero; come è vero che tale gratitudine produceva, in uomini simili a quelli che stiamo qui considerando, i momenti più puramente gioiosi che l'uomo abbia mai conosciuto. Il grande pittore si vantava di mescolare tutti i colori col cervello, e si può dire che il grande Santo fondeva tutti i suoi pensieri nella gratitudine. Tutti i beni sembrano migliori quando sono considerati doni. In questo senso indubbiamente il metodo mistico stabilisce un rapporto esterno molto salutare con ogni cosa. (cap. V, p. 58)
*Ancora ogni generazione cerca per istinto il suo santo. Ed egli è non ciò che la gente vuole, ma piuttosto colui del quale la gente ha bisogno. [...] Da ciò il paradosso della storia che ciascuna generazione è convertita dal santo che la contraddice maggiormente. {{c|Non rintracciata: edizione precisa?}}
*Dobbiamo asserire [...] che [San Francesco] fu un poeta. [...] Ma egli ebbe un privilegio negato a molti poeti; poté infatti chiamarsi il solo poeta felice fra i tanti poeti infelici del mondo. Tutta la sua vita fu una poesia, ed egli non fu tanto un menestrello che cantava semplicemente le proprie canzoni, quanto un drammaturgo capace di recitare per intero il suo dramma. [...] Parlare dell'arte di vivere suona oggi artificiale più che artistico. Ma San Francesco rese in ogni senso la vita arte, per quanto un'arte involontaria. [...] [A età avanzata, poiché stava per diventare cieco, gli prospettarono un rimedio orribile, che] consisteva nel cauterizzare l'occhio senza alcun anestetico. In altre parole, si dovevano bruciare i bulbi degli occhi con un ferro rovente. [...] Quando fu preso il ferro dalla fornace, egli si levò con atteggiamento educato, e parlò come se si rivolgesse ad un essere invisibile: "Fratello fuoco, Dio ti ha creato bellissimo e forte e utile; ti prego d'essere cortese con me." Se c'è qualcosa che possa dirsi arte di vivere, a me pare che un simile momento sia uno dei suoi capolavori. Non a molti poeti è stato concesso di ricordare la propria poesia in un simile momento, ancor meno di vivere uno dei propri poemi. Perfino [[William Blake]] sarebbe stato sconvolto se, leggendo i nobili versi: "Tigre! Tigre! che splendente bruci!" un'enorme tigre viva del Bengala fosse apparsa alla finesta del suo cottage in Felpham, con la evidente intenzione di asportargli la testa. (cap. VI, p. 68)
*[San Francesco] non confondeva la folla con i singoli uomini. Ciò che distingue questo autentico democratico da qualunque altro semplice demagogo è che egli mai ingannò o fu ingannato dall'illusione della suggestione di massa. Qualunque fosse il suo gusto per i mostri, egli non vide mai dinanzi a sé una bestia dalle molteplici teste. Vide unicamente l'immagine di Dio, moltiplicata ma mai ripetitiva. Per lui un uomo era sempre un uomo, e non spariva tra la folla immensa più che in un deserto. [...] Nessun uomo guardò negli occhi bruni ardenti senza essere certo che Francesco Bernardone si interessasse realmente a lui, alla sua vita intima, dalla culla alla tomba, e che venisse da lui valutato e preso in considerazione. [...] Ora, per questa particolare idea morale e religiosa non c'è altra espressione esteriore che quella di "cortesia". "Interessamento" non può esprimerla, perché non è un semplice entusiasmo astratto; "beneficenza" nemmeno, perché non è una semplice compassione. Può solo essere comunicata da un comportamento sublime, che può appunto dirsi cortesia. Possiamo dire, se vogliamo, che San Francesco, nella scarna e povera semplicità della sua vita, si aggrappò a un unico cencio della vita del lusso: le maniere di corte. Ma mentre a corte c'è un solo re e una folla di cortigiani, nella sua storia c'era un solo cortigiano attorniato da centinaia di re. (cap. VI, p. 73)
===[[Incipit]]===
Questo libro non ha altra pretesa oltre a quella di tracciare un profilo divulgativo di un grande personaggio storico che meriterebbe di essere più conosciuto. Per considerare raggiunto il mio scopo, mi accontenterei che questa lettura spingesse tutti coloro che san Tommaso d'Aquino l'hanno a mala pena sentito nominare ad approfondirne la conoscenza attraverso testi più autorevoli.
{{NDR|G. K. Chesterton, ''San Tommaso d'Aquino'', Lindau, 20082016}}
 
===Citazioni===
*L'oggetto è un oggetto; può esistere ed esiste infatti al di fuori dalla [[mente]], o in assenza della mente. E perciò allarga la mente di cui diviene parte. La mente conquista una nuova provincia, come un imperatore; ma solo perché ha risposto al suono di un campanello, come un servitore. La mente [...] è se stessa per questo nutrirsi di fatti, [...] questo cibarsi della strana, dura carne della realtà. (cap. 8, p. 187)
*La maggior parte delle filosofie moderne non sono [[filosofia]] ma dubbio filosofico; dubbio, cioè, se possa esistere una qualunque filosofia. (cap. 8, p. 189)
 
*Ancora ogniOgni generazione cerca per istintoistintivamente il suoproprio santo. Ede eglinon èsi nontratta di ciòquello che la gente vuole, ma piuttostodi coluiquello deldi quale la gentecui ha bisogno. [...] DaNe ciòconsegue che il paradosso della storia è che ciascuna generazione èviene convertita dal santo che lale contraddicesi maggiormente.contrappone {{c|Nonpiù rintracciata: edizione precisa?}}nettamente.
 
===[[Explicit]]===
*Gilbert Keith Chesterton, ''Robert Louis Stevenson'', traduzione di Valentina Vetri, Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro), 2012.
*Gilbert Keith Chesterton, ''San Tommaso d'Aquino'', traduzione di Isa Maranesi, Piemme, Torino, 1998.
*Gilbert Keith Chesterton, ''San Tommaso d'Aquino'', traduzione di Giovanna Caputo, Lindau, Torino, 20082016.
*Gilbert Keith Chesterton, ''Uomovivo'', Morganti Editori, traduzione di Paolo Morganti, Cles, 2010.
 
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